VIAGGI DETOX

Ci sono luoghi dove l’off line è una regola. Dove, quando si dice “staccare la spina”, si fa davvero. Per cercare se stessi, per rilassarsi o semplicemente per fuggire dal caos. Fatto è che cresce il numero di persone capaci di rintanarsi negli eremi per trascorrere un periodo di riflessione. Capita soprattutto ai “solitari” a tempo pieno: in Italia se ne contano almeno 200. Ma di monaci metropolitani un censimento ne annovera oltre 1000. A volte anacoreti “a intermittenza” che praticano la fuga mundi tra giorni di vacanza e fine settimana, gli eremi sono luoghi dove si sta meglio soli. In ogni periodo dell’anno. Lo consigliano tutti coloro i quali praticano la fuga mundi del XXI secolo, con caratteri a tratti singolari. Anzitutto l’età: l’eremita moderno è persona matura, nel senso che la media si aggira sui 56 anni e in genere le vocazioni alla vita solitaria si definiscono tra i 35 e i 50 anni. Il più delle volte uomini e nati in pianura, preferiscono salirsene sui monti per un faccia a faccia con Dio. Chi pensa poi siano laici in cerca di consacrazione, sbaglia. Spesso religiosi che soffrono di scarsa libertà nella Chiesa, c’è anche gente passata da vari ordini o congregazioni, prima di orientarsi verso la solitudine. Ma il termine eremita ha una storia lunga e affascinante che parte dall’oriente in cui già nel VI secolo a.C. si sono trovate scelte di vita improntate all’isolamento, alla contemplazione e all’ascetismo come parte integrante di alcune religioni tipo il Buddismo o il Taoismo. Nel Cristianesimo la scelta eremitica fu considerata quasi una primitiva forma di monachesimo giungendo quasi a rendere sovrapponibile la dimensione spirituale non più rimandabile. L’Italia ne è piena. I più pittoreschi sono concentrati nell’arco appennino, tra Emilia RomagnaToscana, Marche e Umbria. Ma non in tutti posti vale la regola di san Benedetto, che imponeva di ricevere gli ospiti come Cristo. Le modalità dell’accoglienza cambiano a seconda gli spazi dello spirito scelti. Non tutti aprono fraternamente le loro porte per accogliere pellegrini o turisti. Capita anche nell’eremo di Santa Caterina del Sasso (Va) dove è vietato il pernotto. Abbarbicato su uno strapiombo di parete rocciosa a picco sul Lago Maggiore, ha un sacello che vale da solo la visita al luogo: è il cuore ed il primo nucleo del Santuario, la cui edificazione risale al 1195. Fu costruito su un livello più basso rispetto alle altre parti della chiesa, con le stesse dimensioni del sepolcro di Santa Caterina sul Sinai. Approccio completamente diverso nell’Abbazia Benedettina Santa Maria Assunta di Praglia a Teolo, ai piedi dei colli Euganei a circa 12 chilometri da Padova e a 4 da Abano Terme. Aperto solo per uomini, qui l’accoglienza ha carattere spirituale, è ad offerta libera e varia dai 3 ai 5 giorni. Agli ospiti è richiesta la condivisione della vita monastica. Chi vuole può occuparsi dell’orto, fare la vendemmia o creare tisane nel laboratorio di erboristeria: ma solo se uomo e nelle prime due ore del mattino. La zona riservata alla clausura è vietata alle donne, che mangiano distanti dal refettorio. Ma la giornata conventuale è altra cosa: viene vissuta nella preghiera, nella Lectio Divina, nel lavoro e nella vita fraterna. La sveglia è alle 5 del mattino. Durante il giorno, ampio spazio viene dedicato dai monaci al laboratorio di restauro di libri antichi, che ha visto passare almeno 25000 importanti documenti: dal codice membranaceo in onciale di Lattanzio (sec. VI-VII), alla più antica Carta Geografica d’Italia, da Bolle di Papi e di Imperatori a Lettere con autografi di Galileo Galilei, S. Gregorio Barbarigo, Alessandro Manzoni e Giuseppe Garibaldi. Sono tutte donne le benvenute al cospetto delle suore Francescane Immacolatine il cui motto è “Pace e  bene”. Gestiscono una casa colonica ottocentesca che domina la costa sorrentina, garantendo un panorama capace di rimettervi in pace col mondo. Decisamente più sobrio il Monastero di San Michele, nel centro di Mondaldo Dora in Piemonte, che offre ospitalità al massimo a 3 donne, per esperienza vocazionale o per chi ha bisogno di rimettersi in salute. Sorto nel 1041 per volere del Vescovo Enrico, grande feudatario di Ivrea, il monastero è stato più volte abbandonato dalle monache, cacciate da militari e politici dalla loro clausura. Dal 2 giugno 1940 il convento è nella sede attuale: una palazzina settecentesca al centro di un parco, dove svetta un gigantesco cedro del Libano plurisecolare. All’ombra del quale le monache ricamano e cuciono prodotti che poi vengono venduti per il loro sostentamento. Che siano monasteri, abbazie, conventi o eremi, qui il ritiro spirituale può giovare a chiunque. Ultimamente però, chi abita la Rete cade sempre più spesso nella tentazione di rifugiarsi in questi posti privi di tecnologia, per riappropriarsi del proprio tempo. In America è una tendenza che si chiama digital detox, ossia la corrente che insegna alla gente come vivere senza il digitale. In Italia sono solo due gli eremi laici con queste caratteristiche.

Pubblicato da robertamaresci

giornalista e scrittrice

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