SCOPERTA MUSE: IL MOSCERINO DEI GHIACCIAI AMA IL CALDO

Sotto stress, il moscerino dei ghiacciai mette in campo incredibili strategie di sopravvivenza. Lo dimostra una ricerca svolta da Valeria Lencioni, idrobiologa e responsabile della Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, in collaborazione con il CNR – Istituto di Biofisica di Povo. Lo studio di come queste antiche specie “sentinella”, colonizzatrici degli ambienti più estremi per la vita, riescano a resistere all’aumento delle temperature grazie all’attivazione di uno pseudo gene è stato talmente interessante che PLOS One, rivista tra le più prestigiose del settore, gli ha dato visibilità.

Partendo dalla consapevolezza che questi insetti stenotermi – secondo i campioni raccolti nei torrenti glaciali dei gruppi dell’Adamello-Presanella, Ortles Cevedale e Dolomiti di Brenta e i successivi test di sopravvivenza in laboratorio – stanno soffrendo sempre più le variazioni di temperatura derivanti dal ritiro dei ghiacciai e dal riscaldamento globale, lo scopo della ricerca, che rientra nel campo della stress ecology ed è il frutto di anni di lavoro, è stato quello di studiare come questi insetti resistano all’aumento delle temperature, grazie a quali adattamenti genetici e a quali proteine, con previsione di quali chance potranno avere nel contesto dei cambiamenti climatici. 

Uno studio particolarmente importante in chiave futura: le specie in oggetto, infatti, proprio per la loro elevata sensibilità a variazioni della temperatura ambientale, specializzati come sono a vivere in acque fredde (al di sotto dei 4°C), sono ottimi indicatori dei cambiamenti climatici e ambientali. Il loro destino dipenderà da quello dei ghiacciai che alimentano i torrenti in cui vivono: se i ghiacciai dovessero ritirarsi completamente, queste specie potrebbero rischiare di estinguersi, come successo in diverse zone dell’Alpi. 

La specie presa in esame dai ricercatori del MUSE è la Diamesa tonsa, un moscerino che vive (come larva e pupa, nella sua fase giovanile) nei corsi d’acqua dove ancora le condizioni ambientali sono quelle tipiche di un torrente glaciale e l’habitat è integro. Nei torrenti Mandrone, Careser, Noce Bianco e Presena, così come nelle sorgenti del Grostè, è ancora molto abbondante. 

“La scoperta più rilevante è lo pseudogene – illustra Valeria Lencioni, idrobiologa e responsabile della Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del MUSE – Utilizzando il chironomide Diamesa tonsa come modello e una combinazione di tecniche (RACE, qPCR, profilazione polisomica, western blotting e la bioinformatica) abbiamo scoperto un nuovo percorso molecolare che porta a strategie di adattamento allo stress precedentemente ignorate. L’espressione dello pseudo gene (Ps-hsp70) e la sua funzione suggeriscono l’esistenza di un nuovo e inaspettato meccanismo per far fronte allo stress termico: abbassare il ritmo di produzione delle proteine da stress (HSP), che costa molta energia alla cellula, per risparmiare energia quando ancora il livello di stress è “medio”, e ottimizzare le risorse per il recupero post-trauma”.

FUMETTI: GLI EROI NON PIANGONO

TERZO VOLUME DELLA SERIE CON DISEGNI DI CARLO AMBROSINI

Il Confine? È una matrioska di storie chiuse in un fumetto Sergio Bonelli Editore. “Un racconto corale, in cui personaggi, situazioni e piani temporali si mostrano cangianti e mutevoli. Il focus narrativo si sposta di continuo e nei modi più disparati: abbiamo personaggi in secondo piano che raggiungono di colpo la ribalta, flashback non annunciati, cambi di scenario, incubi che si affacciano nella realtà. Per dare ordine a una narrazione così ricca di elementi e suggestioni era necessario seguire la luce di un faro, che noi abbiamo trovato nel mistero fondamentale che soggiace agli eventi descritti. Sì, perché tutti gli enigmi che emergono nella storia fanno capo a un’unica soluzione”, spiega Giovanni Masi che insieme a Mauro Uzzeo hanno scritto Gli eroi non piangono, terzo episodio della serie “Il Confine”. I disegni? Sono di Carlo Ambrosini e la copertina è di Lorenzo LRNZ Ceccotti.

La trama. Dopo l’incredibile rivelazione delle forze che si agitano sotto l’Arco Spezzato, la storia ci porta questa volta nei giorni che seguono la fine della Prima guerra mondiale. Sulla strada verso casa, Enrico e un gruppo di commilitoni trovano rifugio in un incantevole paese incastonato tra le Alpi. I racconti dal fronte procurano loro di che mangiare e l’ammirazione dei paesani, soprattutto quella di un ragazzino storpio di nome Aurelio, e quella di Maria, che in Enrico vede l’occasione di riscatto e la possibilità di una vita felice lontana da lì. Perché il paese è un luogo maledetto e sulla montagna vivono quelli che vengono chiamati “i Marchiati”: hanno visto qualcosa che li ha segnati per sempre e ha inciso la follia nelle loro carni. La stessa identica follia che oggi, cento anni dopo, travolgerà con tutta la sua forza primitiva anche Antoine Jacob e Laura Denti… perché gli enigmi sono intrecciati come i rami degli alberi, nei boschi oltre il confine.

PREZZO MASCHERINE: INDAGINE ALTRONCONSUMO NELLE FARMACIE DI 8 CITTÀ

DIFFERENZE DI COSTO FINO AL 1200 PER CENTO

Roma più cara di Milano. In questo periodo di emergenza Coronavirus, il decreto Cura Italia, in deroga alle normative esistenti, ha permesso la produzione e la vendita di dispositivi in autocertificazione, cioè di mascherine anti Covid-19 che non hanno ancora passato i test di efficacia protettiva.

In questi primi giorni di aprile Altroconsumo ha compiuto una inchiesta per chiedere la loro disponibilità, il prezzo e il modello disponibile, in 122 farmacie e parafarmacie di 8 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma). Se a Padova era facile trovarne, Roma e Palermo erano fanalini di coda nel poter reperire le mascherine. “A Milano, capoluogo della Lombardia, Regione in cui dal 5 aprile è vietato uscire senza, quasi 1 farmacia su 2 ne è priva. Dato comune al resto d’Italia, dove nel 43% dei punti vendita non ci sono mascherine. Alcune farmacie ci hanno comunicato che sono in arrivo, ma in quasi nessun caso sono stati in grado di dare date certe o dare la possibilità al cliente di prenotarle in anticipo”.

“Per quanto riguarda i tipi di mascherine disponibili, si tratta quasi sempre di dispositivi  chirurgici o similchirurgici (cioè di mascherine concepite per proteggere gli altri dai noi e non viceversa). Ovviamente trattandosi di una indagine telefonica non abbiamo potuto verificare di persona le caratteristiche delle mascherine vendute: i farmacisti contattati hanno detto di avere per lo più mascherine in carta, cotone, lavabili, a tre strati. Per i veri e propri dispositivi di protezione individuale, quelli dotati di filtro FPP2 e FPP3, la disponibilità è minore se non addirittura inesistente (per le FPP3)”, comunicano da Altroconsumo.

I prezzi? Altalenanti. In una farmacia di Napoli una mascherina “chirurgica” costa 6 euro e 50 al pezzo, il 1200% in più rispetto ai 50 centesimi del minimo venduto a Milano. In media, una mascherina chirurgica è venduta a circa 2 euro al pezzo, una FPP2 a quasi 10 euro e una FPP3 (l’abbiamo trovata in un solo punto vendita) a 35 euro.

FUMETTI: VITA DA SCOUT TRA LE DUNE PER DRAGONERO

BONELLI PUNTA SULLA PRINCIPESSA DELLE SABBIE

Ian Aranill fra le roventi dune del “paese vuoto”. È la nuova avventura di questo coraggioso eroe, un ex ufficiale dell’Impero che ha abbandonato la carriera militare per entrare nel corpo degli scout. Torna il fenomeno Dragonero e questa volta tutto ruota intorno a “La principessa delle sabbie”. Ha la sceneggiatura di Luca Enoch, la postfazione a cura di Luca Barbieri, copertina di Jacopo Camagni e i disegni di Alessandro Bignamini la nuova avventura di questo coraggioso ma incosciente personaggio, nato in un feudo di antica tradizione di proprietari terrieri, a Sud-Ovest dell’Awrashùre.

In “Dragonero. La principessa delle sabbie” la trama è questa: una giovane principessa dei Regni Meridionali viene destinata in sposa a un rampollo della Satrapia di Baijadan allo scopo di siglare un patto commerciale e politico. Ma qualcuno vuole boicottare l’accordo: la ragazza viene perciò rapita da un crudele stregone e trascinata verso una misteriosa destinazione nel cuore del Vhâcondàr. Per salvare la fanciulla ed evitare una tragica guerra, Ian Aranill deve affrontare le insidie del deserto, dove vivono le mostruose piovre delle sabbie. Al suo fianco, la guardia del corpo della principessa, che nasconde, però, un segreto…

GYMROUTINE CONTRO CORONAVIRUS

IL 6 APRILE È LA GIORNATA MONDIALE DELLO SPORT

“Anche in questa fase di emergenza e isolamento forzato ma necessario – spiega il Professor Francesco Falez, Presidente SIOT – è fondamentale per tutti stabilire una routine che includa anche l’attività fisica. Farlo non è difficile, attraverso semplici esercizi di ginnastica, stretching e di rinforzo muscolare, oppure corsi di ballo, yoga o aerobica o rintracciabili anche su social media, app e siti web che offrano lezioni di ogni tipo facilmente fruibili da casa”. Il consiglio vale anche per gli oltre 13 milioni di over 65 a rischio sedentarietà.

Tra le discipline, raccomandate dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), sono indicate la ginnastica a corpo libero, il Tai Chi,il Pilates e tutto ciò che mantiene il coordinamento e il movimento armonico, sollecitando lo scheletro e la muscolatura, per prevenire osteoporosi e sarcopenia. Attività sportive a basso impatto, quindi, che migliorano di fatto la tonicità e l’elasticità muscolare dell’anziano, con conseguente miglioramento non solo delle performance funzionali ma anche dal punto di vista di un positivo impatto psicologico e sociale.

Fare movimento e salvaguardare la propria forma fisica è una necessità imprescindibile per la salute di tutta la popolazione costretta a casa dall’emergenza. È quanto si ribadisce anche oggi in occasione della Giornata Mondiale dello Sport.

STUDIO DEL CLIMA IN ARTICO, DOVE NON C’È IL CORONAVIRUS

IL RACCONTO DI MARCO CASULA, TECNICO CNR A NY ALESUND, ZONA NO COVID-19

“Sono partito dall’Italia il primo gennaio 2020 per la stazione di ricerca Dirigibile Italia, che il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) gestisce nelle Isole Svalbard, a Ny-Alesund, una cittadina a solo uso esclusivo di ricerca scientifica che si trova a circa 1000 km dal Polo Nord.

L’iniziale previsione di rientro era diversa, non immaginavo che avrei prorogato la permanenza, ma noi che lavoriamo qui in Artico, quando partiamo in missione, diamo la massima flessibilità: sappiamo che potrebbero esserci degli imprevisti di qualunque genere che ci portano a cambiare i programmi iniziali, ad esempio un collega che non sta bene e non può venire a darci il cambio. Inizialmente la data di rientro prevista era ai primi di marzo, poi è stato posticipata ai primi di aprile per motivi tecnici/organizzativi. Al momento la mia data di ritorno in Italia sarà proprio il Coronavirus a deciderla e poiché nessun collega in questa fase può venire qui rimango io, anche perché ho la responsabilità di portare avanti il mio lavoro e non interrompere la serie climatica di dati che l’Italia sta raccogliendo in Artico da oltre 10 anni.

Mi trovo in uno dei due luoghi sulla Terra – con l’Antartide, dove ci sono altri colleghi del CNR – che non sono stati toccati dal Covid-19. Una situazione impensabile al momento della partenza. Innanzitutto io ho scelto questa condizione: data la tipologia della ricerca polare, vivere isolati non è inconsueto. E poi la mia attuale condizione di isolamento non è proprio la stessa che vivono gli italiani e i cittadini di tanti Paesi: io posso uscire, godermi questi ambienti unici e magnifici, avere contatti umani con i colleghi delle altre stazioni di ricerca internazionali, anzi ho tutto lo spazio che voglio a disposizione e credo che abbiano molte più difficoltà le persone che si trovano costrette a rimanere chiuse in casa loro, per non dire di coloro che sono in quarantena o ricoverati. In questo senso mi ritengo in una posizione privilegiata e poi la dimensione internazionale che vivo qui mi induce a guardare la situazione italiana nel contesto di quella dei Paesi delle persone che frequento e dalle quali ho informazioni di prima mano su come vivono il Coronavirus le altre nazioni.

In generale trovo comunque sia fondamentale avere quello che io chiamo un buon abito mentale. Sicuramente fare una cosa che si ama, come nel mio caso, alleggerisce il peso della lontananza e della solitudine, anzi sto vivendo questa situazione come un allenamento per una prossima missione in Antartide, che mi piacerebbe poter fare. In ogni caso possono tenermi in costante contatto con i miei genitori e i miei amici attraverso internet, per rassicurarmi sulle loro condizioni.

Io sono il solo italiano tra i 30 ricercatori presenti a Ny-Alesund, ma questa piccola comunità in questo momento particolare è unita più che mai. Intanto dal punto di vista lavorativo: io e i miei colleghi di altre nazionalità collaboriamo per portare avanti le rispettive attività di ricerca a lungo termine e, dato il numero ridotto di persone presenti, quando finiamo il nostro lavoro se possiamo aiutiamo gli altri. Ma ci sentiamo molto uniti anche dal punto di vista umano, c’è davvero tanto calore, il primo con cui ho stretto rapporti è stato proprio un ricercatore cinese. In questa cittadina, che per me ormai è una sorta di famiglia, nessuno è straniero e i rapporti vanno oltre le difficoltà che alle volte si possono incontrare, come quelle linguistiche. Tutto sommato, non nego che alle volte un momento di tranquillità da solo me lo prendo volentieri…

Questa situazione di emergenza, insomma, ha ulteriormente rafforzato la necessità di cooperazione scientifica, logistica e operativa tra tutti i paesi che operano a Ny-Alesund e questa  è una lezione che mi sembra sia da cogliere e mettere in pratica nel futuro, anche quando questa emergenza sarà finalmente superata. Qui alle Svalbard e in generale, nel mondo.

La mia attività principale riguarda il campionamento di particolato atmosferico e di neve superficiale, in pratica consiste nel gestire gli strumenti che raccolgono il particolato su filtri che poi verranno analizzati in laboratorio in Italia. Altri strumenti analizzano invece le caratteristiche delle particelle in tempo reale, ma vanno comunque controllati periodicamente. Per quanto riguarda la neve, ogni giorno raccolgo dei campioni nei primi centimetri del manto, li peso, catalogo e dopo un primo processamento li congelato, in attesa che vengano spediti anch’essi per essere analizzati. Queste attività, oltre a permettere la caratterizzazione chimico/fisica del particolato atmosferico e quindi la identificazione delle sue sorgenti, permette anche di stimare qual è l’effetto di deposizione del particolato stesso causato dalla precipitazione nevosa. Tutte queste informazioni sono utili allo studio dei processi e dei cambiamenti climatici in corso. Oltre a queste attività, mi occupo poi di risolvere i problemi che si possono verificare nella strumentazione installata qui da diversi Istituti di ricerca italiani, dagli strumenti meteorologici ai contatori di raggi cosmici”.

VIP PAZZI PER LA #FREAKYDANCE

DA PAOLA BARALE A CAROLYN SMITH, GLI ORFANI DI EUROVISION SI SCATENANO CON SENHIT

Sorrisi, canti e balli contro il Coronavirus. Così Luca Tommassini, il creative director che avrebbe accompagnato Senhit all’Eurovision Song Contest 2020 in rappresentanza di San Marino con il singolo “Freaky!”, hanno deciso di regalare ai fan eurovisivi una divertente coreografia di “Freaky!”, che unisce passi di danza conosciuti da tutti ai movimenti che la cantante avrebbe portato sul palco (ecco il tutorial). Intanto Senhit ha lanciato sulla sua pagina Instagram la challenge #hugforesc2020 per coinvolgere tutti i concorrenti dell’edizione cancellata in un virtual hug. Il primo nominato è stato Blas Cantò per la Spagna, al momento la catena ha coinvolto anche Cipro, Norvegia e Svezia. Nel frattempo la carica electro pop e groove funky di Freaky ha contagiato Paola Barale, Justine Mattera, Autumn Miller, Patrizio Ratto e perfino Carolyn Smith.

MOVIMENTO IN CASA METTE KO ICTUS

ATTIVITÀ FISICA COSTANTE RIDUCE DEL 20% IL RISCHIO

Il Coronavirus ci trattiene in casa, d’accordo, ma dobbiamo muoverci per mettere al tappeto l’ictus. Lo sappiamo ormai: il movimento è un prezioso alleato contro le malattie cerebro-cardiovascolari. Allora? D’accordo, le nostre possibilità di spostamento sono di limitate ed ecco che camera da letto, soggiorno, cucina e, per chi ne ha possibilità il giardino di casa si trasformano in palestra, per fare i 30 minuti di attività fisica aerobica che sono sufficienti per sfruttare al meglio gli effetti protettivi del movimento sull’ictus.

“Possiamo ad esempio salire le scale invece di prendere l’ascensore quando usciamo di casa per accompagnare il nostro familiare a fare la spesa, per andare in farmacia. Già questo può essere un buon inizio: l’utilità del gesto ci consente di muoverci, facendo qualcosa che é gratificante anche dal punto di vista psicologico. Per chi poi a casa possiede una cyclette, pedalare tutti i giorni per 30 minuti davanti ad un programma televisivo distensivo può essere una buona opzione da prendere in considerazione. Chi possiede un deambulatore e può camminare all’aperto, nel giardino di casa o nell’area intorno al proprio condominio, compie un’attività leggera che é anche un esercizio aerobico molto vantaggioso”, dice la dottoressa Caterina Pistarini, Direttore Neuroriabilitazione ICS Maugeri di Genova

Agli anziani é stato raccomandato di evitare qualsiasi uscita. In questo caso muoversi in casa, partendo dalle semplici pulizie al riordino della casa, fare qualche piccola faccenda domestica a seconda delle proprie possibilità, è indicato per mantenersi in movimento e gestire lo stress. Esercizi raccomandati sono quelli per mantenere in attività le articolazioni delle braccia, delle spalle, degli arti inferiori e possono essere fatti senza grossi sforzi: alzare le braccia, le spalle, flettere le anche e le ginocchia.

La scarsa attività motoria, oggi, è considerata tra i fattori di rischio più importanti per tutte le patologie cerebro-cardiovascolari, tra le quali l’ictus, e per le malattie croniche in generale quali diabeteobesità, neoplasie, depressione, osteoporosi. Uno stile di vita sano (smettere di fumare, raggiungere il peso forma, mangiare in maniera equilibrata e svolgere regolare attività fisica) incide notevolmente sull’aspettativa di vita, con ben 10 anni di vita in più senza malattie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) e la Federazione Mondiale del Cuore (World Heart Federation) hanno sollecitato tutti i governi e le società scientifiche a promuovere, anche con il supporto dei media, tutte le iniziative più idonee e attrattive per diffondere in tutta la popolazione il principio che l’attività fisica, abbinata a uno stile di vita sano, aiuta a prevenire queste patologie. E l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce) raccoglie questo invito in occasione dell’importante appuntamento annuale che dedica alla prevenzione della malattia, istituzionalmente realizzato nel mese di aprile.

“Nonostante il periodo complesso che stiamo vivendo, la nostra Associazione vuole ribadire ancora una volta quanto sia davvero fondamentale riuscire a modificare tutte le ‘cattive abitudini’, adottando stili di vita adeguati – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Seguire una alimentazione bilanciata e sana come quella prevista dalla dieta mediterranea, astenersi dal fumo, controllare la pressione arteriosa e limitare il consumo di alcol. Ben 8 ictus su 10 potrebbero infatti essere evitati seguendo questi consigli. Obiettivo della nostra Associazione è quello di focalizzare l’attenzione di tutti i cittadini su questa opportunità, ribadendo anche l’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi e dell’urgenza di recarsi tramite il 112 (118) nei Centri dedicati alla cura di questa patologia, grave ma attualmente curabile se presa in tempo”.

AMICI 19: VINCE GAIA

OLTRE 4 MILIONI DI STREAM PER ALBUM “GENESI”

Sette brani per GAIA. È lei la vincitrice di “Amici 19” e con Genesi (Sony Music Italy) ha debuttato al #5 della classifica degli album più venduti (dati Fimi GFK), superando 4 milioni di stream. C’è da dire che GAIA nella sua giungla urbana vanta già importanti collaborazioni tra i nomi della scena, tra cui Simon Says, Alex Uhlmann, Antonio Filippelli, Machweo, Piero Romitelli, Gerardo Pulli e Antonio Di Martino. 

Genesi è pensato come un percorso a una nuova ‘nascita’ e contiene tra gli altri anche i singoli Chega (Lyric Video visibile qui), brano in portoghese che conta già milioni di stream, e Coco Chanel.

Questa la tracklist di “Genesi”:

1) Chega

2) Densa

3) What I say

4) Mi ricordo un po’ di me

5) Coco Chanel

6) Fucsia

7) Stanza 309

ESTATE: PRIMA LINEA GIRL APEPAZZA

SNEAKER O RUNNING DA CERIMONIA COME MAMMA

Ottica “mini me” ispirata alla collezione donna. Per tutte le bambine che sognano fare le scarpe alla mamma, nel senso che sognano di calzare le loro scarpe, c’è Apepazza Girl. La famiglia Bagante ha presentato la novità al Micam lo scorso settembre. Le allacciature adottate sono elastici, zip interne e velcro, ma proposta nei numeri dal 25 al 37 la nuova collezione Apepazza Girl si ispira allo stesso mood della linea donna per la spring/summer 2020: il mondo dell’acqua, con i suoi colori, le sue trasparenze e le sue creature meravigliose, come i coralli, le meduse e la vegetazione sottomarina. Ecco dunque che spiccano fra tutte sneaker con suole trasparenti e scritte, o sneaker gioiello con strass e varianti con glitter fucsia, platino e silver. E ancora running da cerimonia con paillettes, ma anche sandaletti modello Teva ricoperti di strass. Non manca anche per la bimba il modello chunky, di grande tendenza, sempre nell’ottica di mixare mood sportivo e femminilità.   

DIETA DEI PINOLI PER L’UOMO DI NEANDERTHAL

MA INTELLIGENTI SOPRATTUTTO PERCHE’ GOLOSI DI PESCE

Menu a base di pesce, “colpevole” dell’intelligenza dell’uomo di Neandertal. Perché molluschi (cozze, vongole e patelle), crostacei (granceole e altri granchi), pesci (squali come lo smeriglio –il cosiddetto vitello di mare– e la verdesca, ma anche anguille, orate, gronghi, cefali), vari uccelli marini o acquatici (tra cui germani reali, oche selvatiche, sule, cormorani, gazze marine, garzette e altri) e mammiferi marini (delfini e foche grigie) sono ricchi di Omega 3 e di altri grassi che favoriscono lo sviluppo dei tessuti cerebrali. E di pesce erano molto golosi i neandertaliani. Mangiavano anche cervi, tartarughe e persino pinoli. Una ricerca pubblicata sulla rivista Science dimostra come fosse ricca e varia la loro dieta dei neandertaliani, capaci di procurarsi alimenti di origine marina già 100mila anni fa. Lo studio, coordinato dall’archeologo portoghese João Zilhão insieme a Diego E. Angelucci dell’Università di Trento sui reperti rinvenuti in una grotta vicino a Lisbona, rivaluta dunque le capacità intellettive dei Neanderthal.

«I dati di Figueira Brava aggiungono un ulteriore contributo al dibattito in corso e alla rivalutazione del modo di vita dei neandertaliani» chiarisce Angelucci. «Se è vero che il consumo abituale di alimenti di origine marina ha giocato un ruolo determinante nello sviluppo delle capacità cognitive dei nostri antenati, bisogna quindi riconoscere che questo processo avrà riguardato l’intera umanità e non esclusivamente una popolazione limitata dell’Africa australe che si è poi espansa fuori dal continente africano. Nuovamente, i dati si indirizzano a dimostrare che i neandertaliani, pur ‘arcaici’ nei loro tratti fisici, possedevano comportamenti del tutto simili ai cosiddetti ‘moderni’ del continente africano – le persone con cui entreranno in contatto al momento dell’espansione dei sapiens in Europa, intorno a 40mila anni fa».
Lo studio implica anche che la familiarità del genere umano con gli ambienti litorali e marini, è ben più antica e complessa di quanto ritenuto finora. Ciò permette di rivalutare anche l’espansione umana a territori non collegati da ponti continentali in fasi antiche. Ad esempio la colonizzazione dell’Australia e della Nuova Guinea, avvenuta tra 50-45mila anni fa. Inoltre, va anche riconsiderata la visione tradizionale dei neandertaliani come di gruppi umani adattati esclusivamente agli ambienti freddi dell’ultimo ciclo glaciale o alle steppe e tundre dell’Europa centrale. I dati recenti (Figueira Brava ma anche Cueva de los Aviones o altri siti in corso di studio) mostrano che i neandertaliani vivevano anche nelle regioni a clima temperato e mediterraneo e che erano pienamente in grado di sfruttarne le risorse disponibili.

La grotta di Figueira Brava a sud di Lisbona ha svelato a un gruppo di archeologi il suo tesoro: informazioni uniche sulla dieta, sui comportamenti e le caratteristiche dei neandertaliani. «Lo scavo – spiega Angelucci – ha permesso di recuperare una grande quantità di resti archeologici relativi all’occupazione della grotta da parte dei neandertaliani: strumenti in pietra scheggiata (selce e quarzo), resti di pasto, residui dell’uso del fuoco (carboni e cenere). Tra i resti di pasto, la sorpresa è rappresentata dall’abbondante presenza di resti di pesce, molluschi e crostacei, che dimostrano l’utilizzo sistematico di risorse di origine marina».
Tra i resti carbonizzati sono state riconosciute varie specie tipiche dell’ambiente mediterraneo (l’olivastro, la vite selvatica, il fico, diverse specie di quercia) e in particolare il pino domestico, di cui sono stati rinvenuti in scavo frammenti di legno, ma soprattutto resti di pigne e gusci di pinoli. «Considerate le esigenze ecologiche del pino domestico – chiarisce Angelucci – è probabile che tra la Serra de Arrábida e il mare esistesse all’epoca un cordone sabbioso di dune, forse in prossimità del vicino estuario del fiume Sado. Lo studio dei resti di pinoli fa ritenere che i Neanderthal facessero uso di pinoli in modo sistematico e organizzato. I dati paleobotanici mostrano che le pigne mature erano raccolte ancora chiuse dai rami più alti dei pini, proprio là dove si formano. Poi dovevano essere trasportate e conservate nella grotta, e aperte all’occorrenza con l’aiuto del fuoco in modo da estrarre e consumare i pinoli. Non è un caso che siano presenti resti di pigne e gusci di pinoli, ma non i semi commestibili».

E’ NATO IFOCONTEONLINE

TELEMEDICINA PER PAZIENTI ONCOLOGICI E DERMATOLOGICI

I pazienti fragili e nocovid sono la priorità dell’IFO. Parola di Francesco Ripa di Meana, Direttore Generale IFO che nel presentare IFOconTeOnline, il neonato servizio di Telemedicina per pazienti oncologici e dermatologici, ha detto: “In una fase storica che vede tutto il sistema sanitario impegnato sul fronte covid 19, il nostro compito è stare vicino ai pazienti oncologici e dermatologici, incrementare le attività di sostegno e garantire la massima sicurezza a pazienti, familiari, operatori ed anche dare un contributo con la nostre competenze e tecnologie alla ricerca scientifica. La telemedicina è una delle attività messe in campo, ma non è l’unica”. Perché al principio a fare da apripista è toccato al servizio DermOnline San Gallicano, telemedicina per problemi dermatologici e venereologici: “In poco più di una settimana abbiamo ricevuto 150 richieste teleconsulti – ha affermato con soddisfazione Aldo Morrone, direttore scientifico del San Gallicano e già promotore di teleconsulenze con i paesi africani – Non lasciamo nessuno da solo e tutti i nostri specialisti hanno aderito al progetto e rispondono in massimo 48 ore.”

Da oggi è al via OncOnline Regina Elena con le prime specialità attive, la neurochirurgia e la terapia del dolore, la chirurgia epatobiliopancreatica e quella dei tumori peritoneali. A queste ogni giorno si aggiungeranno altre specialità fino ad avere il ventaglio completo dell’offerta specialistica nel Cosa è IFOconTeOnline? Un servizio di consulenza oncologica e dermatologica a distanza per tutti coloro che hanno necessità di eseguire controlli, follow up o contattare uno specialista e sono in cura da noi; o persone, familiari, medici di medicina generale che necessitino di una consulenza. Basta utilizzare PC, tablet o smartphone per rispondere a quesiti prestabiliti dai clinici che definiscono un primo quadro clinico, formulare domande, trasferire referti e collegarsi, su invito del medico e su appuntamento, via chat o video. Il tutto avviene tramite una piattaforma digitale di assoluta sicurezza, a garanzia di un rapporto riservato e indicazioni personalizzate.

Il concetto è elementare: se i pazienti nocovid e fragili non possono raggiungere gli specialisti del Regina Elena e del San Gallicano, sono i medici che vanno a casa loro. Per questo è nato IFOconTeOnline: il servizio di consulenza oncologica e dermatologica a distanza per tutti coloro che hanno necessità di eseguire controlli, follow up o contattare uno specialista e sono in cura all’IFO.

Accedere al servizio è semplice: attraverso i banner presenti sul sito. Poi basta scegliere il percorso di interesse: per l’oncologia OncOnline Regina Elena oppure DermOnline San Gallicano per problemi dermatologici e venereologici. La registrazione è semplice, sono pochi i dati richiesti. Si accede così nella “stanza” della specialità di interesse, qui si risponde ad un breve questionario anamnestico e si allegano gli esami effettuati che forniscono i primi dati allo specialista, possono essere inoltrate ulteriori informazioni, formulati quesiti o richieste. Si avvia così un dialogo tra medico e paziente.

Lo specialista IFO, che dall’inizio dell’emergenza  contatta il paziente telefonicamente per definire necessità e priorità e riprogrammare i tempi del controllo, invita gli assistiti presenti in agenda a collegarsi alla piattaforma dove avrà a disposizione una serie di strumenti di dialogo (messaggistica, diario clinico, trasferimento referti.) La piattaforma digitale utilizzata è regolata dalla normativa vigente sul trattamento e la riservatezza dei dati personali e sanitari, secondo quanto previsto dal regolamento europeo (GDPR n.679/2016). Il medico ha quindi la possibilità di prendere visione delle informazioni e della documentazione inviata dal paziente prima dell’appuntamento in chat. Si ottimizza così il tempo e la modalità del consulto della persona. L’obiettivo è far sentire la nostra vicinanza,  gestire al meglio il rapporto con i pazienti e monitorare i dati che contribuiscono alla personalizzazione del percorso di diagnosi e cura.

E’ chiaro che non si può utilizzare la piattaforma #IFOconTeOnline nelle situazioni di urgenza e di emergenza sanitaria, dove bisogna ricorrere ai canali che possono dare risposta immediata.

PLAYLIST PER RICORDARE MERANO

CREATA DAI MERANESI SU SPOTIFY

Titolo immediato per evocare la “piacevole lentezza” che si respira nei paesi altoatesini. “Merano” è il nome della playlist creata dai meranesi per ricordarci la piccola città gioiello dell’Alto Adige. Una serie di brani per ricondurci alle radici e saper guardare comunque in avanti. La raccolta è composta da autori che vanno da Jamiroquai agli Smashing Pumpkins, dai Placebo a Liam Gallager, dai Blur a James Blunt, dai Led Zeppelin a Lenny Kravitz.


Immancabili anche i migliori brani di Herbert Pixner Projekt, la band del poliedrico musicista della Val Passiria, che insieme a Manuel Randi, Heidi Pixner e Werner Unterlercher, propone musica inconfondibile e autentica, come dimostrano gli oltre 1.000 concerti sold-out e numerosi dischi d’oro. Il gruppo è noto per un genere molto particolare che unisce musica folk alpina, jazz, blues, rock e flamenco e regala spettacoli dal vivo indimenticabili. E poi anche un pezzo di Nartan Savona, arpista che vive e lavora a Merano da diversi anni.


Lasciamoci quindi abbandonare alle note di questa playlist, chiudendo per un momento gli occhi e immaginando i portici, le alte vette del Gruppo di Tessa, il Duomo, le Terme Merano, i Giardini di Castel Trauttamnsdorff, le giornate a Merano2000, la passeggiata Tappeiner, le ciclabili, i ristoranti tradizionali e i negozi autentici della città.

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