SCUOLE E COVID: 3 PROPOSTE DAI MEDICI DI FAMIGLIA IN VISTA SECONDA ONDATA PANDEMICA

E’ documentato da studi proiettivi – spiega il Presidente della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, Claudio Cricelli – che se non si adottano tempestivamente misure preventive la riapertura delle Scuole potrà essere corresponsabile di una seconda ondata di infezioni da Covid, attesa verso il mese di dicembre 2020″.

Per questo Cricelli, a nome di tutta la SIMG, ha avanzato una serie di proposte, rivolte al Ministro della Salute Roberto Speranza, per garantire una stabile riapertura e prosecuzione delle attività educative del Paese. Queste proposte possono essere riassunte nei seguenti punti:

1) Sollecitare in modo pro-attivo il personale Docente (sia quello compreso negli elenchi forniti, sia quello noto solo al Medico) all’esecuzione del test sierologico ai fini epidemiologici, spiegando loro il significato anche lasciando materiale per ulteriori approfondimenti;

2) informare i giovani studenti in grado di comprendere e tutti i genitori sulla necessità delle misure profilattiche durante le lezioni e le attività ricreative e il pericolo dei contatti tra studenti e persone fragili come nonni, persone malate, fragili e vulnerabili;

3) promuovere tra insegnanti e studenti, in accordo con le Autorità Sanitarie locali, le eventuali azioni anche sperimentali per l’esecuzione dei test traccianti la propagazione del virus nell’ambiente scolastico (test salivari rapidi, pool-test etc).

La SIMG annuncia la pubblicazione di un decalogo su tali delicati temi, pronto nei prossimi giorni.

YOGA-SMART: LO YOGA CON UN CLICK

Lo yoga a portata di click. Online. Con l’insegnante che ti corregge durante la lezione se tieni la telecamera accesa. Basta scaricare l’app ZOOM sul tuo dispositivo e creare un profilo. Riceverai via mail i link per le lezioni programmate per la giornata. Intuizione di Gabriele Bonetti, insegnante yoga da oltre vent’anni, per praticare yoga con YOGA-SMART ti occorre un device (telefonino, tablet, computer attraverso il quale accedere a Zoom) un tappetino, abbigliamento comodo e piedi scalzi. Tieni accanto a te una coperta o una felpa per coprirti a fine lezione. A volte gli insegnanti utilizzeranno dei mattoncini o delle cinghie, se non possiedi questi oggetti puoi facilmente sostituirli con dei volumi spessi e con qualcosa come una cintura di un accappatoio.

SCOPERTO RESPONSABILE MORTI CON COVID-19 IN TERAPIA INTENSIVA

“È da accogliere con grande soddisfazione la notizia relativa allo studio coordinato dal Professor Marco Ranieri del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dal Professor Franco Locatelli presidente del CSS e da tutte le istituzioni che hanno partecipato, che descrive il meccanismo responsabile della elevata mortalità in Terapia Intensiva dei pazienti con Covid-19”.

Lo afferma in una nota la Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa. Secondo questo studio due semplici esami identificano questa condizione la cui diagnosi precoce, assieme al supporto del massimo delle cure possibili in terapia intensiva, può portare un calo della mortalità fino al 50%.

“Si tratta di risultati che andranno certamente a ripercuotersi in maniera positiva nel campo delle cure attualmente disponibili sia in quello dei prossimi studi che saranno realizzati su nuovi interventi terapeutici per i pazienti affetti da Coronavirus. Studi come questo rappresentano una ragione di orgoglio della sanità italiana. Per questa ragione esprimo convintamente il mio personale apprezzamento e quello del ministero a quanti ci hanno fatto fare un passo in avanti nella gestione della gravissima patologia virale” – conclude Zampa.

COVID, VACANZE E RIPRESA ATTIVITA’: CHE AUTUNNO CI ATTENDE?

“Abbiamo assistito a un repentino aumento dei casi positivi, come si evince dai dati della Protezione Civile, tra il 17 agosto (320 casi) e il 23 (1.210 casi). Un aumento del 378%, quasi il quadruplo in una settimana, è stato ovviamente motivo di grande attenzione; ma nella settimana dal 23 al 29 agosto l’incremento è stato di poco inferiore al 20% (da 1.210 a 1.444 casi). Abbiamo forse pagato il prezzo di vacanze troppo spensierate, ma ora sembra che la curva si stia appiattendo”, dice Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IGM) e della sezione di DNA Enzimologia e Virologia Molecolare.

“A rafforzare ulteriormente quest’impressione contribuisce la percentuale di positivi rispetto al numero di tamponi: va ricordato infatti che, contrariamente a quanto accadeva a marzo, quando abbiamo contato praticamente solo i nuovi casi sintomatici che man mano si presentavano, adesso i positivi vengono “cercati” attivamente e quindi il numero di casi riscontrati è fortemente influenzato da quello dei tamponi (il numero di quelli effettuati negli ultimi giorni è il più elevato degli ultimi due mesi). Di nuovo, i dati indicano che tra il 17 e il 23 agosto il rapporto positivi/tamponi effettuati è quasi triplicato, da poco più dell’1% a poco meno del 3%, mentre dal 23 al 29 agosto è in discesa, attestandosi intorno al 2.2%. La maggior parte dei casi identificati sono relativi a persone che rientrano dalle vacanze e con la fine di agosto si chiude la maggior parte dei rientri. Essendo questi casi tracciati attivamente e isolati, se le persone rispetteranno l’isolamento non dovrebbero accendersi catene di trasmissione rilevanti, per cui è possibile che nei prossimi giorni i casi tornino a diminuire”, continua Maga.

“L’incognita maggiore sarà la ripresa delle attività nel mese di settembre: lavoro e scuola rimetteranno in movimento milioni di persone e in particolare la platea degli studenti potrebbe potenzialmente costituire un bacino di nuove infezioni. Però questi ambienti saranno certamente più controllati e la situazione rimarrà gestibile se tutti faremo la nostra parte con il mantenimento delle misure di sicurezza: mascherine, distanziamento, igiene delle mani; monitoraggio, tracciamento e isolamento rapido dei casi.

Ricordiamo che al momento non esiste alcuna emergenza sanitaria: i casi sono a carico di persone giovani, per lo più asintomatiche, i ricoveri sono pochi anche se possono aumentare di qualche unità, le terapie intensive sono per fortuna pochissime. Purtroppo non siamo riusciti ad azzerare i decessi, che si mantengono su numeri pur dolorosi ma molto bassi. Sarà un autunno non facile, ma possiamo far sì che sia vivibile se continueremo a convivere responsabilmente con il virus. E ricordiamoci anche di vaccinarci contro l’influenza!”.

INFARTO, INTERVENTISTI: IL MODELLO ITALIANO CHE CAMBIA LE LINEE GUIDA INTERNAZIONALI DI TRATTAMENTO

“Abbiamo dimostrato che il modello di strategia invasiva italiana, con coronarografia tempestiva eseguita per via radiale, consente migliore prognosi indipendentemente dalla tempistica del trattamento farmacologico. Un risultato che interessa circa 80.000 italiani colpiti ogni anno dalla forma più diffusa di infarto. La nostra ricerca fa scuola con uno studio indipendente, autofinanziato, approvato da AIFA e simultaneamente pubblicato su JACC, la principale rivista di cardiologia mondiale. Coinvolti 30 centri e 1500 pazienti. Nel nostro Paese meno della metà degli eventi avversi che nel resto del mondo”, dice Giuseppe Tarantini, Presidente GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica).

“Con lo studio DUBIUS la ricerca italiana fa scuola a livello mondiale e ridefinisce nuovi standard di trattamento e prognostici della forma più frequente d’infarto, quella in cui l’arteria non è completamente ostruita (NSTEMI). Abbiamo dimostrato che una strategia invasiva, entro le 24 ore dall’evento e con approccio radiale (dal polso) incide sui risultati più di quanto faccia la tempistica della terapia farmacologica e rende superflua l’annosa discussione sulla necessità di un trattamento antiaggregante a monte (tutti i pazienti) o a valle (trattamento selettivo) della rivascolarizzazione. In Italia ogni anno sono colpite da infarto subendocardico 80.000 persone, di queste 52.000 vengono sottoposte a stent coronarico”. Così il Presidente del GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica) e Investigatore principale Giuseppe Tarantini commenta la presentazione, avvenuta oggi in sessione plenaria, dello studio scientifico late breaking DUBIUS al congresso online della Società Europea di Cardiologia, che si chiude domani.

Lo studio spontaneo e indipendente, iniziato nel 2015, è stato valutato e autorizzato da AIFA, patrocinato e finanziato dal GISE e condotto, sotto la guida di Giuseppe Tarantini (Direttore Cardiologia Interventistica | Università di Padova) e di Giuseppe Musumeci (Direttore Cardiologia | Ospedale Mauriziano di Torino), in 30 centri d’eccellenza, distribuiti in tutta Italia. Il DUBIUS è stato simultaneamente pubblicato su JACC, Journal of the American College of Cardiology, la più importante rivista mondiale di cardiologia. “Volevamo individuare – spiega Tarantini – la strategia di trattamento farmacologico più efficace e sicura nelle fasi che precedono la coronarografia, l’angioplastica coronarica e il bypass aorto-coronarico. Era necessario valutare in modo rigoroso le implicazioni cliniche dell’approccio farmacologico più comunemente utilizzato, il cosiddetto pretrattamento che viene applicato a tutti i pazienti fin dal primo sospetto diagnostico di infarto. Il DUBIUS lo ha confrontato con una strategia selettiva, basata sulla somministrazione di un antiaggregante solo dopo la certezza della diagnosi ottenuta dalla coronarografia”.

“L’attuale pratica clinica italiana, con coronarografia effettuata entro 24 ore dall’infarto NSTEMI ed eseguita da accesso radiale – annuncia il co-Investigatore principale Giuseppe Musumeci – ha garantito eccellenti risultati in entrambi i gruppi di studio, che hanno reso di fatto superfluo un ulteriore confronto tra le due strategie di trattamento farmacologico antiaggregante, nessuna delle quali può essere raccomandata come approccio routinario. Piuttosto, vi deve essere un percorso personalizzato che individui la migliore strategia per il singolo paziente. Con i risultati del DUBIUS potremo evitare a circa 80.000 pazienti l’anno una somministrazione a tappeto di potenti antiaggreganti prima della coronarografia, con una riduzione di potenziali effetti collaterali e notevoli ricadute sull’appropriatezza delle cure. Pensiamo a chi, in corso di infarto NSTEMI deve sottoporsi a bypass coronarico (circa 6%) o a quelli che dopo la coronarografia non hanno confermata la diagnosi d’infarto, ben il 15%.  Al momento i tempi di attesa nel caso di bypass, per chi ha avuto un precedente trattamento antiaggregante sono di 5-7 giorni. Giornate che il paziente trascorre in ospedale, aumentando rischi di complicanze e costi di gestione. Tempi che, se il paziente non è stato pretrattato, possono essere quasi azzerati. Nell’era Covid-19 un risultato ancora più prezioso per la pratica clinica”.

“Uno studio lungo e complesso che ha coinvolto inizialmente oltre 2500 pazienti – racconta il coordinatore della ricerca Marco Mojoli (cardiologo emodinamista dell’Ospedale Civile di Pordenone). I pazienti arruolati nel DUBIUS sono stati assegnati casualmente, in base alla sequenza generata da un computer, a una delle due strategie (pretrattamento o assenza di pretrattamento). Il lavoro ha dimostrato un’incidenza di eventi avversi gravi (morte, infarto, ictus, sanguinamento) entro 30 giorni dall’arruolamento molto bassa (3%) e numericamente sovrapponibile nei due gruppi di studio. Inoltre, abbiamo osservato che il 99% dei pazienti è stato sottoposto a coronarografia, eseguita in oltre il 95% dei casi tramite un’arteria del polso – in linea con la migliore pratica clinica italiana – e non dall’inguine. Nel 75% dei casi la procedura è stata eseguita entro circa 1 giorno dal ricovero. Il 72% dei malati nel corso dell’esame è stato sottoposto a un’angioplastica. Una minoranza di casi (6%) ha richiesto l’esecuzione di un intervento cardiochirurgico di bypass aorto-coronarico. In quasi 1 paziente su 5, non è stata necessaria una procedura di rivascolarizzazione e in 1 su 10 il sospetto diagnostico iniziale di infarto non è stato confermato”.

“A distanza di circa 20 anni dal celebre studio GISSI – afferma Tarantini – la Cardiologia Interventistica italiana (GISE) si distingue a livello internazionale per una sperimentazione clinica in grado di influenzare le pratiche di trattamento dell’infarto. I risultati del DUBIUS contribuiscono a mettere la parola fine all’interrogativo che da sempre è motivo di dibattito nel mondo della cardiologia sull’opportunità di somministrazione di antiaggreganti prima o dopo la conferma della diagnosi con la coronarografia. Si tratta di un’indagine destinata a rivoluzionare gli standard di trattamento e prognosi rispetto a tutti i precedenti studi internazionali e che potrà avere importanti ricadute, considerato che ogni anno nel mondo si registrano 15 milioni di infarti e 7 milioni di morti per malattie delle coronarie, principalmente legate a attacco cardiaco. Il DUBIUS ci dice anche, forte e chiaro, che sull’infarto l’Italia è best in class, con risultati che riducono gli eventi avversi a meno della metà rispetto al resto del mondo: 2 su 100 trattati contro i 7 a livello globale. E ci rivela inoltre che la ricerca e la pratica clinica nel nostro Paese sono davvero in ottima salute, forse migliore di quanto a volte siamo portati a pensare. Questo studio conferma che il farmaco senza strategia medica non basta, a volte non serve e ogni tanto è dannoso. La terapia vincente rimane il dottore e non il blister”.

Importante il coinvolgimento dell’Università di Padova nella ricerca. “Gli sperimentatori hanno deciso di concludere lo studio per Futility essendo evidente l’assenza di un chiaro beneficio di una delle due strategie rispetto all’altra – conclude il responsabile del Servizio di Clinical Trial e Biometria dell’Università di Padova Dario Gregori che si è occupato del coordinamento biostatistico e di monitoraggio -. Il lavoro è stato concepito con un moderno disegno di tipo “adattivo”, che consente di valutare in diversi momenti l’eventuale necessità di incremento o riduzione del numero di pazienti necessari alla sperimentazione. In virtù di tale disegno, a maggio 2020 è stata eseguita un’analisi statistica intermedia che ci ha indotto a concludere la sperimentazione dopo 1449 pazienti arruolati. Per trovare scostamenti significativi dai risultati ottenuti, avremmo dovuto coinvolgerne altri 50.000”.

MILANO ROMA E TORINO: PER AMAZON.IT CITTA’ CHE LEGGONO DI PIU’

Milano è la regina della lettura per l’ottavo anno consecutivo, conquistando lo scettro di città che acquista più libri ed eBook su Amazon.it. 
Roma e Torino scalano la classifica conquistando il secondo e terzo posto sul podio. 
Palermo e Bari entrano nella Top20. È questo il quadro che emerge dalla ricerca che vede Bologna e Padova scivolare rispettivamente al quarto e ottavo posto della classifica delle città che leggono di più, e Pisa, che esce dalla top ten. La rivelazione di quest’anno è Napoli, che entra per la prima volta nella top ten volando direttamente in nona posizione. Firenze guadagna tre posti rispetto allo scorso anno, superando Verona, che scivola settima in classifica. Padova, che la classifica del 2019 vedeva tra le protagoniste della top tre, perde posizioni classificandosi come ottava. Tra i nuovi ingressi nella Top10 rispetto al 2019, insieme a Napoli, figurano Genova e Trieste che conquistano la sesta e la decima posizione della classifica.
Nelle successive posizioni, rilevante risulta la crescita di Palermo, che passa dal 47° al 13° posto, Bari, che scala dal 46° al 20° posto e Reggio Calabria, che migliora la propria classifica dal 50° al 36° posto.

COVID: TAMPONI POSITIVI DOPO 10-14 GIORNI

“Alla luce dell’informazione del pubblico, è importante che anche i privati siano investititi nella velocità dell’esecuzione dei tamponi in biologia molecolare, poiché i tempi per avere la sieropositività sono variabili”, dice Mariastella Giorlandino, presidente Artemisia Lab. “La sieroconversione si ha intorno al 14-16 giorno dai sintomi del contagio con il Covid (ovviamente dipende dalla carica virale a cui il paziente è stato sottoposto). Il tampone è solitamente positivo dal 10 al 14 giorno dal contatto con persona affetta da Covid. Per cui ritengo che a livello nazionale i privati che hanno l’autorizzazione per fare biologia molecolare debbano poter immediatamente (su test sierologici dubbiosi) eseguire il tampone il cui esito si può dare senza problemi a distanza di 3 ore – spiega la Giorlandino, proseguendo – Tale delucidazione, come tutte le diagnosi in medicina, permetterebbe una più accurata selezione. Tutto ciò sta creando grande confusione e disorientamento anche se le terapie intensive non sono affollate. Questo tranquillizza, però per essere ancora più sereni in vista dell’autunno, si può tenere sotto controllo il virus solo tramite i percorsi di sierologia e tamponi veloci. Fare i tamponi a tutti coloro che scendono dai traghetti è una operazione che va ripetuta a distanza di qualche giorno. Perché se il virus fosse stato contattato 5-6 giorni prima, tutto risulta negativo. Allora la richiesta all’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato nasce spontanea: apri ai privati, che sono il tuo più valido alleato e tutore della salute del cittadino insieme alle strutture pubbliche. In un momento del genere, si gioca di squadra. Inutile fare del “terrorismo” per alcune regioni, bisogna avere il controllo a livello nazionale, informare la popolazione dei sintomi che sono assenza di odori e sapori con rialzamento della temperatura. A quel punto occorre agire nella velocità delle diagnosi. Diamo giuste informazioni e la popolazione avrà la prontezza di attivare velocemente un test Covid o tampone o sierologico che non può superare come tempi le 24 ore per la consegna”, conclude la presidente Aremisia Lab.

MGA: UN MACCHINARIO NEL REPARTO “NADIA TOFFA” DELL’OSPEDALE DI TARANTO

Si è discusso di come l’amore sia un cerchio più forte della paura e si è arrivati alla donazione di un macchinario per il reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto intitolato a Nadia Toffa durante gli eventi dello spin-off MGA. Si tratta di una attrezzatura per sanificare l’ambiente eliminando virus e batteri. Con l’obiettivo #riscriviamoilpresente il Magna Grecia Awards ideato da Fabio Salvatore e patrocinato da MiBACT, Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese, Provincia di Taranto, Comune di Massafra e Comune di Palagiano ha emozionato alternando il concerto di Giovanni Caccamo alla cultura.

Queste le parole commosse di Margherita Toffa, mamma di Nadia, appena appresa la notizia della donazione dedicata al reparto intitolato a sua figlia: «Accolgo con emozione e gioia il gesto dei cari amici e figli miei del Magna Grecia Awards Fest di donare un purificatore  beyond all’oncologia pediatrica di Taranto a conclusione di un festival bellissimo, da brivido dedicato alla mia Nadia. Sono commossa e grata alla Puglia che più volte abbraccia la nostra famiglia consolando un dolore immenso e interpretando il messaggio di speranza e di Eternità già scritto dal cuore di Nadia. Grazie dal mio cuore a tutti tutti. Mamma Margherita»

La signora Toffa il 26 luglio scorso a Gioia del Colle ha ritirato il Premio Magna Grecia Awards d’oro con grande gioia in una toccante serata rivolta alla ricerca sul cancro dichiarandosi grata di questo primo riconoscimento dedicato a sua figlia che ha più volte dimostrato nelle sue inchieste per le Iene un profondo interesse per la Puglia. Nadia è diventata cittadina onoraria di Taranto anche grazie alla campagna di sensibilizzazione che, attraverso la vendita benefica delle magliette «Ie Jesche Pacce Pe Te», aveva consentito di raccogliere oltre mezzo milione di euro da impiegare per la cura di bambini tarantini malati oncologici. La nostra Regione ha ricambiato l’affetto dell’inviata con la raccolta di più di 90mila firme per intitolarle il reparto oncoematologico pediatrico dell’ospedale di Taranto.

«È un immenso onore per noi donare grazie alla loro lungimiranza, l’orgoglio della Vitha Group, ossia il Beyond – commenta Fabio Salvatore – macchinario che attraverso l’Active Pure Technology by NASA,  provvede a purificare l’aria. Li ringrazio di cuore per averci dato la possibilità con un questo gesto di aiutare in un momento così complicato gli eroi di oggi e quelli di domani.».

TAMPONI: CHI HA VALIDATO I TEST?

I prevedibili focolai “di ritorno” delle infezioni da COVID 19, riportano alla ribalta la necessità di assicurare, in tempi e a costi contenuti, la diagnosi basata sul cosiddetto “tampone” è affidabile? A domanda risponde Mariastella Giorlandino, presidente Artemisia Lab:

“Va subito chiarito che per “tampone” si possono intendere due procedure diverse fra loro:

  • la ricerca, nel tampone rino-faringeo, dell’RNA virale con metodiche di biologia molecolare;
  • quella rapida basata sulla sola ricerca dell’antigene attraverso il muco nasale.

Per completezza, ricordiamo anche la diagnosi retrospettiva basata sulla ricerca degli anticorpi (test sierologico).

È ragionevole ritenere che tale necessità troverà ulteriore conferma nella imminente ripresa delle attività lavorative e scolastiche; la riapertura dei confini ai viaggi di lavoro, potrà richiedere agli operatori di certificare, tramite diagnosi rapida alla vigilia della partenza, la negatività di infezioni in atto. E i viaggi di lavoro sono spesso programmati a brevissimo termine.

L’Assessore alla sanità della Regione Lazio ha fatto una bandiera, di qualità ed economicità, a suo dire, del mantenere l’esecuzione dei “tamponi” nella competenza del solo servizio sanitario pubblico.

È di questi giorni l’organizzazione di “tamponi di massa” ai soggetti che rientrano da determinati luoghi di vacanza.

A quanto è dato capire, si tratterebbe di tamponi per la ricerca rapida del solo antigene.

Abbiamo ascoltato il video postato da Roy De Vita – primario di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Istituto Regina Elena (Ifo) -, che, partendo da un’esperienza personale, pone non pochi problemi sulla affidabilità di questo tipo di test.

In sostanza, i falsi positivi e negativi potrebbero essere ricorrenti, con la conseguenza di tenere in quarantena soggetti non infettati, o non riconoscere soggetti asintomatici.

In effetti, molti ricercatori (Università di Pittsburgh per tutti) dubitano che il test possa funzionare, perché è vero che il virus si annida nelle vie respiratorie, ma non in tutti i soggetti è reperibile nelle mucose di quelle più alte. Con i test molecolari su campione rino-faringeo (RT-PCR), in cui il materiale genetico è “amplificato”, il virus è individuabile (pur con qualche falso negativo); ma in assenza di “amplificazione” la possibilità di individuarlo non è certa. Le aziende che studiano il test per la ricerca dell’antigene solo attraverso il muco nasale, gli attribuiscono una sensibilità del 90% esclusivamente in base a prove di laboratorio. Ma una validazione certa non ci sarebbe ancora.

A questo punto, l’Assessore alla Sanità Alessio D’Amato dovrebbe chiarire chi ha validato il test, con quali procedure e quali risultati, rendendo tali dati pubblici, trasparenti e completi.

Ricordiamo anche che per eseguire i più affidabili test (tamponi) molecolari su campione rino-faringeo (RT-PCR), occorre un’attrezzatura specifica e l’analisi richiede diverse ore di elaborazione, mentre i test per la sola ricerca dell’antigene danno un esito quasi immediato, attraverso un dispositivo portatile.

A questo punto ci sono altri dubbi che andrebbero sciolti:

  • le sole strutture sanitarie pubbliche dispongano delle attrezzature e del personale necessario per eseguire test molecolari di massa?
  • il ricorso al test per la sola ricerca dell’antigene non è per caso un “ripiego” per pubblicizzare una presunta superiorità della sanità pubblica laziale?
  • se così fosse, perché escludere le strutture sanitarie private (abilitate ad eseguire analisi molecolari, ovviamente) dalla possibilità di eseguirli (come avviene in altre Regioni), perdendo parte delle potenzialità del sistema?”

ETNA: IL MOVIMENTO FA DA SENTINELLA

Il movimento del fianco orientale del Monte Etna è una valvola e una sentinella delle eruzioni parossistiche e della risalita del magma. Lo spiega Giuseppe Pezzo, autore di uno studio appena pubblicato sulla rivista statunitense Geology dal titolo “Flank sliding: A valve and a sentinel for paroxysmal eruptions and magma ascent at Mount Etna, Italy”, frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). La conclusione è chiara: la variazione della velocità di scivolamento stesso può essere considerata come una sentinella per eventuali eruzioni parossistiche e/o processi di intrusione di magma. “Attraverso un approccio multidisciplinare che ha visto l’utilizzo del telerilevamento SAR, del GPS e della tomografia sismica”, spiega Giuseppe Pezzo, “abbiamo analizzato le deformazioni del suolo nell’area etnea relative all’evento eruttivo del 24 dicembre 2018 e all’evento sismico avvenuto due giorni dopo, il 26 dicembre”. “In particolare”, prosegue il ricercatore, “l’interferometria satellitare SAR, attraverso l’uso di immagini satellitari radar, ci ha permesso di ottenere mappe delle deformazioni del suolo di tutta l’area etnea. Le misure ottenute sono state integrate con quelle provenienti dalla rete GPS, che misura in maniera continua i movimenti del vulcano. Infine, con la tomografia sismica, attraverso lo studio delle onde sismiche, è stata ricostruita la struttura al di sotto dell’edificio vulcanico. Questa complessa analisi multidisciplinare ha evidenziato come il continuo movimento del fianco orientale dell’Etna ha favorito, nel tempo, l’intrusione di magmi nell’area immediatamente a monte il collasso stesso, nelle zone di frattura note come Rift di Nord-Est e di Sud dell’area sommitale del vulcano.  La geometria e l’ubicazione di questi volumi di magma appare coerente con antiche strutture tettoniche, messe in evidenza dai dati di tomografia sismica, che dislocano la crosta sotto l’edificio vulcanico favorendo la risalita di magmi verso la superficie”.

“Le risalite magmatiche”, prosegue Mimmo Palano, coautore della ricerca, “a causa delle pressioni interne dei magmi, provocano un allargamento di diversi metri di tutto l’edificio vulcanico e imprimono un’accelerazione al movimento del fianco orientale”.

“Questa accelerazione” conclude Claudio Chiarabba, coautore della ricerca”, determina, a sua volta, due effetti: provoca eventi sismici lungo le faglie che bordano il fianco instabile (come, ad esempio, il sisma del 26 dicembre 2018 di magnitudo pari a 4.9 lungo la faglia della Fiandaca), e genera una depressurizzazione della parte interessata dall’eruzione arrestando la stessa”.

ZOOMARINE: NON SOLO COCOMERIADI A FERRAGOSTO

Le Cocomeriadi sono ormai un must a Zoomarine il parco divertimenti sul litorale laziale. Quali saranno le sfide delle Cocomeriadi resterà rigorosamente top secret fino all’ultimo momento, ma negli anni scorsi le Olimpiadi del cocomero hanno previsto gare di degustazione, velocità e resistenza. Cosa avrà in serbo per l’edizione 2020 il team Allegria? Di certo il suo energico capitano Amato Scarpellino, organizzerà giochi a tema Ferragosto adatti a tutte le età. Prevista anche tanta musica e balli per celebrare Ferragosto. A Zoomarine, però, a danzare non sono solo le persone, ma anche le fontane! Al ritmo di musica e animate da luci colorate, le fontane del Parco, che, per la loro spettacolarità, sono state anche tra le protagoniste di Italia’s Got Talent, delizieranno i presenti con uno spettacolo che lascerà tutti a bocca aperta. Tanti giochi ed eventi, ma anche la possibilità di ammirare e interagire con gli oltre 400 animali ospiti del Parco. Delfini, pinguini, foche, leoni marini, grandi uccelli tropicali e cani scodinzolanti. Zoomarine è un vero viaggio alla scoperta del mondo animale e delle sue meraviglie.

FERRAGOSTO: META’ DEGLI ITALIANI IN VIAGGIO

Anche se capita di sabato e sembra di organizzare un fine settimana come tanti, a Ferragosto più di 1 italiano su 2 (54%) ha deciso di mettersi in viaggio per raggiungere parenti e amici, andare in vacanza al mare, in campagna e in montagna o per fare una semplice gita fuori porta. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione del weekend da bollino rosso sulle strade italiane per il traffico del “capodanno” dell’estate, pesantemente condizionato dagli effetti della pandemia che ha ridotto del 14% gli spostamenti rispetto allo scorso anno.

Per un 20% degli italiani – sottolinea la Coldiretti – il Ferragosto 2020 sarà un giorno come tutti gli altri, magari da passare al lavoro per recuperare il tempo perso con il lockdown, e un altro 26% resterà a casa a riposare. Praticamente azzerate a causa delle misure sul distanziamento sociale le presenze a manifestazioni pubbliche, dai concerti alle sagre.

Nonostante ciò il weekend di Ferragosto – continua la Coldiretti – resta il momento clou delle vacanze degli italiani che anche nell’anno del coronavirus hanno scelto il mese estivo per eccellenza, anche per attendere un miglioramento della situazione sanitaria. Con le ultime partenze salgono infatti a 21,1 milioni gli italiani che hanno deciso di concedersi almeno un giorno di vacanza fuori casa ad agosto nell’estate 2020, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Se la spiaggia – aggiunge Coldiretti – resta la meta preferita, cresce la montagna e il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città anche per l’assenza degli stranieri.

Un fenomeno favorito anche – sottolinea Coldiretti – dalla diffusione capillare dei piccoli comuni che incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali. In Italia i centri sotto i 5mila abitanti sono, infatti, 5.498, quasi il 70% del totale, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma vi risiede solo il 16% degli italiani, pari a 9,8 milioni di abitanti, pur rappresentando il 54% dell’intera superficie nazionale. Ma in molte regioni il territorio coperto dai borghi arriva anche al 70%. 

Un paesaggio fortemente caratterizzato – spiega la Coldiretti – dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico. Si tratta di un valore aggiunto non solo ambientale ma anche di armonia e bellezza per l’Italia che rappresenta anche un elemento di attrazione turistica che identifica il Belpaese all’estero, di cui l’agroalimentare Made in Italy è senza dubbio il fiore all’occhiello.

Non a caso il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo l’indagine Coldiretti/Symbola nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

POP-POESIA: BRIVIDI IN MUSICA NEL PAESE DEI BALOCCHI DI MATTEO SICA

Il Covid non ferma le emozioni che Matteo Sica dispensa in musica. Dunque, era da prevedere che il live a Le Mura per presentare il suo primo Ep “Nel Paese dei Balocchi” riscuotesse il successo che il giovane si merita. Ad accompagnare il cantautore c’erano anche gli amici e musicisti fidati Edo Guerrazzi alla batteria pad e il chitarrista Luca Tomax Tomassetti. Quest’ultimo ha anche aperto il live presentando i suoi due inediti  “Alone” e “Funky Looking Smooking Old Man” in cui si è cimentato anche nella performance canora oltre a quella di musicista. Per un live speciale però l’apertura è doppia e così Matteo ha voluto riservare una parte della sua serata anche ad Imperfetto, anch’egli cantautore, che ha presentato i brani “Lucciole”, “Pedine” e “Non lo sa nessuno”. Matteo Sica, che è stato definito il “Cantautore PopPoeta”, per via delle sue frasi colme di poesia ed eleganza, ha proposto tutti i 6 brani che compongono l’ep “Nel Paese dei Balocchi”, che ha già superato i 300.000 plays su Spotify, raccontando brevemente le storie di ogni singolo brano, il percorso di questi ultimi anni, ed ha proposto una versione inconsueta in acustica di “Fino a tre” con cui ha vinto il Deejay On Stage di Radio Deejay nel 2018. Presenti in sala oltre a diversi affezionati amici e seguaci, anche  Andrew Superview il regista degli ultimi due videoclip del cantautore accompagnato da una parte del team di produzione cinematografica, la produttrice esecutiva Sara Lauricella, mentre sono stati presenti con il cuore gli altri componenti del team di produzione attualmente impegnati in attività lavorativa ed in tournee Marcello Cirillo, Matteo Costanzo e la T-Recs Music. Presenti in sala anche amici speaker e giornalisti che hanno seguito e stanno seguendo il giovane cantautore in questo suo progetto musicale, colleghi cantautori e musicisti e il direttore artistico di Le Mura Pepe Carpitella; hanno potuto, inoltre, seguire parte della serata i followers di Italian Music News nelle stories di Instagram. Tutti i presenti hanno ricevuto una scheda Nufaco, sponsor tecnico della serata, con cui poter scaricare ed ascoltare la versione dematerializzata dell’ep mentre, per chi lo desiderasse, sono disponibili le copie fisiche in cd esclusivamente su prenotazione o sul profilo dell’artista o sulla mail italianmusicnews@gmail.com.

HCV: PAESE LIBERO ENTRO IL 2030?

“Stentano ancora a riprendere i trattamenti per l’Epatite C con il ritmo precedente, dopo il lockdown si mantiene una riduzione di oltre il 90%. Occorre ripartire in autunno, abbinando un’azione incisiva per la ricerca del sommerso” è quanto sottolinea il Prof. Massimo Galli, Past President SIMIT, Professore Ordinario Malattie Infettive, Università degli Studi di Milano, ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano. L’epatite B può essere prevenuta con il vaccino e l’epatite C curata con farmaci efficaci e risolutivi. Per questo l’OMS ha fissato l’obiettivo di eliminazione dell’Epatite C entro il 2030, un risultato forse ancora possibile soprattutto grazie all’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA), che permettono di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

Prima del lockdown, l’Italia aveva discrete possibilità di perseguire l’obiettivo posto dall’OMS di eliminazione dell’Epatite C entro il 2030, pur avendo già un serio problema, rappresentato dalla riduzione di accessi alla terapia con farmaci ad azione diretta dovuta alla mancata azione per l’emersione del “sommerso”, valutato ancora in centinaia di migliaia di persone, a cui si aggiungono i soggetti che, pur consapevoli del loro stato infetto, non hanno ancora potuto o voluto accedere alle terapie. “Riprendere il processo di eradicazione dell’Epatite C significa non solo riprendere l’attività di assistenza, ma anche l’impegno volto a favorire l’emersione del sommerso e la veicolazione al trattamento delle persone con infezione attiva da HCV – sottolinea il Prof. Massimo Galli – Dopo una riduzione di oltre il 90% durante il lockdown, i trattamenti stentano ancora a riprendere con il ritmo precedente, nonostante siano passati quasi 3 mesi dal 4 maggio, considerato l’inizio della Fase 2. Inoltre, la stagione estiva non è favorevole a una rapida ripresa: il personale sanitario è molto provato da quanto accaduto in questi mesi e, in previsione anche di un autunno non facile, dovrà pure prendersi una pausa. Bisogna lavorare affinché si riparta in autunno, abbinando anche un’azione incisiva per la ricerca del sommerso”.

 “L’epatite C è un classico esempio di come la ricerca abbia potuto fare tantissimo per sconfiggere una piaga cronica – ha detto il Prof. Giovanni Rezza Direttore Prevenzione Ministero Salute – Per far emergere il “sommerso” dobbiamo studiare a fondo le cosiddette Key Populations, le popolazioni speciali, quali detenuti, tossicodipendenti, migranti, che risultano maggiormente colpite. Il 2030 è vicino e la recente emergenza ha rallentato i progressi realizzati, ma stiamo lavorando affinché gli impegni avviati vengano presto ripresi”.

LA SITUAZIONE DELL’EPATITE B – La Giornata del 28 luglio fornisce lo spunto per affrontare anche la situazione relativa alle altre epatiti. La pandemia, infatti, ha colpito ogni ambito e ha reso meno efficienti anche gli interventi di trattamento e, forse, l’estensione delle procedure vaccinali per l’Epatite B. Per combattere questa malattia è disponibile anzitutto un efficace vaccino, a cui si aggiungono discreti strumenti terapeutici. “Bisogna continuare a garantire un’ampia copertura vaccinale, risollevando gli interventi dopo il colpo subito dal sistema sanitario con la pandemia – spiega il Prof. Galli – e riallacciare i rapporti con i pazienti, che spesso sono in terapia cronica con antivirali, garantendo il mantenimento in cura”.

ATTENZIONE ANCHE PER LE EPATITI A ED E. Se HCV e HBV rappresentano minacce incombenti e su cui è necessario un impegno profondo e immediato, gli specialisti mantengono alta l’attenzione anche sulle Epatiti A ed E. Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2019 il SEIEVA – il Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute coordinato dall’ISS – ha registrato una riduzione dell’incidenza dell’epatite A rispetto al 2018. Anche i primi approcci di quest’anno rilevano l’assenza di recrudescenza per questa malattia, che, peraltro, non cronicizza mai.

Anche l’Epatite E è una malattia virale acuta, generalmente autolimitante e molto raramente soggetta a cronicizzazione, con caratteristiche cliniche simili a quelle dell’epatite A. Si stima che 1/3 della popolazione mondiale sia stata esposta al virus e che ogni anno 20 milioni di persone acquisiscano l’infezione, con almeno 600 mila decessi ogni anno. In Italia, negli anni 2007-2018 si è assistito ad un trend in continuo aumento dei casi di epatite E segnalati al SEIEVA. Nel corso del 2019 si è raggiunto un vero e proprio picco con un numero di casi raddoppiato rispetto all’anno precedente (98 casi rispetto ai 49 del 2018). Questo incremento costituisce un campanello d’allarme e impone un monitoraggio attento dell’andamento nei prossimi mesi. “Il virus dell’Epatite E sta acquisendo nuova importanza: è esagerato definirla una minaccia, ma la malattia si sta dimostrando meritevole di attenzione. Recentemente un ceppo di questo virus tipico dei ratti si è dimostrato in grado di causare almeno una decina di infezioni nell’uomo in Hong Kong, un ulteriore segnale, come se ne mancassero, che lo scrigno di Pandora è sempre colmo e pronto a riservar sorprese” conclude il Prof. Galli.

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