UN SOFTWARE PER SUPPORTARE LA DIAGNOSI DEL COVID-19 IN POCHI MINUTI


Come avere un esperto pneumologo a portata di clic: l’aiuto per la diagnosi avanzata di malattia polmonare causata da Covid-19 arriva dal software messo a punto nel laboratorio ultrasuoni del Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’informazione all’Università di Trento in collaborazione con l’Ateneo di Eindhoven (il personale medico può già provare il software online sul sito). Il protocollo sviluppato nei laboratori di UniTrento in collaborazione con una decina di equipe cliniche italiane per dare un contributo nel fronteggiare la pandemia ora sarà sperimentato anche dall’Azienda sanitaria trentina. Lo studio, pubblicato sulla rivista di settore “IEEE Transactions on Medical Imaging”, desta curiosità anche per come è stato pensato il software dove è stata raccolta e organizzata la conoscenza di esperti mondiali in ultrasonografia polmonare. Un patrimonio di informazioni che ora tutti i medici possono consultare in modo pratico, veloce e gratuito con pochi clic. È sufficiente caricare i filmati delle ecografie di ogni paziente e il software automaticamente le compara con i dati raccolti, restituendo un’analisi accurata e utile per formulare una diagnosi.
A fare la differenza in termini di velocità e precisione è l’intelligenza artificiale che raccoglie ed analizza i dati, visualizzando in tempo reale i tratti anomali legati all’alterazione della struttura degli alveoli polmonari e dei tessuti interstiziali. Indizi utili a formulare una diagnosi accurata e veloce. Attraverso l’analisi di specifici pattern, infatti, le tecniche a ultrasuoni (ultrasonografia) favoriscono la comprensione della gravità di un paziente, e quindi l’applicazione del trattamento migliore. Le onde, insomma, fotografano i polmoni e ne rivelano lo stato di salute o di alterazione.
«È chiaro che effettuare la diagnosi rimane un compito affidato ai medici. Tuttavia il software può essere per loro un valido aiuto. Continua ad apprendere e migliora man mano che vengono inseriti nuovi dati» commenta Libertario Demi, docente coordinatore del progetto ICLUS dell’’Università di Trento. «Mentre parliamo, il sistema viene direttamente testato sul campo negli ospedali e nei pronto soccorsi. A questo proposito abbiamo anche avviato una collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari che sta programmando l’avvio di una sperimentazione in Trentino, così come ad Eindhoven è già coinvolto il Catharina Hospital. In Italia stiamo già sperimentando questa tecnologia negli ospedali di Brescia, Valle del Serchio a Lucca, al Policlinico Universitario A. Gemelli e al Policlinico San Matteo. Il contributo sinergico tra medici, fisici e ingegneri è fondamentale per lo sviluppo di questa tecnologia. Siamo a disposizione sia per il training sia per l’ulteriore sviluppo di algoritmi di supporto al personale nella gestione di questa pandemia. Si tratta di un’innovazione veloce da introdurre perché già disponibile tramite un’applicazione web che permette ai medici di tutto il mondo di avere a loro disposizione la valutazione degli algoritmi in tempo reale. Un ulteriore aspetto è che potrà essere possibile anche effettuare check a distanza su pazienti presi in carico in precedenza, oppure seguire l’evoluzione della condizione polmonare di pazienti diagnosticati positivi al Covid-19».

CORONAVIRUS E SMART WORKING: 3 ERRORI DA EVITARE

Punto primo: “Scegliere una soluzione troppo complessa da installare, mantenere e soprattutto da usare. Soluzioni “pesanti” per gli hardware e con interfacce complicate demotivano il lavoratore in partenza. Il sistema da scegliere deve invece essere “user-friendly”, avere un’interfaccia a prova di utente “analogico”. È fondamentale che la soluzione sia intuitiva e facile da usare”, osserva Steve Osler, CEO di Wildix.

Punto secondo: “Utilizzare strumenti non professionali. Poter collaborare bene anche in smart working è fondamentale. E nell’ambito della comunicazione da remoto, per esempio, la scelta di un device audio professionale, certificato per le principali piattaforme di Unified Communication, rappresenta un acceleratore della produttività. Meno interruzioni e più efficienza per i lavoratori”, dichiara Luca Barbarossa, Regional Product Marketing Manager, Emea South di Jabra.

Punto terzo: “Un altro errore, infine, è quello di adottare un sistema che non comunica perfettamente con i software gestionali dall’azienda. La corretta integrazione permette di risparmiare fino a due ore al giorno in operazioni quotidiane come inserire contatti, cercarli in rubrica, etc.”, osserva Osler. E quest’ultimo punto, in particolare, è quello su cui insistono maggiormente le società specializzate in cyber protection, come Acronis.Al di fuori del network aziendale, i dispositivi sono facilmente soggetti agli attacchi di terze parti e di criminali informatici. Attaccare questiendpoint non tutelati può rivelare ai criminali informatici le credenziali di accesso del dipendente, creando così ai medesimi un varco per accedere al sistema delle società o persino per utilizzare il virus informatico per bloccare i dati aziendali.

ADDIO ALLA CELLULITE IN 10 MOSSE

Hai la cellulite? Se non lo sai, sappi che “la classica buccia d’arancia non è direttamente correlata ad una condizione di sovrappeso, ma dipende dal proprio metabolismo e, in particolare, dagli stili di vita adottati“, spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano. «Combatterla, magari per recuperare una buona forma fisica in vista dell’arrivo dell’estate, non è semplice ma soprattutto non è immediato. Sono diverse le soluzioni a disposizione: dalla una dieta mirata fino ad arrivare, nei casi più compromessi, a dei trattamenti mirati». Ecco il decalogo della Gilardino per contrastarla rimanendo a casa:

  1. Innanzitutto, fare movimento. «Non occorre essere degli atleti professionisti e neppure passare tutta la giornata a fare ginnastica, ma dedicare almeno mezzora ogni giorno a fare esercizio fisico è sicuramente un buon punto di partenza per rassodare la nostra massa muscolare e combattere i piccoli accumuli di grasso».
  2. Secondo, per favorire la circolazione e combattere il ristagno dei liquidi, spesso all’origine della cellulite, fare una breve camminata oppure, sfruttando le agevolazioni, una bella pedalata in bicicletta. L’importante è non rimanere seduti tutto il giorno.
  3. Terzo, seguire una dieta varia e composta da prodotti freschi. «La nostra dieta mediterranea è un ottimo punto di riferimento; inoltre, con la bella stagione aumenta anche la disponibilità di frutta e verdura fresche», prosegue la specialista.
  4. Quarto, sempre guardando alla tavola, «meglio evitare cibi confezionati e quelli che contengono grassi saturi e zuccheri o farine raffinati», prosegue.
  5. Quinto, tra gli stili di vita corretti una voce a parte riguarda i vizi: «No al fumo perché, oltre a danneggiare la nostra salute, compromette anche la circolazione non permettendo che tutto il nostro corpo sia ossigenato come dovrebbe».
  6. Sesto, ad un bicchiere di vino, soprattutto se buono, è difficile rinunciare. «Ma ricordiamoci che l’abuso di alcol fa male. Meglio ridurre al minimo il ricorso ai superalcolici».
  7. Settimo, «bere molta acqua, meglio se naturale: il classico consiglio è di berne almeno due litri al giorno», continua. «Inoltre, meglio limitare il ricorso a bibite gassate e zuccherate; limitare anche, se non si praticano sport a livello agonistico, anche il ricorso ad integratori».
  8. Ottavo, tra i trattamenti di medicina estetica prediligere quelli drenanti. «È il caso, ad esempio, della mesoterapia che permette di smaltire tutti i liquidi che si sono stagnati e quindi di rimuovere gli elementi tossici che, depositandosi nel tessuto, causano infiammazioni ed inestetismi».
  9. Nono, nelle situazioni un po’ più compromesse, orientarsi versi i trattamenti più naturali. Ad esempio, «la carbossiterapia permette di agire in profondità sfruttando le proprietà benefiche dell’anidride carbonica che è un potente vasodilatatore capace di attivare il microcircolo in alcune particolari zone del corpo».
  10. Decimo, «evitare il fai da te e non esiste una soluzione che va bene ed è efficace per tutti. Ogni percorso terapeutico deriva da una specifica visita medica; ed è il medico che indica la strada da percorrere», conclude Gilardino. «In queste settimane di limitazioni però, possiamo da soli fare un po’ più di attenzione a cosa mettiamo in tavola e sforzarci di fare qualche camminata. Una volta riaperti gli studi medici, il percorso potrà essere affinato con una dieta mirata e focalizzato sulle specifiche esigenze della paziente con i trattamenti più adeguati».

COVID-19 UNIVERSUS: TECNOLOGIA IN REAL-TIME PER GUANTI O MASCHERINE INTELLIGENTI

Oltre il distanziamento sociale. La sicurezza sui luoghi di lavoro passa da spazi e strumenti intelligenti, interconnessi e che monitorano movimenti e relazioni, prevenendo potenziali situazioni di pericolo, come potrebbe capitare usando un tornio o una fotocopiatrice non sanificati. Il sistema Universus, progettato anche, ma non solo, per garantire l’uso corretto di caschetti e scarpe antinfortunistiche nelle aree aziendali in cui è previsto e diminuire l’incidenza degli infortuni sul lavoro, ha sviluppato il nuovo modulo “VS Covid-19” per rispondere alle esigenze di ripartenza. «Rendendo gli oggetti intelligenti e interconnessi all’interno di un ambiente mappato digitalmente è possibile evidenziare quando vengono meno determinate “regole”», spiega Romano Giovannini che, insieme con Marco Magro è tra i principali artefici del sistema Universus. «La discriminante sono le “regole” che vengono introdotte: se poniamo come “regola” quella di non avvicinarsi ad un’altra persona al di sotto di una certa distanza oppure la necessità di sanificare una determinata postazione o uno strumento di lavoro usata da più utenti, otteniamo un sistema che permette di monitorare costantemente il rispetto delle norme di sicurezza. Ad ogni superamento dei limiti, il sistema invia un segnale di allerta: può essere un messaggio sullo smartphone, un segnale acustico oppure ancora una vibrazione ad un bracciale; le soluzioni possono essere diverse, ma il risultato non cambia: la persona viene informata in tempo reale che vi è un potenziale pericolo».

«Possiamo rendere “intelligente” una mascherina o i guanti applicando piccoli trasmettitori ed informare quando vengono indossati e non; allo stesso modo possiamo rendere “smart” una sedia posta in una sala d’aspetto e che, in genere è usata da molte persone differenti; porre attenzione sia su un intero ambiente sia su un singolo oggetto, come ad esempio una stampante o una fotocopiatrice: ogni qualvolta viene utilizzata, Universus attiva la “quarantena dinamica” nello spazio attorno all’oggetto, impedendone l’utilizzo ad una persona diversa dalla precedente fino all’avvenuta sanificazione dell’oggetto stesso. Gli ambienti di lavoro, uffici e fabbriche, ma anche le strutture ricettive e sportive possono garantire così una sicurezza in un momento in cui tutti dobbiamo prestare la massima attenzione sui nostri movimenti e su con chi e cosa veniamo in contatto», aggiunge Magro.

Il sistema Universus è facilmente installabile e può interagire con una serie di dispositivi: un bagde o un bracciale che, opportunamente tarati, sono in grado di fornire le informazioni e segnalazioni opportune (qui il video del funzionamento). «La predisposizione del sistema è piuttosto rapida», spiega Giovannini. «Per dare un’idea, se si considera un’azienda che si estende su una superficie di circa 2.000 mq dove operano una quarantina di persone e vi sono circa 500 tra oggetti e strumenti di lavoro, la mappatura e la cablatura della struttura, nonché il set-up del sistema, richiedono un tempo di installazione che va dalle due alle tre settimane».

ACRONIS CYBER PROTECT CLOUD: IL VACCINO PER LE MINACCE INFORMATICHE

Tutti hanno sottovalutato la pandemia e le sue conseguenze: stiamo sottovalutando anche gli attacchi informatici? A domanda risponde la metà delle aziende di tutto il mondo facendo autogol: non sono completamente pronte a passare al lavoro remoto. Milioni di dipendenti non hanno computer portatili e postazioni di lavoro configurati, costringendo le aziende ad acquistare più macchine. Oltre l’80% dei team IT non è ancora in grado di fornire un’infrastruttura sicura ed efficiente per i lavoratori remoti, mentre alcune persone stanno prendendo in considerazione l’idea di lavorare in modalità smart in modo permanente. Acronis, leader globale nella cyber protection, ha annunciato il lancio globale di Acronis Cyber Protect Cloud, la prima e unica soluzione di protezione informatica che integra backup, disaster recovery, anti-malware di nuova generazione, anti-virus, cybersecurity e strumenti di gestione in un’unica console. “Il backup tradizionale è morto perché non è abbastanza sicuro, e i tradizionali antivirus non proteggono i dati dalle moderne minacce informatiche. Le soluzioni fino a ora utilizzate non sono più in grado di contrastare i pericoli che le aziende e gli utenti devono affrontare”, ha dichiarato il fondatore e CEO di Acronis Serguei “SB” Beloussov.

VIA BATTERI E VIRUS IN 60 SECONDI CON UV-CLEAN: IGIENIZZATORE PORTATILE

Stendere al tappeto il 99,9% dei virus e germi in 60 secondi: un sogno? No, realtà e missione possibile per HoMedics che ha lanciato la linea UV-Clean, ossia dei dispositivi con sistema di igienizzazione a raggi UV–C. Prendiamo ad esempio proprio il cellulare: per non danneggiarne il rivestimento oleofobico dello schermo, l’azienda leader nel settore del benessere domestico propone UV – Clean Igienizzatore Smartphone, un sistema di igienizzazione portatile (senza usare sostanze chimiche), ricaricabile (fino a 70 usi per carica) che attraverso la tecnologia a LED germicida UV-C sanifica il telefono: basta posizionare lo smartphone per 30 secondi per lato all’interno dell’apparecchio e il cellulare è pronto per un utilizzo sicuro. Le luci a dispersione ottimizzata UV sono posizionate ad hoc per uccidere il 99,9% dei batteri presenti sulla superficie del telefono (€ 79,99).

Privo di mercurio e sostanze chimiche con un blocco di sicurezza per prevenire l’esposizione ai raggi UV; sanitizza e disinfetta il tuo cellulare in 1 minuto grazie ai LED che durano per tanti usi. È progettato per adattarsi a un’ampia varietà di telefoni, dai grandi come l’iPhone 8+ al Google Pixel 3.

FASE 2: COSÌ PUO’ RICOMINCIARE L’ASSISTENZA ORTODONTICA

“Invitiamo tutti gli italiani che hanno bisogno di assistenza ortodontica a contattarci per fissare nuove visite e controlli. Il Coronavirus è ancora in circolazione e sta causando molti problemi al nostro sistema sanitario. Tuttavia possiamo garantire, di nuovo, un buon livello di assistenza ai nostri piccoli e grandi pazienti che hanno un apparecchio ortodontico”. E’ quanto afferma la Società Italiana di Ortodonzia (SIDO). “Tuttavia i carichi di lavoro, che possiamo gestire – sostiene il dott. Giuliano Maino, Presidente Nazionale della SIDO -saranno per forza ridotti proprio per garantire a tutti la migliore sicurezza possibile. Gli spostamenti vanno comunque limitati il più possibile. Quindi ciascun paziente deve prestare la massima attenzione al proprio apparecchio ortodontico. Va curata con particolare attenzione l’igiene e la pulizia dell’apparecchio in modo da combattere possibili infiammazioni o gengiviti. Per non danneggiare l’apparecchio fisso è preferibile non consumare cibi troppo duri”.

110 CUM LAUDE: WEB APP CHE RICONOSCE CHI IMBROGLIA E CHI E’ DISTRATTO

QUANDO lo usi devi collegarti al web e serve con la modalità Lessons, per mantenere il controllo della classe durante le lezioni online, ed Exams, che permette di rilevare se durante una sessione di esame online, gli studenti stiano imbrogliando. Si chiama 110 Cum Laude il software che riconosce chi è distratto o chi pasticcia. “Un insegnate come fa oggi a valutare uno studente da remoto? Che tipo di strumenti può avere una scuola, un istituto universitario o qualsiasi ente di formazione per dare un giudizio attendibile ai propri studenti? Sono state queste le domande alla base di 110 Cum Laude, uno strumento innovativo unico nel suo genere che risolve in un colpo solo principali problemi legati alla formazione e alla valutazione online”, spiega Stefano Bargagni, fondatore di Morphcast®, l’azienda che ha sviluppato la tecnologia MorphCast e le reti neurali rigorosamente made in Italy.

COME funziona? “Basta comunicare la URL della “pagina studente” e automaticamente il cruscotto anti-cheating dell’insegnante verrà popolato”, racconta Bargagni. Attraverso una sofisticata tecnologia proprietaria, Exams permette di rilevare, per esempio, la presenza di un suggeritore vicino allo studente, la posizione della testa e la traiettoria dello sguardo, magari in direzione di appunti nascosti. In lavorazione anche la possibilità di rilevare suggeritori non inquadrati dalla webcam, che vengono “scoperti” attraverso il riconoscimento del tono di voce tipico di chi sussurra e molte altre funzionalità.

SMART WORKING: PERFORMANCE MIGLIORI CON JABRA EVOLVE 2

Tre modelli di gamma Evolve2 per rivoluzionare concentrazione, collaborazione e flessibilità sul posto di lavoro eliminando il rumore di fondo del 50%, fornendo una maggiore chiarezza della voce (grazie a 10 microfoni integrati), riunendo i team distribuiti, dando agli utenti il potere di lavorare da qualsiasi luogo (portata wireless triplicata) e monitorando i dati per consentire un processo decisionale intelligente. Il benvenuto va alle nuove cuffie Jabra Evolve2 85, Evolve2 65 e Evolve2 40 con batteria della durata di 37 ore grazie al chipset digitale avanzato. In attesa di certificazione Microsoft Teams per un’esperienza UC che garantisce la stabilità e la qualità delle chiamate senza interruzioni e conforme agli standard Open Office, non ci resta che provarle. Tanto il software Jabra Xpress permette una gestione semplice e sicura delle cuffie, consentendo aggiornamenti del firmware e l’implementazione di nuove funzionalità e semplificando la vita del reparto IT. Attenzione: perché le Evolve2 85 e 65 includeranno Jabra Link 380, il nuovo adattatore Bluetooth della società che sarà disponibile sia in versione USB-C, sia USB-A. Le varianti di Microsoft Teams nella gamma presentano uno speciale pulsante MT che consente la connessione istantanea a colleghi e riunioni. Per queste versioni il LED indicatore di stato può segnalare diverse cose, come la perdita di una chiamata o un avviso di riunione. Il prezzo? Da 109 euro a 489 euro con il supporto da scrivania per la ricarica (iva esclusa).

MASCHERINE FLUORESCENTI? PER RILEVARE IL SARS-COV-2

“Quando parliamo, emettiamo una buona quantità di vapore. Se sei infetto, emani anche particelle virali, non solo nella tosse e nello starnuto, ma anche quando parli, in piccole goccioline e nel vapore. L’idea è che mentre indossi una mascherina, entro 2-3 ore potresti avere un responso sul fatto di essere infetto o meno. Ad esempio, facendo in modo che la mascherina emetta un’emissione di fluorescenza nel caso di un test positivo”. A pensarla in questo modo è James Collins, professore di bioingegneria al MIT (Massachusetts Institute of Technology) ed al Wyss Institute dell’università di Harvard, intervistato dall’Allen Institute. Il punto è questo: stanno studiando delle mascherine per diagnosticare il Sars-Cov-2. Come un tampone o un test sierologico. il DPI agirebbe in modo immediato su chi si positivizza all’improvviso. Intanto c’è da dire che il gruppo di studiosi è lo stesso che sviluppò i test rapidi e low cost, simili a dei tagliandi di carta, per i virus Ebola e Zika.  

007 USA ALLE CALCAGNA DEGLI HAKER CINESI PRONTI A RUBARE IL VACCINO

L’Fbi lancia l’allarme conto hacker cinesi pronti a rubare segreti per il vaccino anti Covid-19. Nella corsa al furto-cyber figurano anche Iran, Russia e Corea del Nord. L’accusa che stanno per rivolgere a Pechino è stata anticipata dal New York Times: “Gli sforzi sono parte di un aumento di furti e attacchi cibernetici da parte di nazioni in cerca di un vantaggio nella pandemia”, spiegano il tre volte Pulitzer David Sanger e Nicole Perlroth. Al centro del contendere ci sarebbero “dati sulla salute pubblica collegati a vaccini, cure e test”. Intanto prosegue senza esclusione di colpi il braccio di ferro fra la National Intelligence da una parte e il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo dall’altra. La prima attraverso un comunicato del suo direttore Richard Grenell ha fatto dapere di non avere prove sull’origine artificiale del virus a Wuhan, eppure c’è chi sostiene il contrario.

VELISTI, SUB E PESCATORI A RICERCARE LE CORRENTI DEL LAGO DI GARDA

Per la prima volta ricercatori e ricercatrici dell’Università di Trento hanno fatto leva sulla conoscenza della gente del luogo per descrivere con un modello numerico fenomeni come il trasporto di detriti nel lago di Garda durante le piene e una corrente superficiale che si sviluppa lungo la costa orientale del lago (il Corif). È stato ricostruito anche il rovesciamento il 6 agosto 2017 di una barca avvenuto durante una burrasca. Lo studio, che è il risultato di un processo collettivo, ha avuto eco a seguito della pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale “Science of the Total Environment”. Dunque la novità dell’articolo? «Si distingue da molti altri perché è centrato sulla collaborazione tra ricercatori e utenti del lago, un tema inusuale nella routine dei lavori scientifici. È stato un progetto di cittadinanza» commenta Marco Toffolon dell’Università di Trento, professore di Idraulica al Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Ateneo e coordinatore dello studio.
Il lavoro nasce dalle tesi di due giovani dell’Università di Trento. Infatti, il contributo della conoscenza locale alla modellazione idrodinamica del lago di Garda è stato dapprima analizzato da Giuliano Morini nella sua tesi di laurea magistrale in Ingegneria per l’ambiente e il territorio e poi approfondito da Marina Amadori nella sua tesi di dottorato in Ingegneria civile, ambientale e meccanica.
Il team descrive così l’esperienza: «Ci siamo imbarcati in una raccolta dati non convenzionale, fatta di interviste, aneddoti, mappe tracciate assieme. I protagonisti sono stati velisti, surfisti, sub, pescatori, la squadra nautica del Corpo dei Vigili del fuoco permanenti di Trento, piloti dei traghetti e tecnici dell’Agenzia provinciale per la protezione ambientale. A loro è stato chiesto di raccontare ciò che sapevano su venti, correnti superficiali e profonde, trasporto di oggetti galleggianti (tronchi, boe, barche), eventi curiosi ed eccezionali. Le informazioni raccolte sono state confrontate con i risultati di un modello numerico tridimensionale del lago di Garda, messo a punto dallo stesso gruppo di ricerca in collaborazione con l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) e in grado di simulare le correnti del lago».
Fanno qualche esempio: «È stato possibile riprodurre una corrente ben nota a velisti e pescatori (“Corif”, in dialetto gardesano). Il trasporto di detriti e materiale vegetale è stato interpretato grazie al modello matematico e correlato all’azione combinata del vento e della rotazione terrestre, che induce un movimento verso la costa sud-occidentale al mattino e verso nord-est nel corso del pomeriggio. Infine, sono stati ricostruiti il rovesciamento di una barca nel corso di una burrasca e il suo successivo ritrovamento, a partire dai racconti dei Vigili del fuoco e da elementi di cronaca apparsi sulla stampa locale nell’estate del 2017».

INFEDELTA’: 1 ITALIANO SU 3 HA INFRANTO IL LOCKDOWN PER VEDERE L’AMANTE

L’emergenza Covid-19 non ha spaventato gli infedeli italiani: 1 su 3 ha trovato il modo di incontrare l’amante durante i due mesi di lockdown. Lo rivela Gleeden, sito per gli incontri extraconiugali con oltre 1 milione e mezzo di iscritti in Italia, che ha lanciato un sondaggio online per vedere gli effetti dell’isolamento sulla sua nutrita community di infedeli.

Il dettaglio è scottante: 37% degli utenti ha aggirato le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria nazionale per incontrare di nascosto colui o colei che a tutti gli effetti può essere definito “affetto stabile”, ovvero il/la amante. Se i più reprensibili sono stati gli uomini (61%), nemmeno un buon 39% di donne è stato troppo ligio al dovere… Non solo, la malefatta, è stata compiuta in maniera reiterata: il 38% ha confessato di aver incontrato l’amante tra le 2 e le 3 volte (34% donne, 66% uomini), mentre il 29% più di 3 volte (49% donne, 51% uomini). Il restante 33% si è accontentato di un unico incontro clandestino (52% donne, 48% uomini).

INFETTIVOLOGI: NULLA SOSTIENE CHE IL VIRUS SI SIA RABBONITO

Il Coronavirus non si è attenuato. Non vanno alimentate false speranze. Manteniamo alta l’attenzione per evitare nuovi contagi. Lo dicono gli esperti. “Al momento non ci risultano evidenze molecolari che depongano per mutazioni del virus che ne possano giustificare un’attenuazione. Ipotesi non confermate sulla minor virulenza di SARS-CoV-2  possono creare false sicurezze e ridurre pericolosamente l’attenzione nel seguire con rigore le misure di prevenzione” afferma il Prof. Galli Direttore delle Malattie Infettive del Sacco. “Non confondiamo gli effetti con le cause” precisa il Presidente SIMIT Tavio.

Guai ad alimentare false speranze. “La riduzione della pressione per nuovi ricoveri di casi gravi di COVID  è l’attesa conseguenza del decreto di distanziamento sociale che ha portato a richiedere alla popolazione tutta di rimanere in casa, a sospendere molte attività economiche e a chiudere scuole e università; ciò ha permesso di interrompere anche l’ulteriore diffusione dell’epidemia, ma non certo l’attenuazione della virulenza di SARS-CoV-2” afferma il Professor Massimo Andreoni, Primario delle malattie infettive del Policlinico di Tor Vergata e Direttore Scientifico di SIMIT.

“Le misure di contenimento hanno consentito di imbrigliare la prima fase dell’epidemia, bloccando la sua ulteriore estensione o per lo meno limitandola ai contagi trasmessi in famiglia da persone ritiratesi in casa con l’infezione in atto – conferma il Professor Massimo Galli, Primario di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano e Past President SIMIT. – La prima ondata dell’epidemia ha portato alla manifestazione dei casi clinici di maggiore gravità, che si sono gradualmente ridotti di numero nelle ultime settimane in relazione alla riduzione del numero dei nuovi contagi. La maggior disponibilità di posti letto per casi di media gravità ha poi modificato la composizione della casistica ricoverata, mentre la possibilità di un ricovero più precoce e l’affinamento delle cure hanno frenato l’evoluzione negativa in numerosi casi”.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora