L’ARTE COME OMAGGIO A PERSONALE SANITARIO IN PRIMA LINEA CONTRO IL COVID

Street artist per dire grazie al personale sanitario impegnato in questi mesi nella lotta al COVID-19. Come? Creando opere visibili a tutti sulle facciate degli ospedali del Lazio. È stata presentata presso l’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma, Diciamo insieme Grazie, l’iniziativa promossa dalla Regione Lazio da un’idea di Sabina Minutillo Turtur e Renato Fontana, cittadini ed esperti di comunicazione che hanno coinvolto artisti di tutta Italia in questo progetto.  

Sono circa centomila i medici, gli infermieri e il personale sanitario nel Lazio e oltre un milione in Italia. Donne e uomini che si sono trovati in prima linea quando il ciclone COVID-19 si è abbattuto sull’intero territorio nazionale. Osannati, chiamati “eroi” e applauditi dai balconi, hanno pagato un prezzo altissimo in termini di sacrificio personale. Con il progetto Diciamo insieme Grazie, si intende celebrare gli operatori sanitari attraverso queste opere.

“Un progetto di cui siamo lieti di far parte – dichiara Fabrizio d’Alba, Direttore generale dell’Ospedale San Camillo – nella consapevolezza che immagini, colori e soggetti scelti dagli artisti coinvolti, sapranno “rinnovare” anche a distanza di tempo il gran lavoro svolto dagli operatori sanitari, ricordando a tutti noi la necessita di continuare ad impegnarci per il contenimento del virus”.

 “Crediamo di non avere fatto nulla di particolare, se non essere riusciti a interpretare il vero sentimento dei cittadini e avere potuto trasmetterlo attraverso la nostra capacità creativa e organizzativa, grazie anche agli amici artisti che ci hanno seguito con entusiasmo: Agostino Iacurci, Alice Pasquini, Greg Jager, Gummy Gue, Jonathan Calugi, Joys, Krayon, Lucamaleonte e Studio tuta” hanno aggiunto Sabina Minutillo Turtur e Renato Fontana.

Sono 12 le strutture finora coinvolte: Istituti Fisioterapici Ospitalieri (RM), INMI Lazzaro Spallanzani (RM), Ospedale San Camillo-Forlanini (RM), Ospedale San Filippo Neri (RM), Ospedale Sandro Pertini (RM), Ospedale Sant’Eugenio (RM), Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS (RM), Policlinico Tor Vergata (RM), Ospedale di Belcolle (VT), Ospedale San Camillo de Lellis (RI), Ospedale Fabrizio Spaziani (FR) e Ospedale Santa Maria Goretti (LT).

L’intera operazione è una donazione dei promotori e degli artisti e ha il supporto tecnico di MAPEI che fornirà i materiali per la realizzazione delle opere che verranno realizzate tra luglio e ottobre 2020. L’iniziativa sarà raccontata attraverso il sito www.diciamoinsiemegrazie.it e i canali social dedicati all’iniziativa.  

GRETEL & HANSEL: AL CINEMA IN VERSIONE HORROR

L’imperdibile rivisitazione horror ispirata alla celebre fiaba dei fratelli Grimm arriva al cinema, dal 19 agosto. Lo ha annunciato Midnight Factory, etichetta di Koch Media Italia dedicata interamente al genere horror: Gretel e Hansel è infatti il primo film horror inedito dopo il lockdown, con l’augurio che tutti gli appassionati del genere possano tornare al cinema, a “spaventarsi” in sala e a godere della splendida fotografia di questo film sul grande schermo.

Dai produttori di Insidious e Sinister, il film in arrivo è un’inquietante ritratto in chiave horror della classica fiaba dei fratelli Grimm, diretto da Oz Perkins.

Sophia Lillis, che ricordiamo tutti per il ruolo di Beverly nell’ultimo IT, interpreta magistralmente il ruolo dell’impavida eroina femminile Gretel,  accanto al giovane Sam Leaky che veste i panni del fratellino Hansel. Riuscirà Gretel a proteggere suo fratello minore o cederà alle tentazioni che sorgono in lei? Qualcosa di mostruoso emergerà da questa oscura reinterpretazione della fiaba classica dei fratelli Grimm.

TUMORI: OLTRE LE OLIMPIADI, SCIENZA E SPORT CONTRO LA MALATTIA

Dieci atleti olimpici raccontano come hanno sconfitto il tumore. È questo il contenuto dell’ultimo libro promosso da Fondazione Insieme contro il Cancro, “Oltre le Olimpiadi” (di Francesco Cognetti e Mauro Boldrini, Cairo Editore, pagg. 208, 16 euro): dall’introduzione della chemioterapia nel trattamento del carcinoma della mammella, all’avvio dell’oncologia di precisione grazie alle terapie mirate, fino alla nuova era dell’immuno-oncologia e dei farmaci agnostici, efficaci in relazione a una mutazione genica indipendentemente dall’organo colpito. “La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è cresciuta, nel nostro Paese, dal 33% negli anni ’70 al 39% alla fine degli anni ’80 fino al 60% del periodo 2005-2009 – spiega il prof. Francesco Cognetti, Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma -. Il tumore non è più un male incurabile. Il progresso della ricerca contro le neoplasie, negli ultimi decenni, è stato incredibile e si sta muovendo oggi con ancora maggiore celerità. Mezzo secolo fa, non sapevamo praticamente nulla della base molecolare dei tumori. Le nuove conoscenze sui meccanismi biomolecolari che presiedono all’evoluzione della malattia e gli stimoli che derivano dalle importanti innovazioni tecnologiche aprono la prospettiva di ancora maggiori successi nel prossimo futuro. Siamo partiti da questa prospettiva, per descrivere in parallelo i progressi nella performance sportiva nei Giochi e della ricerca medica con i ritratti di chi ha fatto dello sport una professione e ha dovuto affrontare la malattia. Abbiamo raccolto le loro storie, cariche di dolore e di speranza”. Nel mondo le neoplasie sono in costante aumento, da 12,7 milioni di casi nel 2008 a 14,1 milioni nel 2012 fino a 18,1 milioni nel 2018. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di praticare almeno centocinquanta minuti, cioè due ore e mezza di attività fisica moderata ogni settimana, come camminare o andare in bicicletta. L’American Cancer Society recentemente, ha aggiornato le linee guida per la prevenzione oncologica, raddoppiando il tempo da dedicare al movimento. Il documento esorta gli adulti a praticare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. “Un ruolo rilevante nell’aumento della sopravvivenza va attribuito, oltre che al miglioramento dei trattamenti multidisciplinari, anche alla ricerca e alle terapie innovative – continua il prof. Cognetti -. In particolare, la medicina di precisione o personalizzata rappresenta un approccio sempre più importante, che consente, in molte condizioni, l’applicazione di terapie mirate, dirette a bloccare l’evoluzione e la diffusione della malattia. L’altro settore di grande sviluppo è rappresentato dalla moderna immuno-oncologia, in grado di stimolare la reazione immune dell’organismo contro il cancro, rimuovendo gli ostacoli e i blocchi a queste azioni che il tumore mette in atto a sua difesa. Questi nuovi trattamenti stanno cambiando positivamente la storia naturale e l’evoluzione di molte neoplasie”.  

LUCE: MISURATO PER LA PRIMA VOLTA L’EFFETTO HALL

Fiocco azzurra al Cnr-Nanotec di Lecce: ricercatorti hanno dimostrato in un lavoro pubblicato su Nature che un fotone devia lateralmente dalla sua traiettoria dovuta alla curvatura topologica della sua dispersione energetica, come se rotolando lungo un pendio sentisse il vento soffiare in direzioni opposte a seconda della sua polarizzazione.

Il comunicato è un po’ tecnico, ma la scoperta c’è tutta.

È noto che gli elettroni sono trascinati lungo la direzione di un campo elettrico che agisce sulla loro carica, mentre un campo magnetico li devia lateralmente rispetto alla loro traiettoria (effetto Hall). Nel caso per esempio dei cristalli, però, le proprietà geometriche e più precisamente topologiche delle bande energetiche (bande elettroniche, la gamma di energie e di velocità che un elettrone può assumere all’interno di un materiale) influiscono sul moto stesso degli elettroni, permettendo l’osservazione di effetti altrimenti inspiegabili come l’effetto Hall anomalo, in cui la traiettoria di un elettrone viene deviata lateralmente, come se ci fosse un “campo magnetico artificiale”. Tuttavia, la topologia è fondamentale non solo per la dinamica elettronica, ma anche per la propagazione della luce: in strutture fotoniche, molti effetti sono dovuti proprio alla topologia delle bande energetiche dei fotoni. Ad esempio, sono basati sulla topologia gli isolatori micro-ottici, dispositivi chiave per la realizzazione di circuiti fotonici integrati, e i laser topologici, la cui stabilità è garantita dalla “protezione topologica” dei cosiddetti “edge states”.

Ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Lecce, insieme a colleghi dell’Istituto Pascal del CNRS e della UCA a Clermond Ferrand in Francia e della Princeton University negli Usa, in un lavoro pubblicato su “Nature”, hanno dimostrato la prima mappatura diretta della curvatura locale in una banda energetica di particelle ibride di luce e materia, chiamate “polaritoni”. Grazie a questa “curvatura” i ricercatori del Cnr-Nanotec sono riusciti ad osservare un drift anomalo (deviazione laterale) paragonabile all’effetto Hall, generato da una proprietà geometrica della banda energetica anziché da un campo magnetico esterno. Questo dimostra l’effetto Hall anomalo nella propagazione di luce invece che di elettroni, generato da un campo magnetico “sintetico” che agisce appunto sui fotoni, particelle globalmente neutre. “La topologia ha a che fare con la conservazione di grandezze un poco meno familiari dell’energia o della massa”, dice Lorenzo Dominici, coautore del lavoro e ricercatore Cnr-Nanotec: “Un esempio è la caratteristica di Eulero, che ci dice cosa hanno in comune un dado ed una piramide. La caratteristica condivisa è il numero totale dei vertici e delle facce meno quello degli spigoli. Numero che è pari a due come per ogni altro poliedro chiuso”. Questo numero intero si conserva anche se si deforma il poliedro aggiungendo facce fino a renderlo un solido liscio, senza spigoli ne vertici, ma in tal caso per calcolarlo si deve considerare la curvatura precisa in ogni punto della superficie”. L’esistenza di proprietà geometriche invarianti per piccole deformazioni arricchisce l’idea di un Universo geometrico, concepita da Einstein quasi un secolo fa e la topologia rappresenta un campo di ricerca della matematica moderna sviluppatosi a partire dalla connessione tra le proprietà topologiche delle bande energetiche e le proprietà macroscopiche di conduzione elettrica dei solidi. “Queste proprietà topologiche possono sembrare astrazioni, tuttavia sono un campo di grande interesse per i fisici”, aggiunge Dario Ballarini, altro coautore e ricercatore Cnr-Nanotec. “Per esempio i fisici agli albori della quantistica avevano capito che i livelli energetici degli atomi sono discretizzati perché il numero di giravolte su sé stesso che l’elettrone deve fare mentre gira intorno al nucleo deve essere intero”.

“Abbiamo studiato un fluido ibrido composto da elettroni e fotoni intrappolato tra due specchi altamente riflettenti”, proseguono Guillame Malpuech e Dmitry Solnyshkov, i coautori dell’Istituto Pascal. “Come avevamo previsto teoricamente alcuni anni fa, combinando le asimmetrie interne della struttura con quelle indotte da un campo magnetico esterno che agisce sulle bande elettroniche del materiale, i colleghi di Lecce hanno potuto osservare l’emergere della curvatura detta “di Berry“ in uno spazio delle velocità, ovvero in una zona circolare sulla banda energetica di questo fluido. Grazie alla generazione e rilevazione ottica di queste particelle di luce si è ottenuta la prima mappatura diretta di tale curvatura ed è stata sperimentalmente osservata la deviazione anomala delle particelle accelerate nel dispositivo”.

“Questi risultati sono stati raggiunti grazie a una piattaforma di ‘luce liquida’ che combina le alte interazioni degli elettroni con l’alta coerenza e facile controllo della luce”, conclude Daniele Sanvitto, coordinatore del gruppo sperimentale. “Tali fluidi di luce ci hanno già permesso di studiare interessanti fenomenologie dei fluidi quantici come i condensati di Bose Einstein, che hanno mostrato la formazione di un superfluido a temperatura ambiente, capace di oltrepassare ostacoli senza attrito, la comparsa di vortici quantici e di X-waves. Oltre che per la computazione ottica o per le reti neurali del futuro, tali osservazioni aprono ampie prospettive per la fisica topologica e l’opportunità di unire la topologia con la nonlinearità al fine di simulare fenomeni impossibili da osservare direttamente in altri campi, come la cosmologia o la fisica delle alte energie”.

SUL MONTE ELBRUS IN CAUCASO L’IMPRONTA ANTROPOCENE

Gli ultimi 75 anni della nostra storia svelati in una carota di ghiaccio campionata sull’altura caucasica. Dentro? Nella criosfera, un “archivio” importante per i composti di origine antropogenica, una serie di fragranza e sostanze derivate da prodotti per la cura personale di largo consumo. È quanto hanno scoperto ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Cnr e dell’Università Ca’ Foscari Venezia: i profili di concentrazione misurati dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005 seguono lo stesso trend degli idrocarburi policilici aromatici (PAHs) prodotti della combustione e delle attività industriali, con un aumento ben visibile a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, coincidente con l’inizio della “Grande accelerazione”. I risultati sono pubblicati su Scientific Reports.

I cambiamenti climatici e del territorio provocati dall’impatto umano sulla Terra segnano l’inizio di una nuova era geologica, l’Antropocene: “Abbiamo dimostrato come la criosfera possa registrare i segnali antropici derivanti non solo da processi industriali e da combustioni, ma anche da attività molto più quotidiane, come l’utilizzo di saponi, detersivi o creme. Alcuni componenti sufficientemente volatili e poco degradabili di questi prodotti possono essere trasportati dall’atmosfera anche a grandi distanze”, spiega Marco Vecchiato, ricercatore Cnr-Isp, tra gli autori dello studio.

Le masse d’aria che interessano il sito del monte Elbrus (5.642 m slm), infatti, arrivano dall’area mediterranea, dal Medio Oriente, ma soprattutto dell’Europa dell’Est. La distribuzione delle molecole derivate dai prodotti per l’igiene personale nella criosfera è poco nota e non sono stati riportati finora studi su carote di ghiaccio in letteratura. L’analisi contestuale dei PAHs, inoltre, ha permesso un paragone diretto fra le concentrazioni delle fragranze rivelate con il trend dei composti policiclici aromatici, noti traccianti ambientali.

Sono state individuate 17 molecole componenti le diverse fragranze sulla base della loro stabilità chimica, volatilità e persistenza. Le analisi sono state effettuate su campioni ricavati dalla carota di ghiaccio prelevata nel 2009 all’interno di una speciale “clean-room” presente nel Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica dell’Università Ca’ Foscari Venezia interamente rivestita in acciaio e appositamente progettata per l’analisi di contaminanti organici in tracce.

“Le concentrazioni delle fragranze individuate sono aumentate considerevolmente dagli anni ’30 fino al 2005, in particolare per quanto riguarda il benzil-, l’amil- e l’esil- salicilato. La deposizione di questi composti è aumentata in media di 20 volte nel periodo preso in esame. Abbiamo stimato un flusso totale di fragranze di circa 20 μg per anno negli strati inferiori della carota, attribuendolo a valori di fondo, ma tale valore è aumentato fino ad un picco di 565 μg per anno negli strati corrispondenti alle deposizioni più recenti”, spiega Vecchiato. La variazione diventa visibile a partire dagli anni ‘50 del 1900 e coincide con l’inizio della cosiddetta “Grande Accelerazione”: “Ciò è in linea non solo con altri traccianti antropici, come i solfati o il black carbon precedentemente analizzati nella stessa carota, ma più in generale con il trend globale dell’Antropocene”.

La dinamica delle concentrazioni di questi composti è stata influenzata anche dall’andamento della situazione socio-economica verificatasi nell’est Europa, con una riduzione delle emissioni nei periodi di gravi crisi. “Se il trend generale è in crescita, vi sono tuttavia 2 periodi in cui i flussi dei contaminanti diminuiscono: il primo, negli anni ’70, coincide con “l’era della stagnazione” avvenuta durante il governo Brezhnev, mentre il secondo si è verificato negli anni ’90 in seguito alla disastrosa crisi economica e sanitaria dopo la caduta dell’URSS. Negli anni seguenti però, le deposizioni sia di fragranze, che di PAH sono rapidamente tornate a crescere”, conclude il ricercatore Cnr-Isp. Lo studio è stato finanziato dal progetto MIUR-FISR “ICE MEMORY-An International Salvage Program”.

COVID E LAVORO: PRANZI TRA COLLEGHI A RISCHIO. 1 PERSONA SU 3 MANGIA SOLA

Chi già in presenza, chi si appresta a tornare nei luoghi di lavoro, fatto è che tra i nostri compaesani cresce l’attenzione per l’igiene e la pulizia degli ambienti. A questo proposito, Rentokil Initial Italia, azienda leader mondiale in disinfestazione e in servizi per l’igiene, ha commissionato a BVA-Doxa una ricerca per indagare il cambiamento delle abitudini degli italiani negli ambienti di lavoro rispetto all’igiene, a seguito della pandemia COVID-19. È emerso non solo un cambiamento significativo nei propri comportamenti, ma anche la comparsa di nuove abitudini e attenzioni rispetto alle persone e all’ambiente circostanti. Ad esempio, tra gli intervistati 1 persona su 5 (21%) ha ammesso che prima dell’emergenza sanitaria prestava poca (o nessuna) attenzione all’igiene delle mani sul luogo di lavoro. Con l’arrivo in Italia del SARS-CoV-2 invece, la totalità degli italiani (98%) presta ora molta o abbastanza attenzione all’igiene delle mani sul luogo di lavoro

I dati sull’igiene delle mani vengono rafforzati dalle risposte degli italiani che lavorano in ufficio. Dall’indagine si evince infatti che questa categoria di lavoratori ha rivoluzionato le proprie abitudini: prima dell’arrivo del coronavirus, solamente il 14% di essi prestava attenzione all’igiene delle superfici come esempio le scrivanie, a fronte del 66% che dichiara adesso di prestare invece molta attenzione a questo aspetto al proprio rientro.

E se gli accorgimenti in fatto di igiene possono sembrare tutto sommato una conseguenza scontata, in realtà i cambiamenti sono più profondi e toccano in qualche modo anche il modo di relazionarsi con gli altri.  

Il 74% degli italiani intervistati ha poi affermato che sta già facendo attenzione al distanziamento sociale nei luoghi di lavoro, o ha comunque intenzione di farlo al suo rientro. La pandemia non sta risparmiando neanche uno dei momenti di socialità più importanti al lavoro, la pausa pranzo: più di 1 persona su 3 (36%) afferma che al rientro sul posto di lavoro preferisce mangiare da sola piuttosto che con i colleghi.

CREME SOLARI: TEST ALTROCONSUMO SU 42 PRODOTTI

È arrivata l’estate e con lei le lunghe giornate passate al sole. In questo periodo giocano un ruolo di grande importanza le creme solari, fondamentali per proteggere la propria pelle, anche per chi è già abbronzato.

Da usare sia al mare che in montagna, in campagna ma anche in città, Altronconsumo si è presa la briga di fare un test (ecco link) sulla validità ed efficacia delle varie offerte sul mercato, perché scegliere la crema giusta significa evitare danni pericolosi alla nostra pelle, e non sempre la notorietà del marchio garantisce la qualità del prodotto.

RAGGI UV SCONFIGGONO IL COVID-19: DAL SOLE ALLE LAMPADE ARTIFICIALI, LA LUCE ULTRAVIOLETTA METTE KO LA PANDEMIA

Il sole condiziona l’evoluzione della pandemia sul Coronavirus SARS-COV-2. Lo dicono gli studi. Quelli svolti dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’IRCCS Fondazione Don Gnocchi di Milano. Merito dei raggi ultravioletti, dall’alto potere germicida.

La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2. Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi.

È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d’onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. Diversi sistemi basati su luce UV-C sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici. Tuttavia, per quanto spesso questa tecnologia venga richiamata pubblicamente a livello internazionale anche per la lotta alla diffusione della pandemia COVID19, una misura diretta della dose di raggi UV necessaria per rendere innocuo il virus non era stata ancora effettuata e finora erano state considerate dosi con valori tra loro molto contraddittori, derivati da altri lavori scientifici riguardanti precedenti esperimenti su altri virus. “Abbiamo illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus, dopo una calibrazione molto attenta effettuata con i colleghi di INAF e INT” dice Mara Biasin, Docente di Biologia Applicata dell’Università Statale di Milano “e abbiamo trovato che è sufficiente una dose molto piccola – 3.7 mJ/cm2 , cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglio– per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione”. Andrea Bianco, Tecnologo INAF aggiunge: “Con dosi così piccole è possibile attuare un’efficace strategia di disinfezione contro il coronavirus. Questo dato sarà utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e attuare protocolli ad hoc utili a contrastare lo sviluppo della pandemia”.

Il risultato ottenuto è stato molto importante anche al fine di validare uno studio parallelo, coordinato da INAF e Università degli Studi di Milano, per comprendere come gli ultravioletti prodotti dal nostro Sole, al variare delle stagioni possano incidere sulla pandemia, inattivando in ambienti aperti il virus presente in aerosol, contenuto ad esempio nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o, peggio, con tosse e starnuti. In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti UV-C (anch’essi prodotti dal Sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera) bensì i raggi UV-B e UV-A, con lunghezza d’onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli UV-C. In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato da una recente misura in luce UV-A e UV-B dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Tali risultati sono in buon accordo anche con quelli del primo articolo poc’anzi descritto, se opportunamente rapportati alle lunghezze d’onda più lunghe degli UV-B e UV-A. Fabrizio Nicastro, Ricercatore INAF commenta: “Il nostro studio sembra spiegare molto bene come la pandemia COVID19 si sia sviluppata con più potenza nell’emisfero nord della Terra durante i primi mesi dell’anno e ora stia spostando il proprio picco nei Paesi dell’emisfero sud, dove sta già iniziando l’inverno, attenuandosi invece nell’emisfero nord”. Sebbene altri fattori possano avere influenzato l’attenuazione del contagio che si registra nel nostro Paese da alcune settimane (distanziamento sociale, mutazione del virus, etc…), potrebbe essere istruttivo verificare nei mesi autunnali se una eventuale seconda ondata di contagi possa essere collegata alla minore efficacia del Sole nel neutralizzare il virus e quindi capire se il ruolo della radiazione emessa dal Sole sia stato determinante per l’attenuazione dei contagi, o abbia avuto solo un ruolo coadiuvante, e in che misura.

Lo studio di INAF e Università degli Studi di Milano è in linea con il modello del laboratorio di biodifesa delle forze armate americane, originariamente proposto nel 2005 da Lytle e Sagripanti, per spiegare l’andamento stagionale di certi virus, come ad esempio quelli influenzali.

“Gli studi effettuati sono di grande rilievo nell’ambito del contrasto alla pandemia COVID19 e dimostrano come l’approccio multidisciplinare condotto da ricercatori di Istituti diversi possa portare a eccellenti risultati” dice Mario Clerici, docente di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore scientifico dell’IRCCS di Milano della Fondazione Don Gnocchi.  “Le attività intraprese da INAF contro la pandemia COVID19 sono iniziate nello scorso marzo su specifico impulso diretto dal Ministero di Università e Ricerca a tutte le Università ed Enti di Ricerca. Le tecnologie e le competenze sviluppate in ambito astrofisico trovano ora applicazione e grande utilità per la società civile e sono utili al mondo imprenditoriale” osserva Giovanni Pareschi dell’INAF.

ESTATE, PELLE E FASE3: COME PROTEGGERSI DA CALDO E MASCHERINE

“L’uso continuativo e prolungato di mascherine crea un’occlusione ed un aumento di umidità che, soprattutto con il caldo, può determinare sulla pelle un accumulo di sebo e sudore, terreno ottimale per la proliferazione di batteri e funghi che vivono sulla nostra pelle – afferma il prof. Leonardo Celleno dermatologo e Presidente dell’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (AIDECO), che continua – Questo può dar luogo alla comparsa di imperfezioni, infiammazioni e sfoghi cutanei. Inoltre il continuo sfregamento con il tessuto della mascherina può provocare arrossamenti ed irritazioni, soprattutto a coloro che hanno già una pelle particolarmente sensibile e reattiva”. Che fare? Le parole d’ordine sono detersione, idratazione e un’azione lenitiva e “antiinfiammatoria”: “La detersione deve essere eseguita mattino e sera, con prodotti adatti alla propria tipologia cutanea. Per le pelli più secche e sensibili è consigliabile una detersione peri eliminare lo sporco presente sulla pelle con sostanze grasse come un olio, una crema od un latte detergente. Per le pelli miste o grasse, è preferibile optare per un detergente in gel o un detergente esfoliante e completare l’azione con un tonico astringente. Dopo la detersione, è bene applicare un prodotto idratante, formulato con sostanze in grado di apportare e trattenere acqua all’interno della pelle mantenendo così integra la barriera cutanea che riveste e protegge la cute. Per chi ha la pelle particolarmente soggetta a rossori ed irritazioni, è consigliato applicare prodotti lenitivi. Inoltre, per alleviare un po’ lo stress cui la pelle è sottoposta, è bene concedersi almeno una volta a settimana una coccola in più applicando una maschera per il viso”, spiega il presidente di AIDECO.

I prodotti cosmetici ideali da usare durante l’estate sono quelli con formulazioni fresche e leggere, come sieri, gel o mousse, ma anche acque idratanti spray da vaporizzare sul viso per idratare e rinfrescare la pelle. Per le amanti del make-up che non vogliono rinunciare al trucco è importante non appesantire ulteriormente la pelle già compromessa dalle mascherine. Il prof. Celleno consiglia l’utilizzo di BB o CC cream colorate che oltre ad uniformare l’incarnato contribuiscono ad idratare la pelle.

Ma attenzione: “È sempre bene applicare sempre un buon prodotto che protegga dalle radiazioni UV sia sulle zone del viso non coperte dalla mascherina, come fronte, contorno occhi e orecchie, ma anche nelle aree cutanee coperte da mascherine, così da evitare difformità di abbronzatura tra una zona e l’altra”, conclude il presidente dell’associazione.

COVID-19: SPERANZA, “ITALIA AL CENTRO SFIDA VACCINO”

“I primi pazienti Covid ricoverati in Italia erano due turisti cinesi. Oggi hanno donato 40 mila euro all’ospedale Spallanzani che li ha curati. È un bel gesto. Ora più che mai dobbiamo sempre difendere il principio di universalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Se un essere umano sta male va curato. Sempre e comunque. Indipendentemente dalla sua condizione economica o da dove sia nato”, ha scritto ieri sul suo profilo Facebook il Ministro della Salute Roberto Speranza, indicando anche come l’Italia sia al centro della sfida vaccino: “Ho incontrato oggi il management, le ricercatrici e i ricercatori della IRBM, l’azienda italiana che sta lavorando, in collaborazione con l’Università di Oxford, alla sperimentazione del vaccino contro il Covid-19. Solo un vaccino sicuro ed efficace ci può portare fuori dall’emergenza. Per questo è importante il ruolo dell’Italia nell’iniziativa europea siglata nei giorni scorsi. Siamo orgogliosi dei nostri scienziati e delle eccellenze della ricerca italiana”, ha aggiunto il Ministro della Salute. Viene da porsi una domanda: i primi a testarlo in Italia, saranno proprio i componenti del Governo?

VACCINO COVID-19: DA FINE 2020 ASTRAZENECA FORNIRA’ 400 MILIONI DI DOSI AI PAESI EUROPEI

Accesso al vaccino ampio, equo e no profit. Con l’accordo tra AstraZeneca e l’Inclusive Vaccines Alliance, guidata da Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi, dalla fine di quest’anno si prevede una fornitura che arriverà fino a 400 milioni di dosi del vaccino per il COVID-19 dell’Università di Oxford.

Il vaccino è attualmente in fase di sperimentazione grazie alla collaborazione con l’Università di Oxford a cui partecipa anche l’italiana IRBM, tramite la sua divisione Advent per i vaccini innovativi. Parallelamente, AstraZeneca continua a costruire diverse catene di approvvigionamento a livello globale, inclusa l’Europa. L’Azienda sta cercando di incrementare ulteriormente la sua capacità produttiva ed è aperta alla collaborazione con altre aziende al fine di rispettare il suo impegno di sostenere l’accesso al vaccino senza alcun profitto durante la pandemia.

C’è da dire che l’Azienda ha recentemente concluso accordi simili con il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations e Gavi the Vaccine Alliance per 700 milioni di dosi e ha concordato un accordo di licenza con il Serum Institute of India per la fornitura di un ulteriore miliardo di dosi, principalmente destinate ai paesi a basso e medio reddito. La capacità produttiva totale è attualmente pari a due miliardi di dosi.

Intanto l’Università di Oxford ha annunciato il mese scorso l’inizio di una sperimentazione clinica di fase II/III con AZD1222 nel Regno Unito su una popolazione di circa 10.000 volontari adulti. Ulteriori studi clinici di fase avanzata dovrebbero iniziare in altri Paesi. AstraZeneca riconosce che il vaccino potrebbe non funzionare, ma è comunque impegnata a far avanzare rapidamente il programma clinico e ad aumentare la produzione a rischio.

COLESTEROLO E CUORE: MANGIARE 42,5 G DI MANDORLE OGNI GIORNO PUÒ FARE LA DIFFERENZA

Una recente ricerca della Tufts University ha mostrato che consumare 42,5 grammi di mandorle al giorno rispetto al non mangiarne può aiutare a ridurre i costi sanitari associati alle malattie cardiovascolari nella popolazione statunitense. Lo studio è stato finanziato da Almond Board of California. Questa nuova ricerca si unisce ad altri studi che hanno dimostrato che il consumo regolare di mandorle può contribuire a ridurre i livelli di colesterolo LDL (lipoproteina a bassa densità), il cosiddetto colesterolo “cattivo”, un fattore di rischio riconosciuto per le MCV.

Lo studio aveva un obiettivo: stimare il costo-efficacia del consumo di mandorle nella prevenzione di malattie coronariche attraverso i cambiamenti nei livelli di colesterolo LDL nella popolazione degli Stati Uniti, analizzando sia casi a breve termine sia la prevenzione del rischio cardiovascolare a 10 anni. I ricercatori hanno sviluppato un modello per valutare la relazione tra il consumo di 42,5 g di mandorle al giorno rispetto alla mancata assunzione. I parametri delle MCV includevano le probabilità di aumentare i livelli di LDL, sviluppare un infarto acuto del miocardio (MI, o attacco di cuore), interventi chirurgici correlati al MI, la morte a causa di malattia, interventi chirurgici, nonché il costo della malattia e delle procedure nella popolazione degli Stati Uniti nel 2012. Il costo delle mandorle utilizzate in questa ricerca è basato sul prezzo nel mercato americano nel 2012.

PRIMO SOLE: 5 COSE DA FARE (E NON)

Smoothie idratanti per nutrire la pelle e maschere al pomodoro per spegnere i rossori. Ecco i consigli per una tintarella in sicurezza secondo Uala, sito e applicazione leader nel Sud Europa dedicato al mondo beauty e wellness.

PRIMO:  bere molto è il primo consiglio quando ci si espone al sole. Si può anche rendere l’assunzione dei liquidi più gradevole con un’acqua aromatizzata fresca e detox, che si realizza aggiungendo ad un litro d’acqua mezzo cetriolo e due scaglie di radice di zenzero. Dopo un paio d’ore in infusione in frigorifero si otterrà una bevanda perfetta da tenere vicino mentre ci si abbronza. Dopo l’esposizione, invece, si può reidratare la pelle con un semplicissimo smoothie anti-age, che si realizza con il succo di due arance, un limone e una carota, uniti a due cubetti di ghiaccio.

SECONDO: è bene che la tintarella avvenga solo dopo aver eliminato le cellule morte. Ecco perché si consiglia di eseguire sempre uno scrub, che si può realizzare anche a casa con un olio di mandorle, ad esempio, e qualche fondo di caffè. Vietato invece depilarsi nelle 24 ore precedenti all’esposizione in quanto aumenta il rischio di rossori e irritazioni.

TERZO: non solo la pelle, anche i capelli vanno protetti. La protezione, che va applicata almeno 15 minuti prima dell’esposizione e non quando si è già sotto il sole, va scelta in base alla tipologia di capelli: spray a base oleosa per quelli crespi e grossi, in crema per quelli fini. Dopo la tintarella, invece, sarebbe bene tenere a portata di mano l’olio di cocco, che non è utile solo in cucina, ma è un ottimo alleato soprattutto per chi ha una chioma secca e spenta. Massaggiato dalle radici alle punte e lasciato in posa 45 minuti dona ai capelli luminosità e morbidezza.

QUARTO: le labbra devono essere schermate dagli stick con un fattore di protezione di almeno 30. Prima dell’esposizione al sole uno scrub creato con un cucchiaio di zucchero di canna e uno di miele eliminerà le cellule morte anche da questa parte del corpo.

QUINTO: vietati profumi, colonie o acque profumate. L’alcool contenuto al loro interno potrebbe causare irritazioni. Sì, invece, ad acque lenitive e rinfrescanti, a patto che non sostituiscano una crema con un adeguato fattore di protezione. Realizzarne una a casa è semplicissimo: è sufficiente mischiare 100 ml di acqua con due cucchiaini di gel di aloe vera, dieci gocce di olio essenziale di menta e quattro cucchiaini di olio di cocco. Versata in un vaporizzatore – si può riciclare anche quello di un prodotto terminato – aiuta a rinfrescare la pelle durante la tintarella e ad attenuare la sensazione di calore sul corpo.

Se neanche questi accorgimenti sono sufficienti e la sera il viso è rosso come un pomodoro, proprio questo ingrediente di facile reperibilità in qualunque cucina aiuterà a spegnere il rossore. Sarà infatti sufficiente unire un bicchierino di latte intero e un cucchiaio di concentrato di pomodoro e spalmare il composto sul viso con una spugnetta pulita, evitando accuratamente gli occhi, per ottenere subito una sensazione di sollievo.

NELL’AUTOFAGIA LA RISPOSTA PER TRATTARE I CORONAVIRUS?

I primi Coronavirus, molto aggressivi e in grado di causare la morte di un terzo dei pazienti colpiti, risalgono al 2012 quando sono stati riscontrati in Arabia Saudita. Ad oggi trattamenti efficaci per il MERS-Coronavirus non sono ancora stati individuati, ma un percorso interessante per i risultati che ha dimostrato viene dal team dell’Istituto di Virologia dell’Università di Medicina della Charité di Berlino. Questa ricerca per combattere la malattia si basa sull’autofagia. Si tratta di un processo di riciclaggio cellulare, in cui le cellule eliminano i componenti danneggiati o malati per rigenerare e costruire nuove cellule più sane; in questo modo i virus vengono solitamente identificati e smaltiti. Il team ha scoperto che il virus MERS-Coronavirus può replicarsi in modo efficiente solo se inibisce l’autofagia. Lo studio si è quindi concentrato sull’uso di potenziali sostanze che potrebbero indurre il processo di autofagia e quindi ridurre l’infezione virale.  “Studi che indagano l’interazione tra autofagia e virus hanno rivelato che alcuni virus utilizzano parti del macchinario autofagico per la propria replicazione, ma hanno anche sviluppato strategie per sfuggire alla degradazione autofagica. Un ruolo dell’autofagia è suggerito dalla ricerca per un altro CoV, il virus dell’epatite dei topi (MHV) e per il virus della gastroenterite trasmissibile (TGEV). Quindi, gli agenti che inducono l’autofagia possono avere effetti antivirali, e anzi la macroautofagia cellulare è un meccanismo con effetti antivirali documentati”, ha dichiarato Ulisse Franciosi, biologo e autore per Erga edizioni del volume “Digiuno, Autofagia, Cibi Autofagici e Longevità”.

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