DANNO SOLARE: GLI ITALIANI SI PROTEGGONO?

Il primo studio di ISDIN sulle abitudini in fatto di fotoprotezione rivela che quasi la metà degli italiani (48%) si protegge quotidianamente dal sole. E la percentuale scende fino al 27% nel caso di uomini, nonché al 18% se hanno meno di 18 anni. Questo dato è preoccupante se pensiamo che l’80% dell’invecchiamento cutaneo si produce a causa del danno solare accumulato. Vediamo che le persone, in estate o quando si espongono al sole, si proteggono e sono molto più consapevoli rispetto agli anni passati;  ma bisogna ancora insistere molto sulla protezione quotidiana e soprattutto nei giovani. I raggi UVB sono responsabili della classica scottatura estiva, ma sono i raggi UVA, presenti tutti i giorni dell’anno, che causano l’invecchiamento cutaneo, macchie e patologie più gravi come il cancro della pelle” spiega Aurora Garre, Medical Marketing Manager di ISDIN. 

OCCHIAIE, BORSE E ZAMPE DI GALLINA: COME COMBATTERLE

“A me gli occhi”, dicevano una volta maghi e prestigiatori, soprattutto per distogliere l’attenzione degli spettatori dal trucco, che sarebbe stato evidente. In epoca di mascherine però, gli occhi sono l’unica parte del viso che resta scoperta; l’unica zona sulla quale si sofferma lo sguardo. Ma l’area degli occhi è anche quella più delicata, «quella che per prima registra il passare del tempo, non corretti stili di vita e che il sole tende a marcare maggiormente», osserva Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano. Borse, occhiaie, ma anche le piccole rughe che si formano a lato degli occhi (le cosiddette zampe di gallina), possono rappresentare un problema. «La zona degli occhi è una zona ad alta espressività: pensiamo solamente a quante volte durante una giornata tendiamo a socchiudere gli occhi per sorridere oppure per mettere a fuoco, quante volte li strizziamo perché li sentiamo stanchi o irritati. È una zona dove la pelle è molto sensibile. Così i primi segni del tempo si iniziano già a vedere poco dopo i 30 anni».
Porre rimedio è possibile partendo da quelli che sono i classici stili di vita corretti, con una variegata alimentazione, un buon riposo e la protezione dal sole. «Per contrastare le fastidiose zampe di gallina che si formano un rimedio molto efficace è la tossina botulinica: un iniettivo che permette di restituire una pelle tonica, ma anche richiede dei trattamenti di “manutenzione”», osserva Gilardino. «Nelle situazioni un po’ più compromesse è possibile ricorrere anche al laser frazionato: questo non solamente restituisce elasticità alla pelle, ma permette di combattere anche le rughe più sottili che appesantiscono lo sguardo».
Differente è l’approccio alle borse e alle occhiaie. «Entrambe possono avere origine genetica e dipendono dalla conformazione del viso. Le prime derivano dalla presenza di un eccesso di tessuto adiposo che ernia e protrude sotto la pelle delle palpebre inferiori e per queste, l’unico intervento efficace è di tipo chirurgico. La chirurgia però non deve spaventare, oggi ci sono tecniche assolutamente mini invasive che non lasciano alcuna cicatrice e in modo rapido permettono l’asportazione della piccola eccedenza di grasso che dà origine alla borsa». Altra cosa sono le occhiaie. «È quando l’occhio si presenta scavato, con la pelle sottostante un po’ più scura che rende lo sguardo, quindi anche tutto il viso, piuttosto stanco. È possibile intervenire con dei filler per riempire le parti che il tempo, o la propria costituzione, hanno “svuotato”, attenuando così anche l’ “effetto scuro” sotto gli occhi. Tendenzialmente le occhiaie sono costituzionali, dipendono dalla conformazione del volto e dalla struttura della pelle». Nei casi in cui l’occhiaia sia determinata anche da un colore più scuro della pelle, «è possibile schiarire il colore con dei peeling», puntualizza la specialista.
Per la parte superiore degli occhi, per illuminare lo sguardo, c’è la blefaroplastica non chirurgica. «Nelle palpebre superiori, a fronte di una leggera lassità della pelle, non è più necessario ricorrere ad un intervento chirurgico, ma vi sono delle tecniche di medicina estetica che permettono di migliorare la tonicità della pelle in quell’area. Conosciuta come la “blefaroplastica non chirurgica”, questo trattamento si basa sulla creazione di micro coagulazioni che consentono alla pelle di ritrarsi. Nelle situazioni più compromesse, l’unica strada resta la blefaroplastica più tradizionale che però è stata migliorata molto nei tempi di recupero».
In generale, nel periodo estivo è meglio orientarsi verso trattamenti di medicina estetica «avendo cura però di non esporsi al sole per un paio di settimane. La chirurgia è più indicata in autunno», conclude Gilardino.

GRAPPA: CONSIGLI PER APPREZZARLA

La Grappa si può apprezzare anche nel periodo estivo, prestando attenzione alle modalità di consumo più corrette. In primis, a differenza di quello che molti dicevano in passato, si consiglia di tenerla in frigorifero, riportandola nell’ambiente qualche minuto prima della degustazione in modo da consentirle il raggiungimento dei 15-18° che costituiscono la temperatura di consumo ottimale: temperature più basse o superiori, infatti, altererebbero negativamente la percezione del bouquet aromatico. Altro consiglio è di non aggiungere mai ghiaccio perché l’annacquamento rovinerebbe l’intensità, i profumi e il gusto del distillato.

A dare questi suggerimenti e scardinare il luogo comune del consumo solo invernale della grappa è Elvio Bonollo, IV generazione della famiglia alla guida delle Distillerie Bonollo Umberto, leader nel mercato e azienda che da sempre fa dell’innovazione e della sperimentazione le chiavi del suo successo. Se negli anni l’impegno si è profuso nell’innovare in termini di sviluppo di prodotti nuovi, oggi si lavora a nuovi modelli di consumo. Il mondo OF Bonollo ha elevato il carattere della grappa, rendendola in grado di confrontarsi con i grandi distillati internazionali attraverso prodotti dal bouquet unico, dall’ampiezza aromatica morbida e distintiva, vivaci, eleganti e raffinati, in grado di proporre momenti di grande appagamento sensoriale. Una recente analisi del mercato nazionale – realizzata da Artefice Group in collaborazione con Toluna – conferma come tra i consumatori di spirits la grappa invecchiata in barrique raccolga un apprezzamento nettamente più elevato rispetto alle altre tipologie -il 45% del campione la preferisce- con un valore che sale al 67% fra i consumatori più esperti, ovvero gli intenditori. Il consumatore esperto si dimostra più sofisticato ed esigente, la sua esperienza sensoriale – sempre più qualitativa e meno quantitativa- continua anche nel periodo estivo.

8 SETTEMBRE, GIORNATA MONDIALE FISIOTERAPIA: LA VITA SI RIMETTE IN MOVIMENTO

“Per la Giornata Mondiale Edizione 2020 che ha come focus la riabilitazione dopo il Covid.19 e il ruolo del fisioterapisti nella gestione di persone affette da coronavirus – sottolinea Mauro Tavarnelli, Presidente nazionale AIFI – abbiamo voluto identificare, sviluppare e lanciare uno slogan semplice e diretto, che fosse in grado di mettere al centro della nostra iniziativa proprio le persone assistite, che sono le voci più adeguate per raccontare e testimoniare quanto l’intervento del fisioterapista sia stato importante per tornare pienamente a vivere”.

Da qui il messaggio che l’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI) lancia per l’8 settembre, della Giornata Mondiale della Fisioterapia: “Fisioterapia e la vita si rimette in movimento”. Per l’occasione saranno sviluppate alcune iniziative (qui il programma) e ci sarà un evento in diretta televisiva online proprio su AIFICHANNEL (ore 21, https://aifi.net/aifi-channel-main/). La giornata, nata nel 1966 dalla World Confederation for Physical Therapy (WCPT), è diventata l’appuntamento di dialogo e confronto tra cittadini, sistemi sanitari e gli oltre 670mila fisioterapisti che operano nelle 122 nazioni che compongono la Confederazione mondiale della professione.

VIRALE, BATTERICA O ALLERGICA: LA CURA PER OGNI CONGIUNTIVITE

Ho l’occhio rosso e gonfio!”, Mi prudono gli occhi!”, “Nel mio occhio c’è pus!. Queste le frasi che spesso denunciano la presenza di una congiuntivite che può essere virale, batterica o allergica. Occorre il consulto dello specialista nel 70% dei casi. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) sottolinea come solo una corretta diagnosi permetta di ricevere il trattamento idoneo, evitando complicazioni gravi che possono portare anche a danni strutturali all’occhio.

Con un rischio di trasmissione del 50%, la congiuntivite infettiva più comune è la congiuntivite virale. Questa colpisce generalmente la popolazione adulta e si presenta prevalentemente in estate. Nel mirino possono essere entrambi gli occhi, che vengono irritati da una secrezione acquosa causando bruciore e fotofobia. Primo responsabile è l’Adenovirus (90% dei casi), un virus che spesso colpisce altre parti dell’organismo, in particolar modo le vie respiratorie, dando vita a ulteriori sintomi come mal di gola, rinite, tosse e ingrossamento linfonodale. A provocare la congiuntivite virale può, inoltre, essere l’Herpes Simplex (1,3%-4,8% dei casi) che attacca un solo occhio e si associa ad herpes labiale. A seguire Herpes Zoster e Molluscum Contagiosum: il primo coinvolge il nervo trigemino, mentre il secondo è spesso associato a congiuntivite follicolare con lesioni alla palpebra. In entrambi i casi, le complicanze possono essere gravi come danni alla cornea e uveite. Sebbene non esista nessun trattamento ad hoc, l’uso di antivirali topici o sistemici può rivelarsi utile per impedire complicanze. Impacchi freddi, lacrime artificiali e antistaminici topici alleviano la sintomatologia. Bisogna inoltre ricordare di utilizzare asciugamani e salviette personali per non favorire la trasmissione dell’infezione.

A prediligere i bambini, invece, è la congiuntivite batterica: si stima, infatti, che nel 50%-75% dei casi siano i piccoli pazienti ad esser vittima di questa fastidiosa infezione. Se la congiuntivite virale ama il clima estivo, quella batterica tende a presentarsi prevalentemente nel periodo tra dicembre e aprile. Una secrezione purulenta appiccicosa e sensazione di corpo estraneo nell’occhio sono i sintomi che la caratterizzano. Nei bambini, i principali batteri responsabili sono Haemophilus influentiae (29% dei casi) e Streptococcus pneumoniae (20%). Anche gli adulti possono essere colpiti da questa forma di congiuntivite infettiva che, in questi soggetti, è causata prevalentemente da Staphylococcus aureus, a cui seguono Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influentiae. Inoltre, una scarsa produzione lacrimale, traumi, condizioni di immunodepressione sono tutti veri e propri fattori di rischio per l’insorgenza della congiuntivite batterica. A rappresentare il veicolo principale di trasmissione dell’infezione sono le mani che, se non lavate accuratamente e frequentemente, spalancano le porte a germi e batteri.Una volta diagnosticata, la congiuntivite batterica va trattata tempestivamente con un collirio antibiotico.

Inoltre, a presentare condizioni importanti è la congiuntivite batterica iperacuta, un’infezione a esordio improvviso che progredisce fino alla perforazione della cornea. Causata spesso da Chlamydia o Neisseria Gonorrhoeae, malattie sessualmente trasmesse che possono diffondersi anche all’occhio, la congiuntivite batterica iperacuta è caratterizzata da un’abbondante secrezione purulenta, visione diminuita, dolore e linfoadenopatia”, fanno sapere dal WAidid.

Ai primi sintomi di congiuntivite è molto importante consultare il medico ed evitare assolutamente il fai-da-te ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente WAidid e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma -. Se non viene correttamente curata, la congiuntivite può comportare complicanze, soprattutto nel caso della forma batterica provocata da Chlamydia o dalla gonorrea. Otre a danni alla cornea, l’infezione può diffondersi per via sistemica e possono verificarsi persino condizioni come sepsi o meningite, capaci di mettere in pericolo la vita del paziente. Quanto alla trasmissione, sia nell’eventualità si tratti di congiuntivite virale sia nel caso di congiuntivite batterica ha concluso la Professoressa Esposito – questa può avvenire facilmente attraverso il contatto diretto con il paziente o con oggetti contaminati dai microorganismi responsabili dell’infezione. Fondamentale, quindi, la prevenzione: lavare accuratamente e frequentemente le mani per almeno 40 secondi impedisce l’attecchimento di virus e batteri. Si tratta di una regola d’oro che è bene insegnare fin da piccolissimi”.

“Particolare attenzione viene richiesta ai portatori di lente a contatto – aggiunge il Professor Stefano Gandolfi, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Visivo all’Università di Parma – nonché ai pazienti che, di recente, sono stati sottoposti ad intervento di estrazione di cataratta. In entrambe le condizioni, una congiuntivite può portare a complicanze gravissime, quali ulcere corneali o endoftalmiti, tali da causare una perdita irreversibile della vista. Al minimo accenno di arrossamento congiuntivale, con o senza secrezione, il portatore di lente a contatto deve immediatamente sospenderne l’applicazione. Analogamente, davanti a un arrossamento intenso e dolore, durante i primi 7-10 giorni da un intervento per cataratta, il paziente deve immediatamente rivolgersi all’oculista per una urgente valutazione della situazione” .

Non si parla di contagio, invece, nel caso di congiuntivite allergica. Di natura non infettiva, dunque, questa forma di congiuntivite è dovuta alla risposta infiammatoria della congiuntiva ad allergeni presenti nell’ambiente. Si tratta della forma più frequente di congiuntivite che, nel periodo compreso tra fine marzo e settembre (quando i pollini aumentano la loro concentrazione nell’aria), arriva a colpire fino al 40% della popolazione. Sintomo principale è il prurito che si manifesta intensamente insieme all’arrossamento degli occhi. I fastidi agli occhi possono inoltre essere associati a naso che cola, starnuti e, a volte, febbre.

Il problema, in genere, scompare evitando il contatto con la sostanza scatenante e utilizzando lacrime artificiali. Nelle manifestazioni più importanti, è opportuno somministrare un collirio antistaminico e farmaci corticosteroidei.

PASSIONE PIZZA: LE REGOLE PER SCEGLIERLA BENE

Un bell’aspetto, la giusta consistenza, le “bolle” in evidenza, la forma: le regole per capire se la pizza è buona e ben fatta sono ben precise ed hanno molto a che fare con il lievito, ingrediente essenziale di questo classico della nostra cucina.

A spiegare in dettaglio i principi pratici per non sbagliare in fatto di pizza è il sito welovelievito.it, promosso dal Gruppo Lievito da zuccheri di ASSITOL, l’Associazione dell’Industria olearia italiana. Esistono alcuni indicatori a cui fare attenzione in pizzeria o in panificio. Il primo segnale che conferma la qualità della pizza è la forma e, in generale, il bell’aspetto. Può sembrare scontato, invece anche questo indicatore è fondamentale. In particolare l’artigiano capace preparerà una pietanza tondeggiante.

Una buona pizza deve essere consistente e ben cotta. Se appare umida all’interno, vuol dire che è mal cotta. No, dunque, alla preparazione che, al taglio, risulti gommosa o pesante. Non è un modo di dire, la pizza “deve sciogliersi in bocca”, ovvero facile da mangiare.
Un altro segnalatore visivo di qualità sono le “bolle”, ovvero gli alveoli, che mostrano chiaramente se l’impasto della pizza è lievitato a regola d’arte. Questo passaggio è infatti fondamentale perché il risultato finale sia di buon livello. In pratica, il lievito trasforma gli zuccheri presenti nell’amido della farina in alcol e anidride carbonica, che fa crescere l’impasto e crea la classica alveolatura, ovvero le bolle. Attenzione, però: gli alveoli devono essere tondi, ma non presentarsi in quantità eccessiva.

La giusta lievitazione è importantissima perché, se ben eseguita, rende più digeribile e leggera la pizza. Il lievito termina del tutto la sua azione quando la temperatura supera i 50 gradi, quindi quando inizia la cottura, che avviene a temperature molto superiori, si ferma anche la fermentazione. Quando la pizza arriva nello stomaco, il lievito si è già del tutto disattivato, come pure l’anidride carbonica. Per questo motivo, è scorretto affermare che “la pizza gonfia per colpa del lievito”.
L’impasto, oltre ad essere ben lievitato, deve raggiungere la giusta maturazione, in modo da consentire agli enzimi di scomporre amidi e glutine in elementi più semplici. Sono quindi i tempi a decidere se la maturazione è giunta a buon fine. Anche questo passaggio aiuta a digerire bene la pizza. Il bravo artigiano è tale se riesce a coordinare lievitazione e maturazione, orchestrando le due diverse tempistiche in modo da concluderle insieme.

Pizza di qualità significa un piatto saporito e dagli aromi allettanti. Occhio però al sale: chi non sa confezionare questa pietanza tradizionale, spesso esagera con il condimento. Il che significa, di lì a qualche ora, sperimentare una sete fastidiosa, spesso accompagnata da ritenzione idrica, che può provocare gonfiori. Anche in questo caso, spesso l’accusato è il lievito, in realtà del tutto incolpevole, che, come si è visto, si è già volatilizzato all’inizio della cottura al forno.

D’estate, insomma, la pizza non è controindicata, a  patto che sia preparata con cura. Addirittura, se effettuata a regola d’arte, la lievitazione può migliorare alcune caratteristiche nutrizionali della pietanza: in uno studio sperimentale su soggetti diabetici, svolto da ricercatori dell’Università della Campania e della “Federico II” di Napoli, è emerso che la risposta glicemica risulta inferiore quando la pizza viene lievitata correttamente.

GRAN TOUR SULLA FIAT SPIAGGINA

Un Grand Tour alla ricerca del turista “perduto” a bordo della Fiat 500 Spiaggina annata 1974 “Sofia”. È l’idea cavalcata da Francesco Seresina, proprietario di Villa Sostaga albergo di lusso sul Lago di Garda affiliato alla prestigiosa guida Condé Nast Johansens. A capitanare l’evento il motto: “Se non vieni sul Lago di Garda, il Lago di Garda verrà da te”. Il tour promozionale è partito lo scorso 26 luglio dal lago di Caldaro (Bolzano). Nel “Sofia tour” ha guidato dal Lago di Garda attraverso il Brennero, l’Austria fino a Monaco, per poi far tappa a Tegersee e Chiemsee e arrivare a Garmisch Partenkirchen il 31 luglio per fare rientro in Alto Adige il primo giorno d’agosto: 13 tappe in 7 giorni per attirare l’attenzione dei clienti.

REGINA ELENA: RICOSTRUITA MANDIBOLA CON LEMBO SCAPOLA IN DONNA DI 87 ANNI DOPO TUMORE

L’equipe dell’Unità di Otorinolaringoiatria dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, diretta da Raul Pellini, ha asportato un esteso tumore dell’arco della mandibola, con contestuale  ricostruzione chirurgica, alla signora M. di 87 anni che ha superato in modo brillante il delicato intervento durato 8 ore.  

“E’ necessario ricostruire il deficit osseo per garantire una buona qualità di vita al paziente, specie quando particolarmente fragile e più esposto a complicanze. La rimozione dell’arco anteriore mandibolare  – ha spiegato Raul Pellini – comporta un difetto funzionale ed estetico molto invalidante.”  

“Siamo molto soddisfatti della riuscita dell’intervento che è sofisticato e molto raramente può essere effettuato in pazienti di età così avanzata– prosegue Pellini – . Solitamente la sede donatrice di tessuto è la gamba, che offre una porzione di osso più idonea alla ricostruzione e consente a due equipe chirurgiche di lavorare contemporaneamente. In questo caso la paziente, presentava però difficoltà alla deambulazione legate all’età e a una fisiologica degenerazione articolare. Abbiamo scelto, in accordo con la paziente e dopo consulto con i familiari, di prelevare l’osso donatore dalla scapola, nonostante le maggiori difficoltà tecniche ed esecutive.” 
L’ intervento, eccezionale in una paziente così anziana, non ha presentato complicanze e a distanza di pochi giorni dall’operazione M. è stata dimessa ed è tornata dalla sua famiglia.   
 

“Questo è un ottimo esempio dell’attenzione che gli Istituti rivolgono al paziente fragile, anziano e oncologico  dichiara Francesco Ripa di Meana, direttore generale IFO.In emergenza sanitaria da Covid19 siamo ancor più proiettati verso la continua innovazione nella ricerca clinica e nell’adozione dei massimi criteri di sicurezza a favore dei cittadini e delle prestazioni offerte.” 

“Il lembo di osso prelevato dalla scapola – spiega Raul Pellini –  è stato rivascolarizzato e mediante tecniche microchirurgiche alle arterie e alle vene del collo, per ripristinare l’aspetto estetico e soprattutto funzionale, ricostruendo i tessuti asportati per la neoplasia.” (vede foto) 

In generale gli interventi di questo tipo hanno un importante impatto funzionale sull’alimentazione rischiando di sbilanciare il già precario equilibrio di questo tipo di pazienti. 

Non è il primo intervento che l’equipe di Pellini affronta con coraggio e professionalità su un segmento di popolazione fragile appartenente alla “quarta età”. Già appena prima del lockdown erano state operate la signora D. e la signora V. di 96 e 92 anni, affette entrambe da un tumore della bocca. Anche in questo caso gli interventi sono riusciti brillantemente consentendo alle pazienti di risolvere il problema oncologico e ottenendo una miglior qualità di vita. 

STUDIO SULLA QUERCITINA: INIBISCE SARS-COV-2

Uno studio internazionale cui partecipa l’Istituto di nanotecnologia del Cnr ha scoperto che la quercetina funge da inibitore specifico per il Coronavirus SARS-CoV-2 responsabile del Covid-19, mostrando un effetto destabilizzante sulla 3CLpro, una delle proteine fondamentali per la replicazione del virus. Lo studio è pubblicato sull’International journal of biological macromolecules.

“Lo sviluppo di un vaccino è certamente la soluzione più radicale per risolvere questo problema e i primi risultati in questo senso sono incoraggianti, ma ci sono anche altre armi a disposizione per combattere una pandemia virale. Il caso più famoso è dato dal virus HIV responsabile dell’AIDS, malattia per la quale la mortalità è attualmente azzerata per chi ha accesso alle cure mediche: un successo raggiunto nonostante non si sia mai ottenuto un vaccino, grazie allo sviluppo di potenti farmaci antivirali che bloccano la proteasi specifica dell’HIV, una proteina fondamentale per la replicazione virale. Alcuni di questi farmaci sono stati testati su SARS-CoV-2, ma non hanno sortito l’effetto sperato. Lo sviluppo di farmaci antivirali specifici per il coronavirus è dunque un altro grosso filone di ricerca per risolvere la pandemia di Covid-19”, fanno sapere dal Cnr.

Cosa fa la quercitina? Questa molecola ha un effetto destabilizzante su 3CLpro, una delle principali proteine del virus, fondamentale per il suo sviluppo e il cui blocco dell’attività enzimatica risulta letale per SARS-CoV-2. Il risultato è frutto del lavoro di ricerca condotto da Bruno Rizzuti dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza con un gruppo di ricercatori di Zaragoza e Madrid ed è stato pubblicato sulla rivista International journal of biological macromolecules.

“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione”, afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio. “Già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco. La quercetina ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico: è presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative. Sono note anche le sue proprietà farmacocinetiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo”.

Inoltre la quercetina può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica. Poiché non può essere brevettata, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche.

“Lo studio parte da una caratterizzazione sperimentale di 3CLpro, la proteasi principale di SARS-CoV-2”, precisa Olga Abian, dell’Università di Zaragoza e prima autrice della pubblicazione: “Questa proteina ha una struttura dimerica, formata da due sub-unità identiche, dotate ciascuna di un sito attivo fondamentale per la sua attività biologica. In una prima fase del lavoro è stata studiata, con varie tecniche sperimentali, la sensibilità a varie condizioni di temperatura e pH: un risultato importante perché molti gruppi stanno lavorando su 3CLpro come possibile bersaglio farmacologico, in virtù del fatto che è fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus. Per questa proteina sono già segnalate in letteratura molecole che fungono da inibitori, ma non utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali”.

“La parte più interessante di questo lavoro è lo screening sperimentale eseguito su 150 composti, grazie a cui la quercetina è stata individuata come molecola attiva su 3CLpro”, conclude Adrian Velazquez-Campoy dell’Università di Zaragoza, che ha diretto il gruppo di ricerca e ha già lavorato alla ricerca di farmaci inibitori della proteina per il virus SARS originario che causò l’epidemia del 2003. “La quercetina riduce l’attività enzimatica di 3CLpro grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina. Ovviamente contiamo si trovi un vaccino, ma i farmaci saranno comunque necessari per le persone già infette e per chi non può essere sottoposto a vaccinazione. La ricerca di nuove molecole mira quindi a somministrare una combinazione di differenti composti, per minimizzare la resistenza ai farmaci e lo sviluppo di nuovi ceppi virali”. Lo studio è stato supportato dalla Fundación hna.

ETNA: MAPPA INGV DELLE ZONE A MAGGIORE PERICOLOSITÀ SISMICA

Il 26 dicembre 2018 una scossa sismica, causando ingenti danni alle zone urbane di nove comuni etnei.

Su impulso del Commissario Straordinario designato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la ricostruzione dell’area etnea, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha messo a disposizione l’esperienza di ricercatori altamente specializzati nel rilevamento geo-strutturale e nella pianificazione territoriale di aree vulcano-tettoniche attive, per l’elaborazione di una mappa statica ed interattiva (WebGIS) delle “microzone omogenee” delle faglie etnee attivate dal sisma del 2018

In seguito alla scossa sismica di magnitudo Mw 4.9 che ha interessato il fianco sud-orientale dell’Etna (il 26 dicembre 2018), l’INGV ha elaborato una mappa (pubblicata nei giorni scorsi dal Commissario. La mappa è frutto del lavoro di un team di esperti coordinato da Marco Neri, ricercatore dell’INGV in comando presso la Struttura Commissariale, e composto anche da geologi del Genio Civile di Catania e dell’Agenzia Invitalia. Nella mappa si individuano sia le faglie che si sono attivate in occasione del sisma, sia le zone di maggiore pericolosità sismica nel territorio, distinguendole in Zone di Attenzione (ZAFAC), Zone di Suscettibilità (ZSFAC) e Zone di Rispetto (ZRFAC).

SCUOLA E INTERNET: UECOOP, 1 FAMIGLIA SU 4 SENZA

In Italia 1 famiglia su 4 (25,3%) non dispone di un accesso Internet a banda larga in grado di supportare senza problemi massicci flussi di dati e collegamenti audio video necessari alla didattica on line. E’ quanto emerge da una analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati Istat in riferimento alla prossima riapertura delle scuole con la gestione delle presenze in aula dei ragazzi e delle lezioni on line. Le lezioni telematiche saranno infatti necessarie durante chiusure temporanee o quarantene episodiche e – sottolinea Uecoop – possono integrare l’apprendimento scolastico in circostanze in cui si alterna la presenza dei ragazzi a scuola per rispettare le esigenze di allontanamento fisico nelle aule più piccole come – spiega Uecoop – è stato evidenziato al vertice europeo con l’OMS promosso dall’Italia sulla scolarizzazione durante la pandemia da Covd-19.

L’emergenza coronavirus con le regole di distanziamento e le precauzioni per limitare il diffondersi del contagio sta comportando un ripensamento globale della scuola fra turni di ingresso, rimodulazione degli spazi nelle aule e lezioni a distanza. Ma la didattica on line si scontra però con il divario digitale che caratterizza l’Italia dove – sottolinea Uecoop – ¼ delle famiglie addirittura non dispone di un accesso a Internet a banda larga secondo gli ultimi dati Istat. Una situazione che colpisce di più le regioni del sud, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Basilicata al Molise fino alla Puglia dove – continua Uecoop – in media 1 casa su 3 non dispone di un collegamento on line in grado di supportare grandi flussi di dati.

Una situazione che – evidenzia Uecoop – mette in difficoltà sia le scuole che una parte importante dei 7 milioni (il 37% al sud) di ragazze e ragazzi fra i 6 e i 18 anni in Italia. Il diritto all’istruzione oltre a essere costituzionalmente riconosciuto è anche il presupposto per la costruzione del futuro delle nuove generazioni e del Paese, soprattutto – conclude Uecoop – in un momento delicato come quello attuale dove le conseguenze dell’emergenza coronavirus hanno già provocato una drammatica caduta del Pil.

MASCHERINE: 1 ITALIANO SU 4 LA RIFIUTA

Oltre un italiano su quattro (27%) rifiuta la mascherina o la indossa raramente senza curarsi del pericolo di contagio e senza rispettare le misure di sicurezza imposte dalla pandemia. E’ quanto emerso dall’indagine Coldiretti/Ixè sull’estate ai tempi del Coronavirus.

L’estate 2020 – continua la Coldiretti – evidenzia la tendenza ad abbandonare alcune delle “buone pratiche” che durante il lockdown e nelle primissime settimane successive erano adottate dalla pressoché totalità del Paese, dall’utilizzo delle protezioni per il viso al distanziamento di almeno un metro, dal divieto di assembramenti al rispetto di norme igieniche fondamentali a partire da lavaggio delle mani.

Se una cospicua fetta di cittadini è diventata “allergica” alle mascherine, c’è comunque un 32% di italiani – continua Coldiretti – che dichiara di usarla spesso, mentre un 44% la indossa addirittura sempre soprattutto in vacanza. Esiste però una minoranza rumorosa che sempre più spessa si ribella, anche con violenza, all’obbligo di tutelare la propria salute e quella degli altri, soprattutto fra i più giovani.  

Nonostante questo però la preoccupazione per i contagi ha portato il 35% dei vacanzieri a trascorrere l’estate 2020 evitando il più possibile contatti con altre persone e restando da soli o con la propria famiglia, secondo l’indagine Codiretti-Ixe’. A questi si aggiunge un altro 59% – continua la Coldiretti – che per le vacanza ha scelto gli amici più stretti e fidati, mentre un 8% non ha rinunciato alle vacanze di gruppo, cercando anche di fare nuove conoscenze. Una situazione che – conclude Coldiretti – soprattutto in occasione di grandi assembramenti ha portato a un aumento dei contagi. 

TAMPONI DIFFUSI E ANCHE DAI PRIVATI

“In questi giorni circa 10 milioni di persone si rimetteranno in movimento per la ripresa delle attività del nuovo anno scolastico. Le evidenze epidemiologiche sottolineano l’importanza di ricorrere a tamponi diffusi per contenere il contagio da Covid. Per farlo è essenziale potenziare la macchina pubblica e ricorrere anche al supporto del privato. Urgono dal ministero della Salute chiare Linee guida per evitare che ogni regione vada in ordine sparso”. A dirlo Lettera150, il think tank che riunisce circa 250 accademici di diverse discipline in un documento a firma di Giuseppe Valditara, coordinatore. “Il momento che stiamo vivendo, ed il pericolo di una nuova espansione dell’epidemia, richiede la massima sinergia e collaborazione delle strutture pubbliche e private sul territorio nazionale al fine di garantire la più ampia diffusione delle indagini diagnostiche. Tre i motivi: la tutela della salute dei cittadini; la tutela dell’iniziativa economica e della tenuta del Paese; il risparmio per il Servizio sanitario nazionale”, si legge nel documento. “In tal senso, risulta incomprensibile, oltre che inammissibile, che alcune Regioni decidano autonomamente di ostacolare il servizio diagnostico tramite la somministrazione di tamponi da parte delle strutture private già autorizzate dal SSN”. Il rischio, evidenziano gli esperti di Lettera150, ” è di creare storture ed inefficienze sul territorio, proprio nel momento in cui serve il massimo sforzo per evitare il ripartire dell’epidemia. Chiediamo al ministero della Salute linee uniformi a livello nazionale che disciplinino il servizio. I tamponi su vasta scala restano l’unico strumento per individuare gli infetti e circoscrivere i focolai. Il Paese non può permettersi nuovi lockdown”. Ne conviene anche Mariastella Giorlandino, presidentessa Artemisia Lab: “Rimango profondamente ammirata e colpita da questa posizione chiara e nitida, presa a tutela della salute da parte di tutte queste autorità. Trovo sia fondamentale la posizione che devono prendere a livello nazionale gli organi pubblici per garantire la tutela della salute del cittadino. Essendoci strutture private autorizzate a norma di legge, che si pongono a tutela della continuità e della velocizzazione delle diagnosi, risulta veramente incomprensibile che non siano messe a supporto delle strutture pubbliche, in modo logico e continuativo a fianco di tutte le regioni e che viceversa soltanto in alcune regioni avvenga tale dimostrazione di accoglienza, per velocizzare la diagnostica con tamponi privati di biologia molecolare. È logico che nella nazione occorra un piano completo in tutte le regioni. Continuare ad avere regioni che agiscono sui piani di salute in un modo e altre in un altro significa non arrivare alla risoluzione del problema. Le strutture private cercano solo chiarezza e indicazione dei percorsi da svolgere a tutela della salute e del cittadino; tali preclusioni non sono più giustificabili. L’autorevolezza di tale gruppo e di tale posizione dà sicuramente un grandissimo supporto alla popolazione nazionale che continua ad essere alla ricerca di serenità e percorsi clinici diagnostici veloci e definiti”.

SPERANZA NIENTE SUPERTICKET: “LA SALUTE VIENE PRIMA DI TUTTO”

“Da oggi 1 settembre 2020 nessun italiano pagherà più il superticket. Ogni volta che una persona non si cura come dovrebbe per motivi economici, siamo di fronte a una sconfitta per lo Stato e a una violazione della nostra Costituzione. Così da oggi non ci sarà più questa tassa odiosa sulla salute”. Così il Ministro della Salute, Roberto Speranza.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora