RITROVATO SCHELETRO QUASI INTERO DI ELEFANTE

Il Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza ha partecipato al ritrovamento di uno scheletro quasi completo (forse una femmina, alta oltre 3 metri e pesante quasi sette tonnellate) di elefante preistorico, insieme a strumenti d’osso, schegge di pietra e a numerose impronte nel terreno. I resti, rinvenuti nel sito archeologico di Schöningen in Germania, risalgono a 300.000 anni fa e forniscono un nuovo scenario per il nord Europa del tempo. “Un branco di elefanti giovani e adulti, deve essere passato di qui – spiega Flavio Altamura della Sapienza, responsabile dell’analisi e dell’interpretazione delle tracce – I pesanti animali camminavano lungo la riva dell’antico lago e le loro zampe sono affondate nel fango e nella torba, lasciando delle depressioni circolari con un diametro massimo di 60 cm. Grazie all’eccezionale stato di conservazione del materiale organico nel sito di Schöningen, abbiamo addirittura rinvenuto nelle impronte alcuni frammenti di legno schiacciati dal peso degli elefanti”. I segni conservati nelle ossa dell’elefante hanno permesso di capire che vari animali carnivori si cibarono della carcassa e che anche l’Homo heidelbergensis, nostro antenato, ne approfittò: 30 schegge di selce e due ossa, di cui una sicuramente di cervo, sono state rinvenute intorno allo scheletro e alcune tra le ossa dell’elefante. I cacciatori del Paleolitico sono intervenuti sulla carcassa, usando le schegge per tagliare carne, grasso e tendini, e probabilmente hanno utilizzato altri strumenti ossei per riaffilare gli strumenti litici. Il team di ricercatori, guidato dall’italiano Jordi Serangeli e da Nicholas Conard, dell’Università di Tübingen e del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, ha appena visto lo studio pubblicato sulla rivista tedesca Archäologie in Deutschland, a conferma come quelle terre, nonostante il clima piuttosto simile a quello attuale, fossero abitate al tempo da molti animali selvatici che oggi considereremmo in gran parte esotici, quali cavalli, leoni, tigri dai denti a sciabola e persino grossi elefanti.

Video sulla scoperta sono stati pubblicati dal Research Centre Schöningen su YouTube: 

COMPLEANNO CON CAMBIO LOOK PER PAC-MAN

Rendere onore a un’icona della cultura internazionale con intelligenza artificiale. Il pretesto? Il quarantesimo compleanno di Pac-Man. Così i ricercatori di NVIDIA hanno testato su 50.000 episodi di PAC-MAN un nuovo modello di rete neurale che imita un motore grafico per computer sfruttando le reti generative avversarie o GAN. Battezzat NVIDIA GameGan, offre versione del tutto funzionale del gioco che non necessita di un motore grafico sottostante.

Composto da due reti neurali antagoniste, un generatore e un discriminatore, i modelli basati su GAN imparano a creare nuovi contenuti così convincenti da sembrare identici alle originali. E’ possibile che abbiate già avuto modo di provare le GAN utilizzando NVIDIA GauGAN, un modello di deep learning sviluppato da NVIDIA Research che trasforma schizzi grezzi in capolavori fotorealistici con una facilità che lascia senza parole.

Ma abbiate pazienza: NVIDIA metterà a disposizione il proprio tributo di Intelligenza Artificiale al celebre gioco entro la fine dell’anno su AI Playground, e chiunque potrà provare quest’esperienza in prima persona.

CONTRO L’EPATITE TEST CONGIUNTI PER COVID E HCV

By by HCV entro il 2030. Almeno secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Di certo l’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’epatite C ha avuto una portata rivoluzionaria per la possibilità di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali. Tuttavia, l’emergenza globale determinata dalla pandemia Covid-19 ha spostato l’attenzione sul contrasto a questo nuovo sconosciuto virus e lasciato in secondo piano la lotta ad altre patologie. Questo è avvenuto all’indomani dell’approvazione dell’emendamento al decreto mille proroghe dello scorso febbraio, con cui sono stati stanziati 71,5 milioni di euro per il biennio 2020-2021 per introdurre lo screening gratuito necessario a individuare i potenziali malati di epatite C. Intanto in web la scorsa settimana una conferenza sul tema ha riacceso i riflettori sul tema e ha consentito alle società scientifiche AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di concerto con l’Associazione Pazienti EpaC onlus, riunite sotto l’acronimo ACE – Alleanza Contro l’Epatite, di proporre una soluzione semplice che potrebbe garantire un importante passo avanti: abbinare ai test sierologici per il coronavirus stabiliti dal Governo anche gli screening per l’Epatite C. “Abbiamo una grande opportunità – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni – Visto che anche il Covid pone l’esigenza di uno screening di massa per riconoscere la diffusione del virus nella popolazione, possiamo mettere insieme le due cose. Gli studi epidemiologici per la diffusione del Covid prevedono test su tutto il territorio nazionale al fine di raggiungere una numerosità rappresentativa. Tecnicamente non ci sono difficoltà a fare ambedue i test sul campione di sangue prelevato. Ma bisogna organizzarsi in tempi brevi perché la sierologia per il Covid sta partendo. Potrebbe emergere un quadro significativo dell’incidenza di entrambe le patologie nelle singole regioni. Naturalmente il campione di partenza è ristretto, ma è destinato ad ampliarsi e sarebbe comunque utile per avere un approccio propositivo”.

“L’auspicio degli infettivologi è che si possa affiancare all’indagine sulla Covid un’ampia rilevazione su HCV – evidenzia il Prof. Massimo Galli – Il campione da testare sarebbe certamente, almeno in parte, diverso, ma lo sforzo organizzativo ed economico potrebbe essere unificato, inducendo utili sinergie. Oltre a garantire una valutazione realistica della distribuzione e dell’entità dell’infezione da HCV, un’iniziativa di questo tipo darebbe un fondamentale impulso all’emersione del sommerso, se accompagnata da un’adeguata campagna informativa. L’opportunità che ci è data di effettuare test per rilevare la presenza di HCV non ha precedenti. Auspichiamo un Paese senza Covid, ma anche senza Epatite C. E per questo più persone potremo curare, più ci avvicineremo all’obiettivo”.

RAI2 IL MICROBIOLOGO RINO RAPPUOLI: ‘RIUSCIREMO AD AVERE UN VACCINO, MA PER FARE TUTTE LE DOSI NECESSARIE CI VORRA’ ANCORA UN ANNO

RAI2: A CHE TEMPO CHE FA IL MICROBIOLOGO RINO RAPPUOLI, DIRETTORE SCIENTIFICO DELLA DIVISIONE VACCINI DELLA GSK DI ROSIA (SIENA), ‘RIUSCIREMO AD AVERE UN VACCINO, MA PER FARE TUTTE LE DOSI NECESSARIE CI VORRA’ ANCORA UN ANNO’.

“Io sono abbastanza ottimista che riusciremo ad avere un vaccino per una serie di motivi: il più importante è che grazie alle nuove tecnologie oggi è possibile fare vaccini molto più rapidamente che in passato. Sono convinto che nei prossimi mesi avremo dei vaccini sperimentali che daranno delle risposte abbastanza sicure se i vaccini funzioneranno o meno”, così Rino Rappuoli Direttore Scientifico Divisione Vaccini GSK di Rosia a Che tempo che fa su Rai 2.

“Sono ottimista sul fatto che avremo dei vaccini, quello che non so è quando arriveranno, non so se li avremo a settembre o entro fine anno, magari ne avremo qualche milione di dosi ma se abbiamo bisogno di centinaia di milioni di dosi sicuramente non le avremo a fine anno ma forse a metà o a fine 2021. Gli investimenti sono enormi, lo sforzo è incredibile, ma per fare tutte le dosi di cui il mondo potrebbe aver bisogno ci vorrà ancora un anno”. “Tutti vorremmo svegliarci con l’estate e realizzare che questo è stato un brutto sogno, purtroppo le probabilità che questo avvenga sono molto basse. Questo virus è ormai diffuso ovunque e molto probabilmente dopo l’estate lo ritroveremo solo che non sappiamo come e quanto grave sarà la sua diffusione, ma saremo più preparati”.

COVID-19: E’ COSTATO 1300 € A FAMIGLIA

Ad oggi l’emergenza sanitaria è costata 33,4 miliardi di euro ai cittadini italiani, 1.300 € in media a famiglia. Lo dice Altronconsumo che sull’impatto della pandemia ha condotto un’indagine, fino a metà maggio. Il lock-down durato per più di due mesi, “oltre alle perdite liquide legate alla cancellazione di eventi culturali (subite dal 21% delle famiglie), sportivi (18%), familiari (17%) e di viaggi (34%), a quasi la metà delle famiglie italiane (46%) ha fatto accusare ingenti perdite legate alla propria professione, in media 1.875€. Infatti, il 32% dei lavoratori dichiara di aver subito una riduzione dei propri introiti da lavoro, il 25% di essere momentaneamente inattivo (ad esempio in cassa integrazione o in seguito alla chiusura temporanea della propria attività commerciale) e l’8% di aver perso il lavoro. Il termine della quarantena non è un fatto rasserenante poiché le conseguenze di questa crisi, a livello sia economico che professionale, continueranno a farsi sentire a lungo. Si prospetta un futuro incerto anche per i lavoratori dipendenti che hanno mantenuto la propria occupazione durante l’emergenza: 1 su 3 infatti teme di perdere il posto di lavoro nei prossimi 12 mesi. In molti prevedono una riduzione delle proprie prospettive di carriera all’interno della propria azienda (59%) e una riduzione delle proprie opportunità sul mercato del lavoro (65%)”.

“Tra le famiglie che possono contare su dei risparmi, due su tre li hanno dovuti utilizzare (35%) o pensano di doverlo fare nel prossimo futuro (32%) per coprire le spese correnti, molto difficili da affrontare in questo periodo di crisi per il 12% delle famiglie. Parliamo di grosse difficoltà a sostenere spese come bollette (per il 17% delle famiglie) o generi alimentari (per il 9%). Preoccupano anche le spese legate alla salute, difficili da coprire per il 21% delle famiglie italiane. In questo periodo in molti hanno gravi difficoltà a pagare le rate di mutui (11%) e prestiti (17%). Solo l’8% delle famiglie italiane ha fatto richiesta di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa e di queste soltanto il 26% è riuscito ad ottenerla. Per quanto riguarda gli altri prestiti personali e i finanziamenti, la situazione è ancora più critica in quanto solo il 15% di chi ne ha richiesto il congelamento alla banca o alla finanziaria, è riuscito ad ottenerlo, mentre quasi il 30% ha ricevuto un rifiuto, in attesa di risposta il 57% dei richiedenti”.

E il Governo? “Ben il 45% degli intervistati dichiara che la propria famiglia ne ha fatto richiesta. Quasi 1/4 dei rispondenti ha chiesto il bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi, erogato nel 57% dei casi, e il 18% ha richiesto i buoni per far fronte alle spese alimentari (nella maggior parte dei casi, 62%, i bonus sono stati concessi). Per quanto riguarda altri tipi di sussidi: il 6% dei soggetti ha richiesto il prestito fino a 25.000 euro per microimprese, artigiani e commercianti (rifiutato 4 volte su 10)”.

CORONAVIRUS. OIPA: “DIVIETO DI WUHAN E’ AMMISSIONE DI COLPA. POCHI CINQUE ANNI”

«La decisione delle autorità locali di Wuhan, primo focolaio della pandemia di Covid-19, di vietare il consumo di animali selvatici per cinque anni è un’ammissione di colpa. Molta strada occorre fare affinché l’umanità instauri una relazione armoniosa con gli animali. E cinque anni sono niente in questa direzione. Per l’ennesima volta un’epidemia virale fa il salto di specie e colpisce l’uomo nel momento in cui cattura in natura, tiene in cattività e uccide specie selvatiche per cibarsene. Occorre ripensare l’intero sistema alimentare a livello globale: solo una dieta vegetariana può garantire a tutti, anche alle popolazioni più povere, un corretto uso del suolo, il rispetto degli animali, la sostenibilità ambientale», dice Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa Italia – Organizzazione Internazionale Protezione Animali.

BUCCE DI AGRUMI CONTRO IL SARS-COV-2: NUOVA TECNOLOGIA PER ESTRARRE FLAVONOIDI

“Le virtù delle bucce degli agrumi erano già emerse con le esperienze di estrazione a cavitazione idrodinamica da cui abbiamo ottenuto estratti ricchi di flavonoidi, oli essenziali e pectina”, afferma Francesco Meneguzzo del Cnr-Ibe, primo autore dello studio coordinato da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche del HCT-Agrifood Laboratory dell’Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe) e dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Cnr-Ismn). Titola “Review of Evidence Available on Hesperidin-Rich Products as Potential Tools against Covid-19 and Hydrodynamic Cavitation-Based Extraction as a Method of Increasing Their Production” ed è stato pubblicato dalla rivista Processes. Ha di bello che, oltre a passare in rassegna gli studi sul ruolo dei flavonoidi presenti nelle bucce degli agrumi rispetto all’insorgenza dell’infezione causata dal virus Sars-Cov-2 e delle sovra-reazioni del sistema immunitario, propone un metodo per la produzione su vasta scala di estratti liquidi e compresse ricche in esperidina, naringina e altri flavonoidi e oli essenziali degli agrumi. “Liofilizzando la pectina, si è poi scoperto che vi si concentra la maggior parte dei composti bioattivi, ottenendo una polvere con notevoli effetti antiossidanti, antibatterici e priva di tossicità”. La cavitazione è una tecnica di formazione, accrescimento e implosione di bolle di vapore in un liquido a temperature inferiori rispetto al punto di ebollizione, che genera microambienti caratterizzati da temperature locali elevatissime e intense onde di pressione e getti idraulici, “capaci di intensificare una serie di processi fisici, chimici e biochimici in modo efficiente e ‘verde’. Nessun’altra tecnologia consente di estrarre, in appena 10 minuti e 120 litri di sola acqua, fino al 60% dei flavonoidi presenti in 42 kg di bucce di arancia e di concentrarli stabilmente sulla pectina”, prosegue Meneguzzo.

“La pubblicazione su Processes offre poi una review degli studi indirizzati verso l’individuazione di composti bioattivi naturali con proprietà preventive o terapeutiche, in base al presupposto che la risposta del sistema immunitario individuale sia efficace contro l’insorgenza e il progresso di Covid-19. A partire dai modelli computazionali teorici, che indicano in particolare il flavonoide esperidina come una delle molecole con maggior affinità di legame con i recettori di Sars-Cov-2 presso le cellule epiteliali polmonari, e il flavonoide naringina come una tra le molecole più efficaci nella regolazione delle risposte del sistema immunitario, sono ora in fase di avvio anche studi in vitro e clinici, per verificarne l’effettiva capacità terapeutica e preventiva”, osserva Federica Zabini di Cnr-Ibe. “Se tali studi in vitro e clinici confermassero il valore in tal senso dei flavonoidi concentrati nelle bucce degli agrumi, il Cnr dispone di una tecnologia efficace ed efficiente per la loro estrazione già sperimentata con l’estrazione di composti bioattivi dalle bucce di arancio e limone e saremo pronti a offrire tale competenza per sviluppare sistemi di produzione di estratti liquidi o compresse di pectina su vasta scala. Un altro vantaggio importante è riuscire a coniugare naturalmente i flavonoidi alla pectina, che consente una superiore biodisponibilità dei flavonoidi stessi”.

FUGA IN VERSILIA

Nel raggio di pochi chilometri, l’Italia offre una diversificazione di paesaggi dove poter trovare quello che cerchiamo. Prendiamo ad esempio la Versilia, la costa toscana che abbraccia i comuni di Pietrasanta, Forte dei Marmi, Seravezza, Stazzema, Viareggio e Camaiore. Una terra che offre spiagge attrezzate e spaziose, escursioni nella natura, gite in mountain bike sulle colline, trekking sulle Alpi Apuane e cene romantiche tra antichi borghi. Per la stagione estiva il Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio ha pensato al pacchetto “Fuga al mare Estate 2020” include: pernottamento in camera o suite a scelta; prima colazione a buffet, utilizzo della piscina panoramica dell’hotel con acqua riscaldata, utilizzo area fitness e accesso alla Spa su prenotazione. Inoltre sono compresi: 1 ombrellone, 2 sdraio e lettino prendisole per l’intera durata del soggiorno in uno stabilimento balneare a pochi metri dall’hotel e una cena con tre portate al Ristorante Regina (cena gratuita per i bambini fino a 12 anni), prezzo da 380 euro, fino al prossimo 30 settembre.

Per chi vuole, c’è la possibilità di sperimentare la cucina de Il Piccolo Principe, curata dallo chef Giuseppe Mancino e premiata con 2 stelle Michelin. Altrimenti, già solo il viaggio verso questa costa ripaga della scelta. Ovviamente, tra i litorali più famosi c’è quello di Viareggio dove già nel 1800 sorsero i primi stabilimenti balneari. Da meta estiva della nobiltà lucchese si è trasformata negli anni in una città turistica con spiagge attrezzate, edifici dallo stile liberty, vita notturna e manifestazioni sportive. Poco distante da Viareggio si incontrano altre due città versiliesi, note a tutti per il loro stile medioevale: Camaiore e Pietrasanta. La prima è conosciuta per la sua storia antichissima, per i suoi monumenti e per i percorsi disseminati tra le Alpi Apuane. La seconda, Pietrasanta, è rinomata città d’arte: le strade brulicano infatti di gallerie e opere di artisti internazionali, di boutique e famose vinerie in cui concedersi un aperitivo e una vista mozzafiato. Infine ultima tappa da non perdere è Forte dei Marmi, un’altra famosa località di mare molto apprezzata dai vip. La città deve il nome al marmo proveniente dalle cave vicine che arrivava al porto per essere poi trasportato per mare, oltre al famoso Forte e al suo vecchio pontile si è caratterizzata negli anni per le sue lussuose ville e l’alta moda.

DIETA MEDITERRANEA: IO RIPARTO DA PANE&OLIO

A dieci anni dal riconoscimento Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, il Gruppo olio d’oliva di ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, e AIBI, l’Associazione Italiana Bakery Ingredients, propongono di valorizzare le idee e gli alimenti alla base di questo modello culturale.

“Nonostante sia considerato dagli esperti il regime dietetico più salutare e sostenibile, una serie di studi recenti dimostra che, negli ultimi anni, meno del 50% degli italiani segue regolarmente la Dieta mediterranea – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva –. Poiché il connubio tra pane fresco e olio extra vergine d’oliva è la sintesi migliore di questo modello alimentare, ci sembra giusto riproporre la merenda della tradizione per ricordare i ‘fondamentali’ del mangiare sano e gustoso tipico della Dieta mediterranea”.
Come dimostra la famosa piramide alimentare, ideata dal medico e ricercatore statunitense Ancel Keys nel 1959, in questo percorso dietetico è essenziale variare le pietanze, puntare sulla stagionalità degli ingredienti e sulla semplicità delle ricette, mangiando cereali, meglio se integrali, verdura e frutta tutti i giorni, seguiti, due volte a settimana, da latticini, legumi, carne e pesce. Due, però, sono gli alimenti che non devono mai mancare a tavola: il pane fresco “del fornaio”, come scriveva lo scienziato americano, e l’olio extra vergine d’oliva.
In particolare, i carboidrati complessi del pane, meglio se integrale per la presenza di fibre, forniscono energia di facile assimilazione, mentre l’olio d’oliva, ricco di grassi vegetali e polifenoli, riduce l’incremento della glicemia legato al pane, regalando all’organismo le sue proprietà antiossidanti. Ma di questo e di altro si parla nell’opuscolo, in italiano ed inglese, consultabile sul sito dell’Associazione.

POLIZZE MULTIRISCHIO PER LA CASA: ALTROCONSUMO SVELA LE MIGLIORI

Meno della metà degli italiani assicura la propria abitazione in caso di danni. È il risultato a cui è pervenuto Altroconsumo, che ha deciso di includere nella sua analisi periodica sulle polizze multirischio quei prodotti che oltre alle tradizionali garanzie (incendio, responsabilità civile, furto…) offrono anche la copertura per le calamità naturali (terremoto, inondazione e alluvione). Secondo il report ANIA Trends – Focus assicurazione incendio abitazioni civili sulle polizze attive al 31 marzo 2019, la tendenza è quella di non adottare alcun tipo di protezione o farlo solo se obbligatorio. Basti pensare che meno del 50% delle case è coperto contro il rischio di incendio e in un caso su cinque si tratta di polizze quasi “obbligate” (legate alla stipula di un mutuo). Per quanto riguarda le assicurazioni contro le calamità naturali, emerge che solo il 3% degli italiani ne ha sottoscritta una. Il dato risulta essere preoccupante visto che in molte zone del paese eventi come inondazioni o terremoti sono tutt’altro che rari. Fanno sapere da Altroconsumo: “Le polizze prese in esame sono state 25 (con una quota di mercato superiore all’80% per il rischio incendio ed elementi naturali). Salgono a 32 contando anche i prodotti per calamità naturali abbinati. Una delle polizze considerate all’interno dell’indagine (Zurich Connect) è realizzata e distribuita in esclusiva da Altroconsumo Connect per i soci di Altroconsumo. I premi sono basati su una famiglia di Milano con un appartamento di novanta metri quadri, senza antifurto, al quarto piano in un palazzo di sette, pagato 300.000 euro e costruito nel 1980.

Le garanzie offerte sono acqua condotta, ricerca e riparazione del guasto, fenomeni elettrici ed atmosferici e furto (massimale di 5.000 euro), incendio e responsabilità civile capofamiglia (famiglia di tre persone più un cane, con massimale di 1 milione di euro). Per le calamità naturali la città presa in esame è Brescia (rischio sismico pari a 2 in una scala da 1 a 4).

L’indagine Altroconsumo è stata condotta attraverso una valutazione di qualità basata sull’analisi globale delle coperture, tenendo conto anche degli eventuali sottomassimali, delle franchigie e degli scoperti. Il giudizio globale è una media ponderata dei voti delle singole coperture che tengono conto delle varie voci ricomprese.

Nelle classifiche di seguito sono presenti le polizze che hanno ottenuto una valutazione ottima (maggiore o uguale a 80 punti su 100).

CORONAVIRUS E SMART WORKING: VANTAGGI ANCHE IN BUSTA PAGA

Senza tenere conto della “qualità della vita” per i dipendenti, le analisi che operano un focus su aspetti puramente economici o di performance sono tutte concordi nel considerare lo smart working una soluzione particolarmente vantaggiosa, anche se ancora poco sfruttata, soprattutto nel nostro paese. Secondo i dati di Variazioni, società di work-life balance e change management, un’organizzazione smartdi poco più di 3 giorni al mese, su un’azienda di almeno 100 dipendenti, può far risparmiare all’azienda oltre 200 mila euro all’anno tra buoni pasto, indennità di trasferta e altro. Un guadagno non indifferente per il datore di lavoro, che vede al di là della soddisfazione del proprio lavoratore anche un maggior attaccamento di quest’ultimo verso l’azienda. Più del 95% dei dirigenti, ad esempio, ha dichiarato che la produttività aumenta e che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti dai lavoratori smart, mentre l’81% dei lavoratori ha dichiarato che aumenta la concentrazione e il lavoro di team diventa più efficiente. Infatti: “Smart working significa lavoro flessibile indipendentemente dal luogo in cui ci si trova  – afferma Steve Osler, CEO di Wildix ed esperto in tecnologie per il lavoro agile – da casa o dalla spiaggia, il lavoratore deve essere in grado di chiamare, chattare, condividere documenti e avviare videoconferenze così come fosse in ufficio. Non cambiano le azioni, cambia solo il luogo di lavoro. Ciò a patto di scegliere gli strumenti tecnologici per realizzare tutto questo in totale sicurezza. Lo smart working è considerato anche il più efficace incentivo non economico quando si tratta di attrarre e trattenere talenti. E la soddisfazione dei dipendenti che lavorano da remoto cresce, perché con più flessibilità è più facile gestire lavoro e famiglia”. 

Ma oltre a benefici qualitativi anche il lavoratore ottiene dal lavoro agile un guadagno economico che ammonta a una busta paga l’anno, circa 1.300 euro per gestire la propria presenza sul posto di lavoro, oltre al fatto che eviterebbe tutti i rischi legati al commuting (pendolarismo) casa-lavoro. Il risparmio lo si misura anche in termini chilometrici: circa 62 sono i chilometri al giorno risparmiati da un lavoratore per gli spostamenti, 2.400 chilometri all’anno, oltre ad evitare un impatto ambientale di 270 chili di CO2 nell’aria, equivalente a 18 alberi per ciascun smart worker.Nel momento in cui il lavoro non é più un luogo verso cui recarsi, ma qualche cosa da fare, risulta di estrema importanza la possibilità di utilizzare strumenti di comunicazione professionali, che rispondano a esigenze moderne e che risolvano gli impedimenti che ci separano dal raggiungimento degli obiettivi di produttività. È essenziale poter contare su tecnologie e prodotti che permettano, allo stesso tempo, di potersi concentrare, isolandosi dai rumori esterni, di poter collaborare e comunicare con colleghi, clienti e fornitori, in modo chiaro e immediato, e, non meno importante, di poter fare tutto ciò in modo semplice e flessibile. Quest’ultimo aspetto prende in profonda considerazione la compatibilità e l’integrazione dei dispositivi di comunicazione all’interno del sistema, che si alimenta sull’interazione di apparecchiature e software di diversa provenienza”, conclude Luca Barbarossa, regional Product Marketing Manager, Emea South di Jabra.

LAVORI GREEN PRE-COVID: OLTRE 1 MILIONE E 600MILA I POSTI DI LAVORO ‘CIRCOLARI’

Legambiente e Green Factor, nell’ambito del progetto ECCO (Economie Circolari di COmunità), hanno sviluppato un’analisi sul futuro dell’occupazione green in Italia, concentrandosi su 55 figure professionali e sottoposto un questionario ad un gruppo selezionato di attori dell’economia circolare, per testare il grado di fiducia in una possibile ripresa basata su uno sviluppo sostenibile. Tra i lavori green: cuochi, gestori di bed and breakfast e agriturismi, addetti all’assistenza e alla sorveglianza di adulti e bambini, ma anche falegnami, fabbri, estetisti e webmaster. Tutte figure che mostrano un elevato Indice Green, percentuale che misura il potenziale di risparmio energetico e sostenibilità ambientale della singola professione.

Nel 2019, il 78,8% delle imprese italiane ha richiesto competenze green, non solo a chi possiede un titolo universitario (83,1%), ma anche a neodiplomati (78,1%) e a chi si affaccia al mondo del lavoro subito dopo le scuole dell’obbligo (79,8%). Dati, questi, che dovranno scontrarsi con le 422 mila unità lavorative in meno previste da UnionCamere per effetto del Covid-19, che includono 190mila unità di lavoratori indipendenti e 232 mila dipendenti privati.

Secondo gli intervistati, i lavori green cresceranno nel prossimo anno quasi dell’8%, per lasciare spazio al 26,4% nei prossimi 5 anni.  I soggetti scelti hanno, inoltre, valutato i fattori utili per implementare azioni di economia circolare e quelli che possono rappresentare un rischio per il suo sviluppo, assegnando un valore numerico compreso tra 0 e 100. Tra gli interventi più attesi, la diminuzione della pressione fiscale da parte dello Stato (con un peso di 85 su 100) per chi per chi opera nell’economia circolare e il perfezionamento del sistema di leggi e regolamenti nazionali e locali anche per chi vorrebbe iniziare (84,2).

Inoltre, l’indagine mostra che i rischi maggiori per gli intervistati derivano da fattori pre-Covid. La crisi sanitaria, per quanto abbia un peso di 45,8 su 100, è ben distante dai vincoli imposti dalla burocrazia (che ha un peso di 74,2) e dalla scarsa attenzione che le istituzioni deporrebbero in essa in ambito locale (68,3).

A BRESCIA SIMULAZIONI PER RIAPERTURA DI RISTORANTI E BAR

Appuntamento alle ore 12 al bar caffetteria Tostato in Corso Martiti della Libertà a Brescia, domenica 17 maggio. Il motivo? Si terranno le simulazioni (non aperte al pubblico) per la riapertura di bar e ristoranti a Brescia, un modello che potrebbe diventare un punto di riferimento nazionale, utile all’intero settore della ristorazione. Poi si proseguirà presso il ristorante “I du de la Contrada” in Contrada del Carmine e termineranno presso il locale “Marchino Good Food & Good Wine” di via Trieste. L’idea l’ha lanciata la Prefettura di Brescia in collaborazione con l’Istituto Espresso Italiano e gli imprenditori “Chiusi per Brescia” per lanciare un protocollo che nel week end sarà sperimentato per la prima volta in Italia.

CORONAVIRUS E ANIMALI: OIPA, RIPARTONO LE ADOZIONI

«Il Ministero della Salute ha pubblicato oggi, a firma del direttore generale della Sanità animale, Silvio Borrello, la nota Emergenza Covid19 – Misure relative alla salute e al benessere degli animali con le nuove misure relative alla salute e al benessere degli animali nell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Finalmente possono riprendere le adozioni degli animali ospitati in canili sanitari e rifugi. Ringraziamo il Ministero per aver accolto le nostre istanze anche se il provvedimento arriva con notevole ritardo, dal momento che da lunedì le persone potranno di nuovo circolare liberamente all’interno della propria Regione. Purtroppo molte adozioni sono andate perse in questi giorni e per questo facciamo appello affinché chi decide di adottare un cane o un gatto si rivolga ai rifugi di zona. Naturalmente in queste strutture dovranno essere rispettate le norme di distanziamento fisico evitando assembramenti. Potranno riprendere anche le cosiddette ‘staffette’: nel caso in cui l’animale sia destinato a una adozione in altra Regione o Stato membro, devono essere utilizzati trasportatori autorizzati», ha dichiarato . Massimo Comparotto: presidente dell’Oipa Italia

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