COVID-19, GLI ODONTOIATRI DI WUHAN: “ECCO COME ABBIAMO RIAPERTO CLINICHE SICURE PER PAZIENTI E MEDICI”

“La pratica di odontoiatri è estremamente a rischio, perché lavoriamo a stretto contatto con il respiro dei pazienti” ha detto il prof. Zhuan Bian, Direttore del reparto di Stomatologia di Wuhan e Vice Presidente dell’Associazione Cinese di Stomatologia, che ieri ha parlato di fronte a più di 700 specialisti nel webinar organizzato dalla Società Italiana di Ortodonzia (SIDO) e dall’Accademia Italiana di Ortodonzia (AIDOr). “Ma a Wuhan siamo già nella fase di convivenza col virus e ci siamo dovuti organizzare di conseguenza. Occorre però ripensare tutto. Innanzitutto, servono dispositivi di protezione individuale (DPI) per tutti, e adeguati. A seconda del livello di contatto con i pazienti si utilizzano DPI di diverso livello, dalle semplici mascherine per l’accettazione a copri-camici e stivali copri-scarpe per chi lavora a contatto con casi sospetti”.
Grazie a queste linee guida, il reparto di Stomatologia di Wuhan può vantare, da fine gennaio a inizio aprile, 1998 emergenze operate con nessun contagio registrato tra gli operatori. Anche se per un “ritorno alla normalità” occorre ripensare anche gli spazi delle cliniche e degli ospedali, così come il loro funzionamento. “Innanzitutto, da noi pazienti e operatori hanno ora ingressi separati” aggiunge la professoressa Hi Hong, Capo del Dipartimento di Ortodonzia dell’Università di Wuhan, che si è unita in collegamento dalla Cina. “Facciamo inoltre in modo che i pazienti non abbiano accesso agli spazi di riposo degli operatori. Inoltre, occorre prevedere delle ‘cliniche di isolamento’, spazi dove operare pazienti a sospetto infezione o in via di remissione. Ovviamente questi ultimi devono accedere solo per interventi di urgenza, che non possono essere rimandati”.
“Spazi e DPI da soli però non bastano” prosegue il dott. Zhuan Bian “, occorre anche gestire in maniera ottimale il flusso di pazienti. Noi utilizziamo una pre-registrazione online, controllo della temperatura all’arrivo e teniamo traccia di tutti gli interventi e degli operatori coinvolti. Così, nel caso un paziente o un operatore risulti malato, è possibile capire subito con chi è stato a contatto. Dopo ogni intervento, vengono igienizzati tutti gli ambienti. Anche gli specialisti da noi seguono protocolli precisi: controlliamo che utilizzino i DPI, che li smaltiscano e che si lavino le mani, tutto nella maniera corretta. Ovviamente sono stati prima addestrati a farlo, in modo che tutti sappiano come muoversi”.
“Utilizziamo ultravioletti e detergenti con alcol per igienizzare gli spazi, e ci siamo dotati di macchinari per aspirare l’aerosol dei pazienti sospetti” conclude la prof.ssa Hong. “Ma questi ultimi vanno comunque operati solo in caso di emergenza. Ed è chiaro che tutte queste pratiche di sicurezza significano un flusso minore di pazienti: noi siamo passati da 40-50 al giorno a una decina. Ma i restanti non sono abbandonati, anzi: il supporto online è fondamentale, e noi durante la chiusura abbiamo seguito in questo modo 1000 pazienti al giorno”.

“L’allentamento delle misure anti Covid-19 è alle porte e noi ortodontisti dobbiamo farci trovare pronti”, commenta pensando a strutture Covid-safe il dott. Giuliano Maino, Presidente Nazionale della SIDO.

COVID-19, PEDIATRI DI FAMIGLIA: “FATECI PRESCRIVERE I TAMPONI”

“La Pediatria di Famiglia in questi due mesi di emergenza ha fatto la sua parte. Diremmo una grossa parte nella gestione dell’epidemia e nella tenuta del Sistema Sanitario: abbiamo ridotto la pressione sugli ospedali pediatrici fino all’80%, gestito i pazienti con il triage telefonico, programmato gli accessi negli studi ed evitato il diffondersi del contagio. Ora dobbiamo passare alla Fase 2: avere ampia disponibilità di tamponi e poterli prescrivere direttamente per la diagnosi di Covid-19 e ripartire con una nuova normalità fatta di vaccinazioni, screening, bilanci di salute e assistenza al cronico”. Questo l’appello di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, alla vigilia del Congresso Nazionale Sindacale FIMP che si terrà in webinar nel prossimo fine settimana.

“Capillarità e prossimità territoriale, unite al rapporto fiduciario e di vicinanza con migliaia di famiglie che incontriamo nei nostri oltre 7000 studi – afferma Biasci – ci consentono di rilevare i casi sospetti, prescrivere l’esecuzione del tampone diagnostico e monitorare la diffusione del virus. Sappiamo quanto questo approccio sia centrale nel contenimento dell’epidemia. Come è centrale la disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale, quali e quanti non è secondario”.

“Domani inizia la Settimana mondiale dell’immunizzazione – ricorda Biasci – e lo stesso Istituto Superiore di Sanità sottolinea l’importanza di rispettare il Calendario delle Vaccinazioni anche e soprattutto durante l’epidemia: rischieremmo altrimenti di aggiungere a un fenomeno nuovo, vecchi problemi e di rivedere la comparsa di malattie infettive già evitate o controllate dai vaccini. Prevenire, proteggere e immunizzare (Prevent, Protect, Immunize) sono le tre parole chiave di questa campagna, dedicata proprio alla necessità di continuità dei servizi vaccinali che devono essere garantiti anche durante la pandemia da Covid-19. Potremmo vedere altrimenti fallire il tentativo di tenere sotto controllo l’epidemia di morbillo o osservare il riemergere di patologie come la difterite o la pertosse. Come Pediatri di Famiglia offriamo ancora una volta la nostra disponibilità ad occuparci direttamente delle somministrazioni nei nostri ambulatori, in collaborazione con i Servizi di Prevenzione come peraltro avviene con successo già in alcune Regioni. Speriamo oggi di essere ascoltati e segnaliamo tra l’altro che con questa modalità le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più facilmente attuabili”.

“Inoltre, in una visione prospettica – dichiara Biasci – sarà fondamentale per affrontare una seconda ondata di Covid-19, la linea che sceglieremo sulla prossima influenza stagionale. I numeri dei necessari approvvigionamenti di dosi per tale campagna vaccinale, si scrivono adesso. Chiediamo che la vaccinazione sia estesa all’età pediatrica, vero serbatoio infettivo ogni anno ed in particolare per la fascia di età dei bambini sani 6 mesi – 6 anni. Dobbiamo immaginare questa soluzione in chiave Covid-19, per ridurre le problematiche legate alla diagnosi differenziale. Sappiamo infatti quanto difficile sia distinguere i sintomi del nuovo Coronavirus da quelli dell’influenza stagionale, specie nel setting extraospedaliero. Tutto questo al netto delle complicanze – talvolta gravi nei più piccoli – dell’influenza stagionale, al contagio degli adulti, alle giornate di lavoro perse da parte dei genitori e alle incredibili pressioni che il Sistema Sanitario dovrà nuovamente sopportare. Per il vaccino contro il Covid-19 dovremo aspettare, ma non dobbiamo perdere un minuto per programmare la profilassi dell’influenza e di tante altre malattie per cui i vaccini esistono”.

ISS CONFERMA: ANIMALI NON CONTAGIOSI, MA VANNO TUTELATI SE CONVIVENTI CON CONTAGIATI

Non esistono prove scientifiche che gli animali con cui condividiamo la nostra casa e la nostra quotidianità sono pericolosi per l’uomo nel trasmettere COVID-19. Lo dice una volta per tutte l’Istituto Superiore di Sanità che ha diffuso il Rapporto “Animali da compagnia e SARS-CoV-2: cosa occorre sapere, come occorre comportarsi”, destinato ai medici veterinari e a tutti coloro che si prendono cura della gestione sanitaria degli animali. Al contrario, i casi ormai noti di cani e gatti contagiati (4), infatti, pongono gli animali nella posizione di vittime del contagio (oltre 2 milioni di persone), non portatori, perché infettati dalle persone con cui convivevano. È quindi l’animale a dover eventualmente temere il contatto con noi, non viceversa. 

“Il ruolo degli animali familiari è pienamente considerato anche dalle Autorità sanitarie, proprio in considerazione del rapporto che abbiamo con loro – afferma la LAV – ed è importante che ci sia una continua ricerca e elaborazione dei dati, purché raccolti in modo non invasivo per l’animale”. 

PIU’ CONTAGI DA COVID-19 NELLE ATTIVITÀ DI LAVORO NON SOSPESE NEL LOCKDOWN

I contagiati da Covid-19 “sono aumentati nelle province in cui è più elevato il numero di rapporti di lavoro nelle attività essenziali, cioè quelle attività che non sono state bloccate e hanno continuato a essere svolte anche dopo le misure di lockdown introdotte dal governo. Tale evidenza suggerisce inoltre, in modo indiretto, che le misure di lockdown hanno limitato la diffusione del contagio, e questo effetto di contenimento è minore nelle province dove le limitazioni erano meno stringenti a causa della maggiore quota di rapporti di lavoro essenziali”. È quanto emerge da uno studio effettuato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’Inps, pubblicato nella sezione del sito Inps “Studi e Analisi”.

EFFETTO LOCKDOWN: NEL FERRARESE E’ EMERGENZA NUTRIE, SONO IL DOPPIO DEGLI UOMINI

“Il necessario lockdown per la pandemia lascia spazio, come l’abbandono dei pascoli in montagna, all’avanzare della natura che, se non è gestito, può condizionare il nostro stesso esistere – dice Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – Non rendersi conto della gravità della situazione ci rende simili a coloro che, avvisati per tempo di un pericolo incombente, non tengono conto degli allarmi, salvo poi ritrovarsi a fare i conti con i conseguenti problemi. La drammatica esperienza del Covid-19 deve esserci da monito non solo in ambito sanitario, ma più in generale per le necessità di politiche preventive per la sicurezza dei territori”. E nel ferrarese lancia l’allarme Franco Dalle Vacche, presidente del Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara, nel cui comprensorio si possono stimare circa 500.000 nutrie, quasi il doppio dei cittadini dell’intera provincia. Sono un autentico pericolo per le produzioni agricole, l’incolumità pubblica, la tenuta arginale dei corsi d’acqua, ma anche per la circolazione stradale.

Originarie dell’America del Sud, le nutrie furono importate per produrre pellicce; sono molto prolifiche e si cibano di vegetali per una quantità giornaliera, corrispondente al 25% del loro peso, causando ingenti i danni al mondo agricolo. E poi le loro tane, che mettono a rischio il crollo degli argini.

COVID-19 FASE2: LARGO AL MENU DIGITALE IN 60 LINGUE E CONTO DIGITALE

My Contactless Menù manda in soffitta definitivamente il vecchio menu cartaceo, impossibile da igienizzare. Quest’App traduce all’istante il menu in 60 lingue, il cliente può visionarlo attraverso la scansione via smartphone di un QR Code posizionato sul tavolo dal ristoratore, visualizzandolo già nella lingua madre e completo dei valori nutrizionali e calorici dei piatti se resi accessibili da parte del ristorante. È aggiornabile in tempo reale in piena autonomia e consentendo la visualizzazione da remoto, assicura ai ristoratori di entrare nel network delle oltre 80mila persone che hanno scaricato l’app rendendolo facilmente condivisibile attraverso qualsiasi servizio di messaggistica. È inoltre possibile filtrare il menu perfetto per i propri gusti e stili alimentari, eliminando gli alimenti non graditi.

Ci ha pensato il genio creativo italiano dell’azienda italiana HealthyFood di Pietro Ruffoni, lancia My Contactless Menù: ingressi contingentati, distanze, igienizzazione di tutto, menù incluso. D’altronde, sulla base delle raccomandazioni del Manifesto Orizzontale dell’Ospitalità e della Tavola, sottoscritto tra gli altri dalla Fipe, tra le misure di prevenzione raccomandate per la riapertura, c’è proprio la digitalizzazione del menu.

Tra i servizi ulteriori, My Contactless Menù consente la prenotazione online del proprio tavolo direttamente dall’app e consente di attivare Order & Pay by Phone per ordinare direttamente dal menu digitalizzato, ricevendo il conto in formato digitale e pagandolo dallo smartphone, evitando passaggi di carte, comande e strumenti di pagamento di mano in mano.

MASCHERINE: COSA SI TROVA ONLINE?

NUOVA INDAGINE ALTROCONSUMO

Sono obbligatorie. Che siano chirurgiche (da sostituire ogni 8 ore) o con filtro, le mascherine anticovid-19 accompagneranno per molto tempo la nostra quotidianità. Per questo Altroconsumo continua la sua indagine in questo settore (vedi l’inchiesta del 2-3 aprile), soffermandosi sugli acquisti online.

Quelle chirurgiche, consigliate per chi non lavora in prima linea, online sulle piattaforme di ecommerce come Amazon o Aliexpress il costo medio è di 56 centesimi: per una famiglia di quattro persone, si tratta di una spesa extra di oltre di 200 euro al mese. Ma il prezzo varia se si aggiunge la spedizione che ammonta a circa 5 euro per acquisti che non superano i 50-60 euro. I tempi di consegna previsti di 24-72 ore, ora sono più lunghi: molti siti dichiarano almeno 10 giorni lavorativi, così come alcune zone al momento sembrano essere scoperte per la consegna.

“Per quanto riguarda le piattaforme di ecommerce l’offerta di mascherine non manca e anche qui i prezzi variano moltissimo, spesso anche da un giorno all’altro. Per una mascherina chirurgica si va da 25 centesimi fino a vette di 2 euro. Anche per le mascherine FFP2 senza valvola la forbice è ampia: da 1,60 euro fino a un massimo di 9 euro su Ebay. Per quelle con la valvola, su Amazon si può spendere da un minimo di 2,16 euro al pezzo a un massimo di 16,70 euro. Una differenza del 673%. I tempi di spedizione restano lunghi e incerti, fatta eccezione per alcuni casi specifici (quando il prodotto è davvero molto più caro)”, fanno sapere da Altroconsumo.

COVID-19: DAI MALATI RARI NO A SCONTI SU TABACCO RISCALDATO

I malati rari chiedono vengano presi in considerazione gli emendamenti che prevedono di destinare alla prevenzione e l’assistenza per pazienti affetti da malattie rare, fibrosi cistica ed immunodepressione, le risorse derivanti dall’aumento dell’accisa sui tabacchi da inalazione senza combustione (c.d. “Tabacco Riscaldato”); sul tema anche lo stesso Governo si era espresso in senso positivo attraverso l’approvazione dell’impegno indicato nell’Ordine del Giorno presentato dai Senatori Binetti e De Poli.

A che punto siamo? Intanto è stato presentato l’appello a sostegno degli emendamenti presentati da Saccani, Mandelli e Rotondi, firmato anche da oltre 40 associazioni. Il potenziamento delle attività di prevenzione collettiva, assistenziali e di ricerca viene chiesto attraverso un piano straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità finalizzato a tutelare le situazioni di fragilità. Un ‘piano’ da 1,2 miliardi di euro nel triennio 2020-2022, che troverebbe copertura economica da una rimodulazione del regime fiscale oggi applicato ai prodotti del tabacco riscaldato. Ad oggi, infatti, rispetto a quelli del tabacco tradizionale (sigarette classiche) godono di uno sconto pari al 75%, pur non essendo riconosciuto dagli enti nazionali e internazionali di sanità alcun minor rischio rispetto alle sigarette tradizionali. Intanto tutto tace.

CORONAVIRUS: SI REPLICA NELLA CONGIUNTIVA DEGLI OCCHI

Gli oculisti lo hanno detto all’inizio dell’epidemia: occhi, fonte di contagio delCoronavirus. Ieri, in uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma, gli dà ragione. “Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva, sottolineando come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale”. Così il presidente dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, commenta lo studio in questione, secondo cui gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio, poiché il virus può replicarsi nella congiuntiva, oltre che nell’apparato respiratorio, ed essere rilevato tramite i tamponi oculari.
“Avevamo già scritto una lettera al ministro della Salute, ai governatori delle Regioni, ai direttori generali e ai direttori sanitari delle ASL- prosegue Menabuoni- affinché intervenissero per tutelare la salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti che quotidianamente affollano i nostri pronto soccorso e ambulatori oculistici. Anche alla luce di questo nuovo studio, come ha affermato la dottoressa Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici”.

NOCI, MANDORLE, SALMONE, PREZZEMOLO E CAVOLI: AL POSTO DEL LATTE

Semaforo bianco sul latte e i suoi derivati. Anche se il babau della nostra epoca sono i grassi, è da 10mila anni che beviamo latte, mangiamo yogurt, burro, formaggi e panna: tutti alimenti con effetti benefici sulla flora intestinale, sul sistema immunitario e ricchi di vitamina A, D, E, K che aiutano a mantenere costante la temperatura corporea e forniscono lecitina, positiva per il sistema nervoso.

Assolatte da anni rincara la dose: “Il latte aiuta a dormire meglio perché agisce sugli ormoni che regolano il sonno. E i suoi minerali aiutano il muscolo cardiaco e sono indispensabili nel regolare la coagulazione del sangue”. Il punto è un altro: quanto ne serve? Due tazze al giorno (o 1 yogurt da 125 g, o 100 g di ricotta di vacca o 30 g di parmigiano) per prevenire disturbi alle ossa. Perché di brutto i latticini hanno che sono ricchi di grassi, zuccheri e colesterolo. “Ma il latte non è un alimento idoneo all’uomo adulto – dice il professor Osvaldo Sponzilli, responsabile dell’ambulatorio di medicina Anti Agin, Omeopatia ed Agopuntura Ospedale San Pietro, e docente all’Università La Sapienza di Roma – lo dimostra il fatto che a 4 anni perdiamo le lattasi, enzimi che servono per digerirlo”. L’alternativa? Il “latte” vegetale di soia, riso, o avena. Per il calcio, a tavola non fate mai mancare noci, mandorle, salmone, cavoli e prezzemolo.  

RAFFAELLO VR: OMAGGIO IN 3D E MORPHING

500 anni fa moriva Raffaello Sanzio. Oggi Skylab Studios con un museo virtuale, visitabile comodamente da casa, con contenuti di approfondimento, anche per bambini e con la lingua dei segni. La mostra Raffaello VR ha aperto ufficialmente lo scorso 6 aprile, una data particolarmente significativa per Raffaello, che nacque in questo giorno nel 1843 ad Urbino e, dopo solo 36 anni, nel 1520, nello stesso giorno morì a Roma a causa di un’epidemia. Ora 22 delle principali opere di Raffaello diventano vive e parlanti per raccontare le loro storie e quelle del Maestro, attraverso la voce del professor Vittorio Maria De Bonis. Per i più piccoli, grazie ad una particolare tecnica chiamata morphing, alcuni personaggi dei quadri di Raffaello si trasformano in cartoni animati, disegnati da Alessandro Ranghiasci e animati da Silvia Amantini.

TRACCE DI CORONAVIRUS (INATTIVE) NELLE ACQUE REFLUE DI MILANO E MONZA

I depuratori le eliminano completamente, ma nelle acque reflue di Milano e Monza, sono state trovate tracce di Coronavirus (inattive).  “Abbiamo trovato materiale genico riconducibile al SARS-CoV-2 nei reflui in ingresso ai depuratori di Milano e Monza e Brianza che collettano circa due milioni di persone. Il genoma virale è stato confermato anche grazie a sequenziamento. Era lecito aspettarselo dopo le informazioni rese note nei giorni scorsi su casi analoghi in Olanda e a Parigi, ma rassicurante è risultato verificare che il virus viene annientato dagli impianti di depurazione e le acque a valle ne risultano prive. Inoltre, alcune indagini preliminari, tuttora in corso, stanno indicando come la vitalità del virus sia del tutto trascurabile già all’ingresso nei depuratori”, commentano Fabrizio Stefani (CNR-IRSA), Sara Giordana Rimoldi e Maria Rita Gismondo del Presidio Ospedaliero “L. Sacco”. Alcuni studi avevano dimostrato la presenza di   SARS-CoV-2 vitale su campioni fecali umani, sebbene le caratteristiche dei Coronavirus rendessero poco probabile la loro sopravvivenza nella rete fognaria. E difatti le analisi preliminari hanno mostrato   presenza di materiale genico (RNA), incapace tuttavia di riprodursi autonomamente. Inoltre i risultati confermano l’assenza anche di questo materiale genico negli effluenti dei depuratori indagati, ad indicare che il Coronavirus non si può disperdere nell’ambiente acquatico. Aggiunge Franco Salerno del Cnr-Irsa: “La raccolta di informazioni 
sulla presenza e sul destino di questo nuovo virus nelle acque reflue   potrebbe integrare l’attività di sorveglianza dell’infezione condotta. Vorremmo estendere il campionamento in punti strategici e nodali della rete fognaria urbana. Inoltre, un ulteriore risvolto interessante potrebbe essere legato alla possibilità di valutare in tempo reale l’efficacia delle politiche di distanziamento sociale o l’eventuale ricomparsa di nuovi focolai. I soggetti coinvolti hanno creato un consorzio per un progetto più ambizioso rispetto a questa fase preliminare di screening delle acque reflue”. Le competenze acquisite dall’ASST Fatebenefratelli Sacco, Centro di Riferimento Regionale per la diagnosi di COVID-19, stanno permettendo  di ottimizzare l’uso di protocolli analitici in uso per la diagnostica clinica su matrici ambientali. I soggetti coinvolti hanno creato un consorzio che ha permesso di sviluppare in breve tempo un protocollo analitico e di applicarlo ad una serie preliminare di campioni. Conclude Stefano Polesello di Cnr-Irsa: “Stiamo inoltre sviluppando un  approccio complementare alla determinazione diretta di SARS-CoV-2, che si basa sull’analisi, nelle acque reflue in ingresso dei farmaci impiegati nelle terapie sperimentali proposte in ambito nosocomiale e 
domiciliare. Ciò potrebbe fornire ulteriori indicazioni utili alla gestione dell’emergenza”.

CORONAVIRUS: QUESTA ESTATE SI PUO’ FARE IL BAGNO AL MARE?

Si può fare il bagno al mare? Si può andare solo negli stabilimenti? Avremo un turismo di élite? Di sicuro per le agenzie di viaggio sarà impossibile rispondere alle domande dei clienti se non avranno normative precise e studiate con addetti ai lavori. Lo ha chiesto ora al Governo la presidente Fiavet Ivana Jelinic durante un’intervista a Rainews: “Occorrono normative precise per aiutarci a programmare”. “Non avremo un 2020 senza ferie, ma aspettiamo con trepidazione che il Governo si pronunci con posizioni chiare su quello che sarà consentito fare” così si è espressa oggi Ivana Jelinic, discutendo delle necessità del turismo in vista della Fase 2.

Fiavet ritiene che si possa ricominciare con le norme del distanziamento sociale che abbiamo imparato a contemplare nel nostro stile di vita quotidiano, ma la presidente ha fatto osservare che a livello pratico è complesso organizzarsi, perché fino ad oggi, ad esempio, abbiamo solamente a delle ipotesi per quanto riguarda l’accesso alle spiagge. “Immaginiamo, sarà possibile negli stabilimenti organizzati – ha affermato la presidente – ma non sarà possibile sicuramente vivere quei momenti di calca del passato”. “Stiamo aspettando ancora di capire con indicazioni precise, se il virus si trasmette in acqua e sembra che non sia possibile – ha continuato la presidente – ma senza una posizione ufficiale su questo punto, per noi la programmazione di un’offerta balneare è impensabile, e non possiamo neanche cominciare a ipotizzare quale prodotto turistico alternativo possa essere immesso sul mercato”.

Fiavet chiede per questo, da tempo, una cabina di regia tra Istituzioni e imprese per poter comprendere l’importanza di queste necessità e consentire, a quelle aziende che sono in grado di farlo, di ricominciare nell’operatività quotidiana, e allo stesso tempo permettere a coloro che rimangono chiusi perché non riescono a reimmettersi sul mercato subito, di avere un sostegno concreto.  A questo va aggiunto che le maggiori distanze tra turisti ci pongono di fronte al rischio di un turismo di élite di cui Fiavet ha grande timore.

La presidente ha mostrato il suo apprezzamento per i buoni vacanza ideati dal Governo, ma ha ribadito che il settore va sostenuto concretamente. “Noi rappresentiamo il 13% del PIL, il 15% degli occupati sono numeri enormi per l’economia di questo Paese – ha proseguito la presidente –   abbiamo bisogno di contributi a fondo perduto per le imprese che hanno necessità di riorganizzarsi, ma soprattutto abbiamo bisogno di normative studiate in partecipazione in una cabina di regia, e poi naturalmente, che venga proclamato lo stato di crisi”. 

GIA’ 302 MILA MASCHERINE PROTETTIVE SEQUESTRATE

Intercettare articoli e presidi medici privi delle caratteristiche di sicurezza: è anche questo il compito che i Carabinieri dei Nas stanno svolgendo nelle ultime ore. Data la richiesta di mercato, il ritmo èdelle indagini è anche sostenuto. Il risultato? Solo nel corso delle ultime ore, i NAS hanno sequestrato 302 mila mascherine di varie categorie, dalle semplici antipolvere a quelle chirurgiche fino ai dispositivi di protezione individuale (come FFP2/3), risultate irregolari, prive delle caratteristiche dichiarate da produttori e venditori e oggetto di importazione con modalità non consentite. Nelle citate operazioni, sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria 2 titolari di esercizi produttivi e commerciali ed ulteriori 18 sono stati sanzionati amministrativamente per complessivi 30 mila euro. I dispostivi facciali, se posti in commercio, avrebbero determinato un indebito profitto economico di 410 mila euro. Solo a Cremona, i Carabinieri del NAS, eseguendo accertamenti presso due depositi logistici di un’azienda bresciana dedita alla distribuzione di prodotti farmaceutici e sanitari, hanno individuato e sequestrato complessivamente 280.000 mascherine protettive, interamente importate dalla Repubblica Popolare Cinese, il cui valore commerciale ammonta 355 mila euro.

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