10 COSE DA SAPERE SULLA CURA DELLE SMAGLIATURE

Le smagliature hanno le ore contate. Lo affermano oltre 30 medici italiani che hanno racchiuso le proprie testimonianze all’interno dell’ebook “Come abbiamo sconfitto le smagliature”. Realizzato in collaborazione con i Center of Therapeutic Excellence Biodermogenesi®”, l’argomento riguarda in Italia oltre 26 milioni di persone e più di 200 milioni nell’ambito dell’Unione Europea. Volete sapere 10 cose sulle smagliature? La risposta agli esperti: il Professor Pier Antonio Bacci e la Dottoressa Elisabetta Fulgione.

1 L’origine delle smagliature

La smagliatura è la conseguenza di un’alterazione cutanea nella quale si uniscono tanti fattori tra i quali, sicuramente, vi è un disordine glucidico e ormonale. Come ha insegnato lo studioso statunitense Cushing le alterazioni ormonali attaccano il collagene presente nella cute di determinate zone del corpo, rendendolo instabile ed in molti casi disgregandolo. Se poi tali disordini ormonali si uniscono a momenti in cui il corpo è in fase di estensione o di allungamento, come ad esempio nel periodo dello sviluppo per ragazzi e ragazze, magari unito anche ad aumento del peso, come durante la gravidanza e l’allattamento, il rischio dell’insorgenza di strie è elevatissimo.

2 Rosso: il colore iniziale

Al momento in cui si forma, la smagliatura è caratterizzata da un colore rosso intenso che corrisponde ad un prolungato periodo di infiammazione cutanea, durante il quale il tessuto cerca di ripararsi. In questa fase i danni arrecati sono ancora limitati e la possibilità di ottenere una soluzione estetica è molto elevata con varie metodologie. Con il tempo, però, la smagliatura cambia colore e passa dal rosso intenso ad una tonalità tendente al biancastro, intensificando progressivamente la propria opacità. È cambiata, infatti, la microcircolazione della pelle e di conseguenza la possibilità di nutrire prima e rigenerare poi il tessuto cutaneo.

3 Da stria rossa a stria bianca

Quando il tessuto si presenta tendente al bianco è perché il diametro dei capillari cutanei si è ridotto progressivamente in seguito all’alterazione del collagene che non offre più un sostegno adeguato al derma. Riducendo il calibro capillare, si riduce proporzionalmente la quantità di sangue che vi scorre all’interno e, di conseguenza, il volume di ossigeno e di nutrienti apportati dalla microcircolazione cutanea. In maniera analoga, il sistema linfatico non è più in grado di riassorbire le tossine di scarto del metabolismo cellulare che stazionano nella cute.

4 Le reazioni biologiche della cute

La formazione di una smagliatura innesca una serie di reazioni biologiche la cui conseguenza è una cute povera di elementi nutrizionali e di ossigeno ma ricca di elementi di scarto che alla fine possono risultare anche tossici per il tessuto, riducendo la capacità di produzione di fisiologico nuovo collagene e fibre elastiche, fino ad alterare anche la normale rigenerazione cellulare. In altre parole, la smagliatura perde più cellule e molecole di quante ne possa produrre ed è destinata a divenire sempre più profonda, marcata ed evidente. Infatti, la smagliatura non deve essere considerata una cicatrice cutanea, ma soprattutto un processo evolutivo atrofico dermoepidermico che oggi, grazie anche alla Biodermogenesi®, è possibile ridurre e, in molti casi, invertire. Da sempre, tutte le metodiche utilizzate sono state finalizzate alla riduzione meccanica dello strato corneo superficiale e all’aumento della vascolarizzazione con un aumento di temperatura tessutale che, molto spesso, otteneva l’effetto contrario. Poche delle passate metodiche hanno ricercato anche quella rigenerazione cellulare che è stata esaltata dalla Biodermogenesi®, con maggiore produzione del collagene reticolare di tipo 3, rispetto al collagene fibroso di tipo 1 che spesso si evidenziava in passato; questo ha favorito anche una migliore microcircolazione con recupero di fibre elastiche.

5 Valutazione dei risultati

“Biodermogenesi®: la soluzione non invasiva nella terapia delle smagliature” è il titolo dello studio condotto dall’Università di Pisa. Un’indagine rigorosa, supportata da biopsie, ecografie e da una valutazione tridimensionale delle smagliature. Le biopsie hanno consolidato l’aspetto estetico del risultato, evidenziando la moltiplicazione cellulare e la produzione di nuove fibre elastiche e di collagene di tipo III, ma soprattutto hanno mostrato un recupero dei melanociti, che riattivano l’abbronzatura. L’ecografia ha invece dimostrato che la pelle striata ha perso rigidità al tatto, tornando elastica come il tessuto circostante. La valutazione del riempimento va da un minimo del 72% fino ad un massimo del 100% di riempimento. Quindi tutti i pazienti hanno avuto un netto miglioramento, con le smagliature riempite, abbronzate e pressoché uniformi al tatto con la pelle circostante. Una vera e propria rivoluzione.

6 Un trattamento indolore e non invasivo

Il trattamento non è doloroso ma è anzi assolutamente gradevole e rilassante. Non vi sono particolari limitazioni: statisticamente è possibile affermare che il 95% della popolazione adulta può sottoporsi senza alcun problema a sedute di Biodermogenesi®. In ogni caso il sistema di diagnosi prevede anche l’elenco dei casi in cui non si può eseguire la terapia ed i casi in cui si differisce di alcuni mesi, quali ad esempio gravidanza ed allattamento.

7 Nessun effetto collaterale

Nel corso del mese di marzo 2020 è stata effettuata la raccolta di dati clinici che ha coinvolto i Center of Therapeutic Excellence Biodermogenesi®, i centri di eccellenza certificati dall’azienda che hanno documentato l’efficacia del trattamento e l’assenza di effetti collaterali o complicazioni. Ciò è in linea con quanto affermato dalla Scuola di Dermatologia dell’Università di Pisa: “Per la prima volta assistiamo ad una reale ristrutturazione delle smagliature in totale assenza di effetti collaterali”, affermazione poi confermata dalla Cattedra di Chirurgia Plastica dell’Università di Pavia che ha dichiarato risultati positivi su tutti i pazienti trattati “in assoluta assenza di effetti collaterali”.

8 Nessuna limitazione, nessun mantenimento

Il paziente che si sottopone al trattamento con Biodermogenesi® non ha alcuna limitazione nei propri stili di vita: un minuto dopo la sedute potrà fare tutto quello che desidera senza alcun problema. Si raccomanda soltanto di non fare bagni o docce fredde che bloccherebbero il processo rigenerativo attivato con il trattamento, che si protrae per alcune ore. Le sedute si possono effettuare durante tutto l’anno, anche in estate ed esporsi al sole subito dopo, certamente con le normali accortezze indicate dalla Società di Dermatologia. Inoltre, il risultato ottenuto con Biodermogenesi® si è dimostrato stabile dopo oltre cinque anni dal primo trattamento. Pertanto, una volta terminate le sedute previste, non saranno necessarie ulteriori sedute di mantenimento.

9 Nessuna terapia coadiuvante

I protocolli Biodermogenesi® non prevedono terapie coadiuvanti. Tutti gli studi sono stati condotti esclusivamente con Biodermogenesi® e i risultati documentati sono frutto esclusivo di questa metodica. Solo in determinati casi, limitati a strie molto ampie e difficili da trattare, si può prevedere l’associazione con carbossiterapia, biorivitalizzazione o tecniche di medicina rigenerativa, a seconda dell’indicazione medica nel particolare paziente, anche se non ci sono ad oggi studi ufficiali pubblicati.

10 100% made in Italy

Biodermogenesi® è frutto della ricerca italiana. Il progetto è stato interamente sviluppato in Italia, l’apparecchio ed il software sono stati realizzati e sono prodotti interamente in Italia. Anche lo sviluppo della ricerca scientifica si è inizialmente articolato in Italia con la partecipazione delle Università di Pisa e di Pavia. Oggi Biodermogenesi® è una tecnologia presente in molti Paesi, con ricerche e studi scientifici attivati a Barcellona, Istanbul, Londra, Verona, Roma, Karachi e Beirut. Il progetto Biodermogenesi® è tutelato da due brevetti internazionali ed è stato selezionato dall’Agenzia per l’Innovazione della Presidenza del Consiglio tra i brevetti italiani a maggior contenuto innovativo e tecnologico.

OLIO: DALL’OLIVO DAY AI 60 ANNI DELL’EXTRA VERGINE

Il mondo dell’olio è in festa. Domani 26 novembre la terra festeggia la Giornata mondiale dell’olivo. Il 13 novembre 1960, con la Legge 1404, è nata ufficialmente la categoria dell’extra vergine. Dieci anni fa, il 16 novembre la Dieta mediterranea, di cui l’olio è uno dei pilastri, ha ottenuto il riconoscimento Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità (anche se meno della metà della popolazione la segue). Che dire? In tutta Italia c’è una musica diffusa di rastrelli e frantoi a lavoro.

ASSITOL (l’Associazione Italiana dell’industria olearia) appoggia la proposta di un Ufficio dedicato alla Dieta mediterranea presso il Ministero delle Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali.

Annata 2020

L’olio d’oliva non è però solo alimentazione. Il Consiglio Oleicolo Internazionale, l’Onu dell’olio, ha proposto di nominare l’olivo “protettore della Terra”. Simbolo di pace in molte culture, questa pianta millenaria potrebbe essere l’arma vincente per la “guerra” al cambiamento climatico. Secondo diversi studi agronomici, l’olivo rappresenta un freno all’erosione del suolo e assorbe in media 2 kg di CO2 al giorno: la coltura olivicola e la produzione di olio d’oliva sono quindi essenziali per il contenimento dei gas alteranti, che provocano il riscaldamento globale.

DIETA MEDITERRANEA IN CALO TRA I GIOVANI

Si ispira alle “Virtù teramane”, piatto tradizionale abruzzese preparato in occasione del 1 Maggio, con circa 100 ingredienti, l’evento digitale “Virtù, i 100 ingredienti della dieta sostenibile” (sulla piattaforma GoToWebinar® e in diretta streaming sulla pagina Facebook”. Si svolgerà martedì 24 novembre (ore 14,30), per educare al concetto di sostenibilità alimentare e per promuovere la dieta mediterranea in tutti i suoi aspetti Prendendo spunto dalla caratteristica nella preparazione delle “virtù teramane”, dove ogni ingrediente viene cucinato e preparato uno ad uno separatamente, innescando un andamento rotante che riprende i temi dell’economia circolare, il webinar punta sull’alimentazione sostenibile. Cosa si intende? Il consumo di cibo a bassa impronta in termini di uso di suolo e di risorse idriche impiegate, basse emissioni di carbonio ed azoto, attento alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, equo, accessibile a tutti, ricco in cibi locali, che rispetti la tradizione, la cultura e i fabbisogni nutrizionali.

La dieta mediterranea, per sua natura, è un esempio di dieta sostenibile: si basa sulla prevalenza di frutta e verdura, nonché di grassi vegetali, di cui soprattutto l’olio extravergine d’oliva, ma anche su legumi e carne bianca. Tra i suoi principi essenziali la varietà, la stagionalità e la freschezza dei prodotti e la loro territorialità. Un grande beneficio è la riduzione del rischio di incorrere in problemi cardiovascolari, di obesità e diabete. Un altro aspetto importante di questa dieta, da non sottovalutare, è anche la convivialità, un’importanza sociale che rende il pasto anche un momento di gioia e di scambio culturale. Ma un grande beneficio anche per l’ambiente: la dieta mediterranea stimola una produzione agricola attenta alla biodiversità e all’uso equilibrato delle risorse naturali. Eppure c’è un cambio di rotta: “Purtroppo l’attenzione per questa dieta – dice Andrea Sonnino, Presidente FIDAF, Federazione Italiana Dottori Agronomi e Forestali – è in calo in molte fasce della popolazione, a causa delle nuove abitudini alimentari e, soprattutto, sociali. A risentirne sono soprattutto i più giovani, più legati al pasto consumato in pochi minuti, tra una corsa e una mail. Purtroppo nel mondo c’è un grosso incremento consumistico di alimenti di origine animale, soprattutto di carne rossa, di prodotti lavorati industrialmente e di alimenti con un maggior contenuto di grassi e zuccheri. Non viene data invece il giusto posto a legumi, frutta e verdura”.

La registrazione sulla piattaforma GoToWebinar® potrà essere effettuata su
https://attendee.gotowebinar.com/register/3176435627168095243

WORLD TOILET DAY: FESTA DELL’IGIENE NEI BAGNI

Torna l’appuntamento con la Giornata internazionale dedicata alla toilette, istituita dall’ONU nel 2001 per migliorare le condizioni igienico-sanitarie dei bagni nel mondo, insieme al lavaggio adeguato e frequente delle mani. Il 19 novembre è il World Toilet Day. E per l’occasione l’Initial Italia ha commissionato a BVA-Doxa una indagine da cui emerge una significativa crescita di attenzione per l’igiene e la pulizia degli ambienti a seguito della pandemia di COVID-19. Secondo 3 italiani su 4, prima dell’arrivo del coronavirus le aziende non prestavano molta attenzione all’igiene dei sanitari del bagno, e il 37% ha affermato che apprezzerebbe l’organizzazione di training sulle buone pratiche di igiene da parte del datore di lavoro.

 In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, il richiamo all’attenzione verso questi temi deve risuonare ancora più forte e sottolineare l’importanza di igiene e pulizia dei bagni nei luoghi comuni, come gli uffici e i luoghi di lavoro in generale.

“È in questi ambienti che le buone pratiche di una corretta igiene vengono spesso meno, proprio a causa della mancanza di una pulizia costante e periodica delle toilette e della scarsa igiene dei sanitari” – spiega Luca Peretti, Quality, Safety, Health & Environment Manager di Rentokil Initial Italia. “Paradossalmente, più i bagni e i sanitari sono sporchi, più le persone adottano comportamenti di igiene errati, eliminando passaggi fondamentali come il lavaggio delle mani dopo aver utilizzato i servizi igienici”.

Initial, azienda leader mondiale in servizi per l’igiene e profumazioni per ambiente, ha voluto indagare su questa tematica, realizzando insieme a BVA-Doxa una ricerca per analizzare il cambiamento delle abitudini dei lavoratori e il loro rapporto con i servizi igienici nei luoghi di lavoro a seguito della pandemia di COVID-19. Quest’anno, nonostante il lungo periodo di smart-working per molti lavoratori, l’emergenza sanitaria ha portato un fortissimo aumento del livello di attenzione per la cura dell’igiene e, per alcuni aspetti, ha instillato un maggiore senso di responsabilità nelle persone.

UN SOFTWARE OPEN SOURCE PER PREVEDERE LE EPIDEMIE

Batte bandiera italiana il software ideato dall’Istituto per le applicazioni del calcolo del Cnr nato con un obiettivo: realizzare previsioni epidemiologiche quantitativamente affidabili in contesti medio piccoli quali comuni e ospedali, consentendo di valutare l’efficacia di eventuali misure di contenimento. In corso la sperimentazione nel Comune di Firenze.

La capacità previsionale dei modelli matematici applicati alle curve epidemiologiche e l’opportunità, per i decisori politici, di farsi guidare dai risultati delle previsioni ottenute sulla base di tali modelli per attuare misure più o meno restrittive per la popolazione, sono temi di acceso dibattito. I principali modelli matematici, infatti, sebbene siano in grado di realizzare previsioni ragionevoli da un punto di vista qualitativo, sono quasi sempre poco precisi dal punto di vista quantitativo. Per ottenere una maggior precisione, il gruppo di ricerca Cranic presso l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Cnr (Iac-Cnr) di Roma, guidato da Massimo Bernaschi, ha realizzato un simulatore di contagio adattabile a contesti di dimensioni circoscritte, ad esempio parchi, strutture ospedaliere, scuole e comuni medio-piccoli, utilizzabile per studiare l’impatto di possibili misure di contenimento o per comprendere, anche retrospettivamente, perché si sono verificate determinate situazioni, così da prevenirne, se possibile, il ripetersi.
Il principale motivo della bassa precisione delle predizioni di alcuni modelli matematici, infatti, non va cercato tanto nella bontà del modello, quanto piuttosto nella scarsa precisione dei dati di partenza.  “Al contrario, se si considera una scala più limitata, come ad esempio una singola città, le variabili in gioco diminuiscono e le fonti di dati diventano più accessibili, velocemente disponibili, controllate e aggiornate, aumentando così la precisione”, spiega Stefano Guarino, uno dei ricercatori del gruppo. “Il simulatore che abbiamo elaborato si basa su un modello per la generazione di ‘reti’, le quali descrivono, su base probabilistica, le relazioni sociali e le interazioni tra gli individui di una popolazione di medie dimensioni, ovvero fino a qualche centinaio di migliaia di persone. Un possibile utilizzo del software, potrebbe essere, ad esempio, la simulazione della diffusione del virus all’interno di un parco pubblico in una data giornata: il simulatore è in grado di generare la probabile platea di fruitori del parco in funzione della fascia d’età e della distanza di residenza dal parco medesimo, valutando la probabilità di interazione fra gli individui e quindi di trasmissione del contagio. Quest’ultima, infatti, dipenderà da se e quanto i due soggetti si conoscono, dalla densità di visitatori presenti in quel momento nel parco e da un coefficiente di pericolosità specifico del contesto nel quale avviene l’incontro: in quest’ottica”, conclude Guarino, “una panchina può essere considerata più ‘pericolosa’ di un’area per praticare sport”.
“Generando e confrontando molteplici scenari ottenuti al variare del numero di contagiati che entrano nel parco, della densità di persone, o dell’imposizione di misure di protezione individuale e/o di distanziamento sociale”, precisa Massimo Bernaschi, coordinatore del gruppo di ricerca, “il simulatore è in grado di fornire informazioni utili a comprendere in che modo questi parametri possono influenzare la diffusione del virus, anche effettuando proiezioni specifiche per  gruppi secondo le fasce di età, consentendo così di  verificare le conseguenze, in termini di diffusione del contagio, dell’apertura o chiusura di uno o più parchi. Il software, quindi”, precisa Bernaschi, “potrebbe essere impiegato per generare scenari utili per decidere se e come tenere aperta una struttura piuttosto che un’altra, fra, ad esempio, teatri, cinema o centri commerciali”.
Lo studio pilota attualmente in corso si svolge nel Comune di Firenze, che ha messo a disposizione  dati molto dettagliati su parchi, aree di verde pubblico e luoghi di aggregazione – aree giochi per bambini, aree per praticare lo sport, panchine, luoghi di ristoro, ecc. – in grado di definire con grande precisione i contesti sociali. L’obiettivo ultimo del simulatore creato dal Iac-Cnr, infatti, è fornire uno strumento estremamente flessibile per simulare scenari concreti, testare ipotesi e, in caso di epidemie quali quella del Covid-19, guidare decisioni delicate da parte dei decisori politici e delle varie autorità territoriali, consentendo un riscontro concreto sull’effetto di una politica di lockdown o sulle condizioni che rendono rilevante l’apertura o chiusura di un singolo luogo di aggregazione. “Il software sviluppato”, concludono i ricercatori, “attualmente in fase avanzata di sperimentazione, verrà reso disponibile gratuitamente e in forma open-source in modo da poter essere non solo utilizzato, ma anche attentamente controllato e, se possibile, esteso e migliorato da altri sviluppatori e ricercatori: per aggiornamenti sullo stato di sviluppo del progetto, sulle pubblicazioni scientifiche che verranno realizzate su questo tema per e il rilascio del codice si può far riferimento a www.cranic.it/cares.html”.

CARLOTTA SARACCO: 3 PODI SU 4 GARE

3 podi su 4 gare. E’ il bottino di Carlotta Saracco, la 21enne del team Atomic lanciata all’attacco con numeri da vera fuoriclasse. L’atleta piemontese, infatti, si è aggiudicata tre podi (2a e 3a in GS e vittoria in SL) su quattro gare la scorsa settimana nelle FIS a Solda (BZ), un inizio di stagione molto promettente e con un grande sogno: tornare in Squadra Nazionale. Conosciamo un po’ più da vicino il giovane talento del Team Redster? Ecco l’intervista…

Quando hai messo per la prima volta gli sci ai piedi? “Ho iniziato a sciare all’età di 2 anni e mezzo”.

Cosa ti ha fatto capire che avresti potuto praticare questa disciplina sportiva ad alti livelli? “È arrivato tutto in modo molto naturale, nella categoria allievi la vittoria nella Longines Future ski Champions a Val d’Isere e nella categoria Giovani la convocazione agli Youth Olympic Games di Lillehammer mi hanno fatto vivere per la prima volta il ‘mondo dei grandi’ da vicino”.

Come hai vissuto l’ingresso in Nazionale e l’esclusione poi dal giro azzurro insieme ad altre tue compagne? “L’ingresso a 16 anni nella Squadra Nazionale è stata una bella soddisfazione, poi il secondo infortunio sicuramente non mi ha aiutato, ma l’esclusione dal giro azzurro lo sto vivendo come uno stimolo a dimostrare il meglio di me”.

Come ti stai preparando per questa stagione? “La preparazione a livello atletico è stata molto intensa, durante il lockdown ho preso qualche giorno per staccare, ma ad aprile avevo già ripreso ad allenarmi. Sugli sci essendo fuori Squadra ho potuto allenarmi solo da inizio luglio perché a giugno i ghiacciai erano riservati solo alle Nazionali. È stato uno ‘step by step’, sono ritornata alle basi tecniche seguita da mio papà e per alcuni periodi dal Centro Sportivo Esercito, a cui sono molto grata perché anche in questo periodo difficile crede in noi e ci dà la possibilità di continuare a sciare”.

Quanto conta il genio e quanto l’attrezzatura? “Contano molto entrambi, avere dei buoni sci sotto ai piedi ti dà la tranquillità e la sicurezza di esprimerti al meglio”.

Il tuo set-up Atomic preferito? “Da quando ho iniziato a sciare ho sempre avuto Atomic, è stato amore a prima vista. Prediligo lo SL ed il GS, ma posso dire che lo sci da SL quest’anno mi piace tantissimo”.

Quali sono gli appuntamenti più importanti in agenda? “Sicuramente il mio obiettivo adesso è la Coppa Europa, guadagnarmi un posto nel circuito continentale e mettermi in mostra è quello a cui punto”.

Hai chiuso da poco una settimana molto impegnativa, ci puoi raccontare come sono andate queste due ultime gare? “L’inizio di stagione è stato positivo, nonostante il periodo difficile abbiamo portato a casa quattro gare con condizioni ottime, su piste tecniche. Su quattro gare torno a casa con tre podi, un 2° ed un 3° posto in GS, e una vittoria in SL”.

I prossimi obiettivi? “Il mio obiettivo principale è quello di dimostrare il meglio di me, continuare a crescere e migliorarmi, ‘step by step’ con le prossime gare, trovare comunque sempre più continuità e alzare la performance”.

AI MUSEI CAPITOLINI SBARCA IL LOCKDOWN ITALIA VISTO DALLA STAMPA ESTERA

Tributo all’Italia ai tempi della pandemia. Come? Il Belpaese chiuso e racchiuso in 70 scatti fotografici è di scena da domani 8 ottobre (fino al 1 novembre) nella mostra “Lockdown Italia visto dallaStampa Estera, ai Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Sale terrene.

Grazie agli scatti dei 30 fotografi in mostra, provenienti da dieci paesi diversi – compresi alcuni corrispondenti italiani delle tre principali agenzie rappresentate nella Stampa Estera, Reuters, AP e AFP – il visitatore può tornare al periodo compreso tra marzo e giugno per rivivere gli istanti fondamentali che hanno accompagnato il lockdown: dalle prime drammatiche chiusure, al crescente stato di sofferenza del paese; dalla resistenza composta dell’intera comunità, alla lenta ripresa delle attività. Un viaggio fotografico dedito alla documentazione storica e che, al contempo, vuole rendere omaggio al coraggio e alla resilienza dimostrata dagli Italiani nei giorni più difficili della pandemia, nonché ai professionisti del mondo dell’informazione che sono andati in prima linea per documentarla, anche a proprio rischio e pericolo.

L’accesso alla Mostra è consentito ai detentori del biglietto di ingresso ai Musei Capitolini e  ai possessori della MIC card, secondo la corrente tariffazione.

Tra strade vuote e mascherine, la mostra si chiude con una sezione dedicata al lavoro dei reporter in tempo di pandemia. Un collage di foto che mostra come i corrispondenti della stampa si siano dovuti adattare alle nuove condizioni di lavoro imposte dal lockdown attraverso dirette casalinghe, reportage con mascherina in città deserte, conferenze stampa e interviste online.

TRADIMENTO: FIGLI A SCUOLA E MAMME CON L’AMANTE

Quasi 4 mamme su 10 stanno usando il tempo in cui i figli sono dietro ai banchi di scuola per trascorre del quality time in compagnia del loro amante, virtuale e non! Lo dice un survey di Gleeden, la piattaforma leader in Europa per le relazioni extraconiugali con oltre 7 milione di utenti attivi. Se durante la quarantena, visite ai parenti, commissioni e sport erano le uniche scuse plausibili per ritagliarsi qualche momento con l’amante, con i figli fuori dai piedi (e molti mariti/compagni tornati in ufficio), per molte mamme casalinghe (33%) il back to school si sta traducendo in back to lover. Ma anche le mamme lavoratrici (67%) non sembrano essere da meno, soprattutto quelle in smart working (52%), le più avvantaggiate ad approfittare del lavoro da remoto per dedicare qualche momento hot al proprio flirt di Gleeden.

Il 42% ne sta approfittando per incontrare fisicamente il proprio amante, mentre il 58% continua a coltivare la sua relazione extraconiugale online, senza pero il rischio di essere continuamente interrotta. Nella settimana dal 31 agosto al 6 settembre, data in cui molti italiani sono rientrati ufficialmente al lavoro, Gleeden ha visto un’impennata del +472 nel numero di iscritti e del +514% nel traffico giornaliero; il picco massimo è stato però raggiunto nelle due settimane successive (in particolare il 16 e il 24 settembre) con oltre +350% di utenti online rispetto alla media giornaliera – già altissima – del mese.

GUNA E IL TEATRO ALLA SCALA INSIEME PER IL “BENESSERE IN SCENA”

Il benessere dell’individuo passa anche per la responsabilità sociale d’impresa e l’arte che, quando s’incontrano, generano armonia. E capita che all’8° edizione del Salone della CSR e dell’innovazione sociale (29-30 settembre – Milano) organizzato presso l’Università Bocconi, venga presentato da GUNA e il Teatro alla Scala il progetto “Benessere in scena”.Il progetto, giunto alla sua 3° edizione, si sviluppa attraverso un ciclo di “talk”, che si svolgono in Teatro prima dei balletti più importanti e aperti a un pubblico selezionato e in target, in cui medici specializzati, esperti di salute e benessere, artisti del Teatro alla Scala e giornalisti condividono le proprie testimonianze sul tema della fruizione dell’arte ripercorrendo le principali esperienze e ricerche secondo cui un’opera d’arte, una melodia, un balletto, uno spettacolo teatrale, un quadro e ogni altra forma d’arte possono influenzare l’equilibrio psico-fisico di un individuo. Queste tesi sono state confermate anche dal Rapporto n°67 dell’OMS (dal titolo What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review, 2019) che ha esaminato oltre 3000 studi dal 2000 al 2019 e ha trovato prove di un’ampia varietà di approcci disciplinari e metodologie che dimostrano il potenziale valore delle arti nel prevenire l’insorgenza di patologie mentali, malattie non trasmissibili e di disturbi neurologici e il declino fisico legato all’età, nel sostenere il trattamento o la gestione di malattie neurologiche, e infine nell’assistere e accompagnare le cure per il fine vita.

OLIO DI PALMA NEI BIOCARBURANTI: STOP PRIMA DEL 2030 DAL 58% DEGLI ITALIANI

I risultati del sondaggio europeo condotto da YouGov per conto di Transport & Environment rivelano come gran parte dei cittadini voglia interromperne l’utilizzo in anticipo rispetto alla data concordata dall’Ue e dire basta anche all’impiego dell’olio di soia. In evidenza anche un altro dato: il 90% degli italiani intervistati non è informato sull’uso di olio di palma e di soia nella produzione di diesel, che ha un caro prezzo sia per l’ambiente che per le tasche dei cittadini. E Legambiente, dati alla mano, mette mano alla penna per scrivere  a senatori e deputati: “Valutino emendamenti alla Legge di delegazione europea 2019 in corso di approvazione, anticipando lo stop ai sussidi all’olio di palma al più tardi al 2023”. 

La maggioranza degli italiani – in linea con il resto dei cittadini europei – non vuole bruciare olio di palma e di soia nei motori delle proprie vetture e degli aerei. E chiede di fermare l’utilizzo dell’olio di palma nella produzione di biocarburanti in anticipo rispetto al 2030, data di interruzione concordata dall’Ue. A rivelarlo sono i risultati del sondaggio europeo condotto da YouGov per conto di Transport & Environment e pubblicato oggi. 

Bruciare olio di palma è dannoso per uomo e ambiente, più del petrolio. Questo perché la crescita delle piantagioni, specie in Indonesia, ma anche in Africa e Sud America, avviene a discapito delle grandi foreste tropicali e delle torbiere, patrimonio unico di biodiversità – basti pensare agli animali che le popolano, dall’orango alla tigre al rinoceronte –, ma anche sulla pelle delle popolazioni indigene, cacciate e sfruttate insieme ai contadini poveri e alle loro famiglie, spesso pagati meno di un dollaro al giorno. Ma a farne le spese è il mondo intero, come dimostra il rapporto “Globion” pubblicato della Commissione europea, secondo cui le emissioni di CO2 dirette e indirette (incendi e prosciugamento delle torbiere) prodotte dalla combustione di un litro di olio di palma sono mediamente triple rispetto a quelle prodotte da un litro di gasolio fossile.

La situazione italiana. Secondo gli ultimi dati disponibili (GSE, relativi al 2018), il Belpaese utilizza almeno 1,23 milioni di tonnellate di olio di palma o derivati (complessivamente il 70% del quantitativo importato a livello nazionale) per produrre biodiesel (584 mila t) o elettricità. La rimanente quota, invece, è destinata ai cibi preparati (soprattutto dolci), detersivi e cosmetici. Al contempo, si teme che il consumo di olio di soia per utilizzi energetici possa crescere rapidamente anche in Italia, in linea con le tendenze già osservate nel resto d’Europa.

Tornando all’olio di palma, a oggi l’Italia ne risulta il terzo Paese importatore nell’Unione europea. A rimetterci, però, sono le tasche dei cittadini: nel 2018, infatti, per aggiungere olio di palma a diesel ed elettricità, gli italiani hanno pagato 900 milioni di euro in più tra pieni di carburante e bollette. E quel che è forse più grave, senza risultarne adeguatamente informati, come emerge dal sondaggio appena pubblicato. Ritrovandosi a pagare di più, paradossalmente, per inquinare.

ALIMENTAZIONE CONTRO IL TUMORE AL SENO. DIETA IPOCALORICA COME “FARMACO”

I ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno messo a punto una dieta, ipocalorica, contro il cancro al seno. È composta da ortaggi della tradizionale alimentazione mediterranea e frutta secca, in un mix calibrato di vitamine, minerali e grassi “buoni”, senza l’aggiunta di integratori. La combinazione tra dieta ipoglicemizzante e il farmaco antidiabetico metformina fonda i presupposti su dati sperimentali che emergono dai laboratori di ricerca di IFOM e di IEO, dimostrando i meccanismi molecolari alla base della glucosio-dipendenza dei tumori e l’efficacia dell’abbinamento della metformina a una restrizione calorica.

Il 15-20% dei tumori del seno è di tipo triplo-negativo. Si tratta del più aggressivo tra le forme di cancro della mammella, con un maggiore tasso di recidiva entro i primi cinque anni dalla diagnosi e con terapie ancora poco soddisfacenti nel contesto della malattia metastatica. Il tumore mammario triplo-negativo deve il suo nome al fatto che non esprime né recettori ormonali né l’oncoproteina HER2, che sono in grado di guidare trattamenti antitumorali mirati.

Che fare? Come organizzare i pasti? La dieta sperimentale è costituita da cibi freschi della nostra alimentazione mediterranea a basso contenuto di carboidrati e di proteine, con un apporto calorico pari a circa 1800 Kcal suddivise in cinque giorni. Viene ripetuta ogni 21 giorni per otto cicli, in parallelo alla chemioterapia. Gli alimenti che costituiscono la dieta consistono essenzialmente in verdure – prevalentemente insalata, zucchine e verdure a foglia verde – olio di oliva e frutta secca perché è ricca di grassi “buoni”. Non ci sono invece carote, zucca o patate a causa del maggiore contenuto in carboidrati. No anche alle proteine di ogni genere cioè carne, pesce, formaggi e legumi.

Tale regime dietetico risulta in grado di produrre profonde modificazioni del metabolismo di zuccheri, aminoacidi e acidi grassi, colpendo in tal modo il metabolismo della cellula tumorale” – continua Vernieri, che ha anche ricevuto un finanziamento specifico da Fondazione AIRC per studiare l’impatto del metabolismo degli aminoacidi nell’efficacia della dieta sperimentale presso IFOM. – “A differenza di quello che si può pensare, è un regime alimentare ben sopportato, come abbiamo visto anche coi precedenti studi, tanto da permettere di svolgere le abituali attività lavorative, ovviamente se non sono troppo dispendiose dal punto di vista fisico. Inoltre, abbiamo creato una rete stretta coi pazienti dai quali riceviamo tutte le sere via mail oppure sms un resoconto della giornata e siamo disponibili in qualunque momento, compreso il weekend, per risolvere ogni dubbio o problemi di salute. Questo tipo di supporto aumenta la compliance e riduce al minimo il rischio di effetti collaterali”.

MALATTIE DERMATOLOGICHE: 9 PAZIENTI SU 10 VOGLIONO ESSERE INFORMATI

Gli italiani vogliono ricevere più informazioni. Capire di più soprattutto sulle oltre 3mila malattie dermatologiche. Così è nato “Lapellesicura”, un portale web lapellesicura.it (con una Community creata per favorire lo scambio di opinioni e consigli tra gli utenti) e presto saranno avviate campagne nazionali richieste a gran voce da 9 pazienti su 10. È quanto sostiene un recente sondaggio svolto online su oltre 2.000 pazienti e caregiver. “Nel portale è possibile trovare tante notizie utili e certificate sulle patologie dermatologiche – spiega Giusi Pintori, paziente e Project Manager del progetto – ed è possibile l’interazione fra clinici e pazienti attraverso una apposita Community creata per favorire lo scambio di opinioni e consigli tra gli utenti. Non esisteva fino ad oggi nel nostro Paese un contenitore che potesse riunire i pazienti e i loro familiari per condividere ed affrontare i problemi comuni: la qualità di vita, le difficoltà quotidiane, l’accesso alle terapie, il rapporto coi dermatologi. Siamo aperti e inclusivi per dare maggiore forza a quanto fino ad oggi è stato realizzato dalle singole associazioni con tanta capacità e impegno per dare ancora più voce e consapevolezza su questi temi, anche grazie ad un Comitato Scientifico composto tra i massimi esperti”. “Le malattie della pelle sono molto frequenti e colpiscono indiscriminatamente uomini e donne a qualsiasi età, sono in costante aumento e si calcola che il 25% degli italiani ha infatti avuto almeno una volta nella vita una malattia della pelle. Pertanto, è necessario aumentare il livello di consapevolezza su malattie così diffuse, che molto spesso hanno un notevole impatto sulla qualità di vita del paziente e sui costi del sistema sanitario nazionale”, afferma la prof.ssa Ketty Peris, Presidentessa Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) e membro del Comitato Scientifico de LaPelleSiCura!. “La diagnosi precoce rimane la prima e più importante arma a nostra disposizione – prosegue il prof. Franco Rongioletti, Direttore della Clinica Dermatologica Università degli Studi di Cagliari e membro del Comitato Scientifico del progetto -. Questo vale soprattutto per i tumori della pelle che risultano in forte aumento in Italia così come quasi tutti i Paesi Occidentali. Esistono campanelli d’allarme che non possono essere sottovalutati come la tendenza a scottarsi piuttosto che abbronzarsi, le trasformazioni improvvise dei nei della pelle oppure la comparsa di macchie rosa o rossa sulle zone del corpo più esposte al sole. Tutti sintomi che devono essere segnalati quanto prima ad un medico specialista che potrà così garantire un intervento terapeutico tempestivo. Siamo perciò convinti circa della necessità di informare a 360 gradi tutta la popolazione”.

ATROFIA MUSCOLARE SPINALE: SCOPERTO NUOVO PUNTO DEBOLE

Uno studio europeo coordinato dall’Istituto di biofisica del Cnr di Trento, con la partecipazione delle Università di Trento, Edimburgo e Utrecht, l’Istituto Sloveno di Chimica e Immagina Biotechnology, ha individuato un meccanismo che “blocca” il normale processo di formazione delle proteine in individui affetti dall’atrofia muscolare spinale (SMA). Il risultato, pubblicato su Nature Cell Biology, rappresenta un punto di svolta nello sviluppo di terapie di nuova generazione. Occorre sapere che la SMA è una malattia genetica devastante che colpisce un neonato ogni 6.000-10.000 nati, ad oggi la principale causa di mortalità infantile associata ad una malattia genetica. La SMA è causata dalla perdita o dalla mutazione del gene Smn1, che riduce i livelli di una proteina nota come Survival Motor Neuron (SMN) e provoca, fin dai primi mesi di vita, difetti nei motoneuroni e debolezza muscolare.

La ricerca, pubblicata su Nature Cell Biology, evidenzia il ruolo cruciale della proteina SMN nel regolare l’attività dei ribosomi, le “macchine molecolari” che producono proteine traducendo il messaggio codificato nell’RNA e proveniente dai geni, in un processo noto appunto come traduzione.

“Precedenti studi condotti dal nostro team avevano già dimostrato il coinvolgimento di questa proteina nella traduzione e l’impatto della sua perdita nella fase iniziale della malattia”, spiega Gabriella Viero (Cnr-Ibf), coordinatrice dello studio e co-autrice del lavoro. “Ora abbiamo scoperto come la mancanza di tale proteina “blocchi” il normale processo di formazione delle proteine, indispensabile per un corretto sviluppo dell’organismo. Aver individuato una precisa connessione tra la proteina SMN e l’attività dei ribosomi getta nuova luce sul meccanismo molecolare che caratterizza questa malattia, aprendo la strada alla progettazione di nuove terapie mirate”.

COME SI FA UN ESPRESSO PERFETTO?

Sapete quanti grammi di caffè sono necessari per un “Espresso Perfetto”? Sette, come i nani e i vizi capitali. Sono ben 67 i gradi a cui va servito e 25 i millilitri che deve contenere la tazzina… Parola di Caffè Trucillo che ha a cuore l’espresso di qualità, al punto che ha creato la Espresso Perfetto Collection, una collezione di tazzine dedicata all’arte di servire il caffè. In realtà le decorazioni sono proprio le infografiche dei parametri tecnici dove vengono mostrati tutti i passi necessari per avere un espresso doc.

Il principale obiettivo di Caffè Trucillo e l’Espresso Perfetto: una tazzina di 25ml di caffè ornato da una crema consistente e finissima, di color nocciola tendente al testa di moro. Dall’aroma intenso con note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. Corposo e vellutato. Dove acidità e amaro sono bilanciati. Volete provare? Cominciate a ordinare le tazzine online.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora